
GLI ALESSANDRINI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!
COLLAUDI TRUFFA
Atto Camera. Interrogazione a risposta in Commissione 5-00893
presentata da AURELIO SALVATORE MISITI mercoledì 28 gennaio 2009, seduta n.122
MISITI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Per sapere - premesso che:
l'autotrasportatore Carlo Massone residente a Castelletto d'Orbia (Alessandria) è stato coinvolto in una gravissima vicenda che ha compromesso la sua stabilità economica e quella dell'omonima azienda di trasporti;
tale vicenda ha avuto inizio con l'acquisto di 6 automezzi con gru effettuati in epoche diverse (dal 1983 al 1996), tutti apparentemente pronti per essere utilizzati su strada ma poi risultati con documentazione irregolare a seguito di verifiche disposte dallo stesso Massone;
il caso più famoso e più documentato, già oggetto dell'interrogazione 4-05578 dell'8 novembre 2007 alla Camera dei Deputati e della 4-01468 del 7 marzo 2007 al Senato, è quello che riguarda un veicolo Fiat 170/35B. Tale mezzo all'acquisto risultava regolarmente collaudato in tutte le sue parti, completo di attestazioni rilasciate dalla Motorizzazione e dall'Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro). Successivamente, dopo la richiesta dello stesso signor Massone per la verifica della veridicità della documentazione, si ebbe esito negativo da parte della Motorizzazione e della Asl di Alessandria. Il mezzo presentò una serie di anomalie tecniche e strumentali tali da renderlo inutilizzabile;
nel procedimento penale riguardante i fatti esposti e nei confronti dello stesso sig. Massone, egli veniva accusato di aver dolosamente manomesso e modificato le caratteristiche tecniche del mezzo;
tale procedimento si è concluso con una sentenza dell'8 giugno 1999 del Tribunale di Alessandria dove la concessionaria Plura, venditrice del veicolo, è stata condannata ad un risarcimento danni pari a circa 100 milioni del vecchio conio;
in molti altri casi, comunque, dopo l'acquisto presso concessionarie e rivenditori, gli autocarri con gru e piattaforma aerea sono risultati tutti con documenti di revisione e collaudo falsi rilasciate dalle Motorizzazioni civili e dall'Ispesel;
al di là delle ripercussioni della vicenda in ambito giudiziario, da questa esperienza risulta l'esistenza di gravi irregolarità nelle operazioni di collaudo. Questo è solo il caso più eclatante, ad onta delle forti perdite economiche subite dopo queste tristi esperienze che hanno addirittura portato il signor Massone a minacciare il suicidio su diversi organi di stampa;
è chiaro che se le esperienze del signor Massone si verificassero in tutto il territorio italiano ci troveremmo di fronte ad un problema grave che non metterebbe in discussione soltanto la stabilità economica delle aziende operanti nel settore dei trasporti, ma anche la sicurezza di tutti i mezzi che circolano sulle strade italiane, con le conseguenze che ne deriverebbero -:
se il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti non ritenga opportuno effettuare delle efficaci indagini presso gli Uffici provinciali del Dipartimento dei Trasporti terrestri al fine di verificare lo svolgimento a norma di legge delle trasformazioni dei veicoli e dei relativi collaudi e la veridicità di conformità delle carte di circolazione rilasciate, per salvaguardare la sicurezza stradale ed evitare che si ripetano esperienze come quella del signor Massone. (5-00893)
Gruppo Consiliare Alleanza Nazionale
Torino, 10 marzo 2008
Al Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte
Avv. Davide Gariglio
Sede
INTERROGAZIONE
a risposta orale in Aula, ai sensi dell’articolo 18, comma 4, dello Statuto e dell’articolo 89 del Regolamento interno.
Oggetto: Situazione Ditta Autotrasporti Massone.
Premesso che
· Carlo Massone, 56 anni, autotrasportatore di frazione Crebini, a Castelletto d'Orba dopo oltre 20 anni di processi, ricorsi, interpellanze, proteste eclatanti (nel luglio del 1998 si incatenò davanti al tribunale di Alessandria) si ritrova oggi privato dei mezzi di lavoro posti sotto sequestro senza apparente motivo dall’ autorità giudiziaria.
Considerato che
· La vicenda iniziò nel 1983 quando Massone acquistò un camion con gru, cestello e piattaforma aerea per un valore di 200 milioni di lire. All'apparenza i mezzi erano in regola perché forniti di documentazione delle varie Motorizzazioni competenti.
Constatato che
· Massone denunciò la concessionaria di Ovada che gli aveva venduto il camion, quindi comprò altri mezzi, con il medesimo scandaloso risultato Il lunghissimo iter giudiziario si è concluso nel ‘99 con un'archiviazione e un risarcimento di appena 100 milioni di lire molto poco in confronto al mezzo miliardo di vecchie lire che il Massone ha dovuto spendere per pagare i mezzi e le spese giudiziarie, senza contare gli introiti mancati per il lavoro non svolto,
I sottoscritti Consiglieri Interrogano Il Presidente della Giunta Regionale e gli Assessori competenti per conoscere:
- Quali provvedimenti è in potere la Regione Piemonte di attuare per risolvere questa disastrosa situazione;
- Come intende agire la Regione Piemonte per perseguire tale obbiettivo.
Marco Botta (PRIMO FIRMATARIO)
William Casoni
Roberto Boniperti
Agostino Ghiglia
Gian Luca Vignale
http://www.consiglioregionale.piemonte.it/interint/jsp/AttoSelezionato.jsp?ATTO=82147
http://www.consiglioregionale.piemonte.it/interint/servlet/documentExtractor
Allegato B
Seduta n. 238 dell'8/11/2007 : TRASPORTI
FIANO. - Al Ministro dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
nel 1989 l'autotrasportatore Carlo Massone residente in Frazione Crebini 37 - Castelletto d'Orba (Alessandria) acquistò un camion usato tipo Fiat 170/35 B targato AL 359341, ribaltabile su tre lati con gru e piattaforma aerea a due posti, pagandolo oltre 100 milioni;
come da attestazione rilasciata dal concessionario Iveco Plura spa di Ovada (Alessandria), il mezzo in questione risultava regolarmente collaudato in tutte le sue parti, completo di attestazioni rilasciate dalla motorizzazione e dall'Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) e pertanto pronto per essere utilizzato su strada;
il signor Carlo Massone, prima di utilizzare il mezzo in questione, richiese ed ottenne dalla motorizzazione e dalla USL di Alessandria una verifica preventiva straordinaria che, in seguito, diede esito negativo, e cioè si rivelò che il mezzo presentava una serie di anomalie tecniche e strumentali tali da renderlo inutilizzabile, in totale contrasto con le norme di prevenzione e di sicurezza sul lavoro;
a seguito di ciò, il signor Carlo Massone non solo fu costretto a rinunciare al camion appena acquistato, ma venne altresì indagato - gli fu attribuita la responsabilità di averlo manomesso e modificato - e successivamente assolto, avendo dimostrato di non aver mai impiegato il mezzo per alcun lavoro e di non averlo mai ritirato dalla concessionaria se non il giorno prefissato per la revisione straordinaria;
dai documenti in possesso del signor Massone risulterebbe che la data di emissione della fattura quietanzata rilasciata dalla ditta Iveco Plura S.p.A. - 7 settembre 1989 - è in netta e curiosa contraddizione con quella citata nella notifica rilasciata (a richiesta del signor Massone, proprietario del mezzo) dal Compartimento della Polizia stradale, sezione di Alessandria, secondo cui «Visti gli atti d'ufficio si dichiara che la carta di circolazione relativa all'autocarro targato AL 359341 è gravata dal decreto di sequestro n. 616/88/A emesso dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Bergamo il 14 marzo 1988 e che in ordine alla stessa sono in corso ricerche da parte di questo ufficio al fine di rintracciarla e sequestrarla» (Alessandria, 3 maggio 1990, n. 326, rep. 240 PG);
successivamente, il medesimo Compartimento della Polizia stradale, sezione di Alessandria, rispondeva alla Procura della Repubblica presso la Pretura circondariale di Alessandria - in ordine alla denuncia sporta dal signor Massone - «Fa seguito alla denuncia sporta da Massone Carlo, in atti generalizzato, trasmessa con nota prot. n. del 4 maggio 1990 in ordine alla quale si sciolgono parte delle riserve espresse. Si comunica che negli elenchi forniti dalla motorizzazione civile e dei trasporti in concessione di Cuneo, relativi ai collaudi effettuati negli anni 1989-1990 presso la ditta Delia, non c'è traccia di quello afferente al certificato di approvazione rilasciato per l'autocarro targato AL 359341» (Alessandria, 16 giugno 1990, n. 600, rep. 240 PG);
quanto sopra esposto ha prodotto ripercussioni gravissime alle economie della ditta del signor Carlo Massone, al punto da indurlo - pur di non rimanere senza lavoro e con un mezzo sequestrato ed improduttivo - ad acquistarne altri, con il medesimo triste e scandaloso risultato;
ad oggi il signor Carlo Massone, pur avendo interpellato parlamentari e Ministri ed aver interessato anche la Procura della Repubblica di Genova poiché nessuna risposta o indennizzo sono pervenuti dalle autorità di Alessandria e comunque da tutte quelle interessate nella vicenda, è ancora in attesa che si faccia chiarezza e che la sua pratica approdi a giusta conclusione;
da più di dieci anni lo stesso Carlo Massone sta combattendo una battaglia di sensibilizzazione volta a far emergere la verità sul suo personale caso e su fatti di analoga gravità che metterebbero in discussione l'intero apparato preposto alla certificazione di idoneità ad operare dei mezzi industriali coinvolgendo ingegneri e pubblici ufficiali funzionari dello Stato;
il 9 marzo 1999, nella XIII Legislatura, il senatore Bornacin presentò in merito una specifica interpellanza parlamentare, la 2-00767, cui però non fu data risposta, e in data 7 marzo 2007 il senatore Martinat ha ripresentato l'interrogazione n. 4-01468 -:
se non si reputi opportuno e doveroso attivarsi con estrema urgenza per fare chiarezza su di una vicenda così delicata e di sconcertante gravità, sollecitando il riesame della pratica e verificando, secondo quanto denunciato, la regolarità delle attestazioni rilasciate dalle autorità competenti in ordine ai collaudi di omologazione dei veicoli industriali al fine di definire responsabilità ed eventuali comportamenti omissivi da parte di pubblici funzionari;
che cosa intenda fare il Governo per garantire che, in materia di collaudi ed omologazioni di veicoli industriali, venga rispettato scrupolosamente il dettato legislativo e si eviti pertanto che pubblici funzionari rilascino certificati di omologazione e di collaudo su veicoli industriali sulla base di documenti di conformità rilasciati dagli allestitori senza effettuare verifiche tecniche rigorose sui mezzi, come prevede la normativa vigente;
se non si reputi di altrettanto sconcertante gravità che veicoli industriali certificati e collaudati al momento dell'acquisto risultino poi, ancor prima di essere utilizzati (come in questo caso e grazie soprattutto alla scrupolosità dell'acquirente), non in regola e vengano avanzati sospetti solo sull'autotrasportatore anziché considerare anche le responsabilità delle Motorizzazioni civili, dell'Ispesl e dei concessionari;
se non si reputi doveroso promuovere una verifica per accertare che i funzionari pubblici deputati alla certificazione di collaudo e di omologazione dei veicoli industriali della Motorizzazione civile ed Ispesl procedano attenendosi scrupolosamente a quanto previsto dalla legge in materia e non vengano adottati metodi del tutto estranei alla corretta condotta delle ispezioni. (4-05578)
http://www.camera.it/resoconti/resoconto_allegato.asp?idSeduta=238&resoconto=bt55¶m=bt55
INTERROGAZIONE SCRITTA AL PARLAMENTO EUROPEO
ON. MARIO BORGHEZIO
18/04/2007 - Emissione di certificati di omologazione falsi da parte delle Motorizzazioni Civili italiane.
Premesso che:
Nel 1983 il Sig. Carlo Massone, autotrasportatore indipendente di Castelletto d'Orba (AL), acquistò, presso una concessionaria di Ovada (AL), vari automezzi tra cui un camion con gru, cestello e piattaforma aerea per un valore di 200 milioni di lire.
Gli autoveicoli erano apparentemente in regola essendo forniti di documentazione delle varie Motorizzazioni competenti.
Ad un successivo controllo, la documentazione d'abilitazione tecnica risultò falsa causando il divieto di utilizzare gli autoveicoli in questione e provocando in tal modo un enorme danno all'attività del Sig. Carlo Massone, il quale iniziò un lunghissimo iter giudiziario che ebbe fine solo nel 1999 con l'archiviazione ed un risarcimento parziale di 100 milioni.
La Commissione è a conoscenza della diffusione presso molte Motorizzazioni Civili italiane di pratiche illegali, come l'emissione di certificati di omologazione falsi?
Non ritiene di intervenire per porre fine a questa "collaudopoli" che vede come vittime principali i piccoli autotrasportatori indipendenti?
Non ritiene che la vicenda del Sig. Massone ed il diniego sostanziale di giustizia siano indegne e contrarie ai principi fondamentali dello Stato di diritto, sui quali si basa l'Unione Europea?
http://www.marioborghezio.org/interrogazioni.htm

TORTONA
MALAGIUSTIZIA
Due ore bastano a chiudere il caso: l'ex procuratore di Tortona Aldo Cuva, difeso dagli avvocati Giulio Bianchi e Sergio Badellino, il pm Giovanna Ichino e il gip Luisa Savoia concordano, fra le 10 e mezzogiorno, che un anno e dieci mesi saldano il conto con la giustizia del magistrato che indagò sui sassi dal cavalcavia di Tortona, accusato di falso e violenza privata. Cuva, precipitato dalle stelle alle stalle per aver catturato la (presunta) banda del cavalcavia che uccise Maria Letizia Berdini e pasticciato con le prove per incastrarla, lascia il settimo piano del Palazzo di Giustizia di Milano e ogni ambizione. Ha riconosciuto d'aver manipolato nastri e verbali, di aver indotto due impiegate a manomettere le prove di interrogatori un po' troppo serrati, ma la collega che lo accusa accetta di cancellare un'aggravante: quella di aver spinto Loredana Vezzaro, l'ex supertestimone, a calunniare se stessa e i suoi amici. Il ritocco al capo d'imputazione richiede la presenza in aula dell'ex procuratore. Cuva passa sotto le forche caudine delle telecamere e beve fino in fondo la coppa del disonore. Ammette le frasi pesanti che aveva gridato in faccia alla Vezzaro, nelle furiose notti di gennaio del '97, quando nel tribunale di Tortona si moltiplicavano arresti e interrogatori: "Pupetta non m'imbrogli. Sbatto dentro anche tua madre". E i saltafossi a Sandro Furlan, allora fidanzato di Loredana, per convincerlo a confermare le traballanti confessioni della ragazza. Gli pareva che non ci fosse altro modo per dimostrare la sua certezza: sul cavalcavia di Tortona, la notte della morte di Letizia Berdini, c'erano una dozzina di sassaioli. I testimoni a difesa, che fornivano alibi di ferro ad alcuni degli imputati, finirono incriminati per falsa testimonianza. Ma neanche questo bastò a proteggere l'impalcatura dell'accusa dai colpi di continue rivelazioni e ritrattazioni. Cuva convinse due giovani impiegate del tribunale a "limare" un po' le trascrizioni degli interrogatori, a modificare i passaggi discutibili e le due ragazze, le sorelle Melissa e Giuditta Saltari, hanno patteggiato una pena di quattro mesi per concorso in falso. Nel luglio 1998, Cuva ha presentato le sue dimissioni al Consiglio superiore della magistratura, bloccando così il procedimento disciplinare avviato a suo carico.
Più dei 22 mesi patteggiati, più dei milioni che dovrà pagare alle parti civili, cioè i suoi ex imputati, gli costa il silenzio. Aldo Cuva, il pm dei sassi, ammette i suoi torti e sa che c’è poco da aggiungere alla sentenza che seppellisce 28 anni di carriera in magistratura. "Ho passato un anno terribile, il primo anniversario di tutta questa storia cade proprio tra pochi giorni, il 10 ottobre. Ma adesso è davvero finita, la partita è chiusa. Ho lasciato la magistratura, ho patteggiato la sanzione che chiude questo processo. E’ stata una mia scelta, per ritrovare la tranquillità che avevo perso fin dall'inizio dell'inchiesta sull'omicidio di Maria Letizia Berdini. Nessuno sa quel che passai in quei giorni, sotto la pressione di giornali e tivù che conducevano indagini parallele". Patteggiando, ha comunque ammesso di aver sbagliato. "E’ da gentiluomini saper riconoscere i propri errori. Se ho peccato, è stato per avvicinarmi il più possibile alla verità". Non è un peccato grave falsificare verbali? " E’ stato un errore umano. Per eccesso di zelo. Ho perso la ragione, per un'ora. E’ accaduto un giorno, tra le due e le tre del pomeriggio: è stato un gesto irrazionale, ma non era dettato da interesse personale". E terrorizzare i testimoni? "Adesso chiunque può valutare gli abusi e gli eccessi che mi sono stati attribuiti. Io credevo e continuo a credere che sia legittimo contestare a un testimone le false dichiarazioni e rappresentargli le conseguenze penali della sua condotta". Ha seguito il processo per Marta Russo? Vede analogie tra la sua vicenda e il caso dell'interrogatorio alla Alletto? "Certo che ce ne sono. In tutti e due i casi si grida allo scandalo per l'atteggiamento del pm che, nel sottoporre a esame un teste apparentemente falso, gli prospetta le conseguenze penali previste dalla legge per chi mente sotto l'obbligo di dire la verità". Però lì è intervenuto Prodi: ritiene di essere stato lasciato solo, a differenza dei suoi colleghi romani? "E’ una provocazione a cui preferisco non rispondere e tento di resistere pur dovendo ammettere che è opportuna". E’ in discussione il ruolo del pm? "Certo. Mi chiedo infatti se in un processo così delicato come l'indagine per un omicidio, in mancanza di testimoni e in un ambiente omertoso..." Come quello della Sapienza di Roma? "Parlo del caso mio, di Tortona. Mi chiedo se in una inchiesta indiziaria così delicata e complessa, il pubblico ministero potesse comportarsi in maniera diversa da me, di fronte a un testimone che continuo a considerare falso e perseverante nella falsità. Me lo chiedo e basta, senza accusare nessuno". A che cosa servirebbe attaccare i pm? "Non ho una risposta certa e assoluta. Ma mi sembra evidente che certe iniziative sono legate a un particolare momento storico e devono essere sempre rapportate alle scelte di politica criminale". Politica criminale? "Mi spiego. Il processo si risolve in un concorso d'interessi, quello pubblico, della collettività, che mira alla propria tutela, e quello del singolo che mira a garantirne la difesa. L'ago della bilancia si sposta in un senso o nell'altro a seconda dei momenti storici e delle finalità che si vogliono perseguire. A me pare che adesso si sia persa di vista la tutela della collettività, ipergarantendo l'interesse dell'imputato. Sarebbe meglio trovare un punto di equilibrio". Che cosa dirà se la Corte d'assise di Alessandria dovesse condannare i sette imputati della sassaiola dal cavalcavia di Tortona e confermare quindi le conclusioni della sua inchiesta? "Io non dirò niente, spero che saranno gli altri a ricordarsi di me. Io posso soltanto tacere, adesso. E pagare, forse anche troppo, le conseguenze di un momento di irrazionalità". Che cosa farà? "Non so. Aspetto che il Csm accolga le mie dimissioni dalla magistratura. Coltiverò i miei hobby. Ne ho diritto, dopo una vita di lavoro".
LE TAPPE DELLA VICENDA:
LA MORTE DI LETIZIA. Il 27 dicembre '96 muore Maria Letizia Berdini, colpita da un sasso lanciato da un cavalcavia vicino a Tortona.
GLI ARRESTI. Il 15 gennaio '97 il pm Cuva chiede 4 fermi per i fratelli Furlan e Paolo Bertocco. Il 20 gennaio '97 davanti a Cuva confessa Loredana Vezzaro, fidanzata con Sandro Furlan: fermati altri 7 membri della banda
LE IRREGOLARITA' NELL'INCHIESTA. Il 14 ottobre '97 Aldo Cuva abbandona l'inchiesta. Il giorno seguente è iscritto nel registro degli indagati: è accusato di aver fatto pressioni sulla Vezzaro per spingerla a confessare, di aver manomesso la bobina della sua confessione e alterato il contenuto di 8 verbali.
IL PATTEGGIAMENTO DELLA PENA. Il 23 settembre 1998 Cuva ha patteggiato la pena a un anno e 10 mesi.
Ecco una cronologia della fasi
principali della vicenda dei "sassi dal cavalcavia".
- 27 dicembre
1996: sulla autostrada A/21 che
collega Torino a Piacenza, Maria Letizia Berdini muore colpita da uno dei sassi
lanciati contro le auto in corsa da un cavalcavia nei pressi di Tortona, in
provincia di Alessandria.
- 1 gennaio 1997:
Mariarosa Berdini, sorella della
vittima, in una lettera aperta ai killer scrive: "Non vi darò più tregua, vi
torturero piano piano".
- 14 gennaio
1997: i fratelli Paolo, Sandro e
Sergio Furlan vengono fermati.
- 14 ottobre
1997: il procuratore Aldo Cuva,
accusato di aver manomesso i verbali di interrogatorio, abbandona l'inchiesta,
affidata al procuratore aggiunto di Torino Maurizio Laudi.
- 9 marzo 1998:
comincia il processo di primo grado presso la Corte d'Assise di Alessandria.
- 9 luglio 1998:
Aldo Cuva si dimette dalla magistratura. Sarà condannato a un anno e dieci mesi
per abuso d'ufficio e violenza privata e il Csm lo rimuoverà dall'ordine
giudiziario.
- 2 luglio 1999:
i quattro fratelli Furlan, Franco, Gabriele, Paolo e Alessandro, e il cugino
Paolo Bertocco vengono ritenuti responsabili della morte di Maria Letizia e sono
condannati a 27 anni e sei mesi. Assolti Loredana Vezzaro e Roberto Siringo.
- 22 giugno 2000:
comincia il processo di secondo grado, con rito abbreviato, prsso la Corte
d'Assise d'Appello di Torino.
- 19 luglio 2000:
sentenza d'appello. Assolto Gabriele Furlan. La condanna per gli altri è ridotta
a 18 anni e 4 mesi.
http://archiviostorico.corriere.it/1998/settembre/24/Cuva_patteggia_anno_mesi_co_0_98092411641.shtml
http://www.repubblica.it/online/cronaca/tortona/tappe/tappe.html