
GLI ARETINI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?
di Antonio Giangrande
(Inchiesta basata su atti pubblici e/o di pubblico dominio. Le fonti sono lincate).
DEFUNTOPOLI
Erano loro che passavano le dritte agli impresari delle pompe funebri: venite subito che c’è un morto o un moribondo. I titolari delle aziende o i loro dipendenti correvano, facevano le debite condoglianze alle famiglie colte nel momento di massimo dolore, approfittavano dello sconcerto altrui e si aggiudicavano un altro funerale, alla faccia della concorrenza.
Defuntopoli, come è stato ribattezzato lo scandalo che nell’inverno 2006 passò come una valanga sulle ditte funebri e sugli addetti alla sala mortuaria dell’ospedale, era tutto qui: un indegno commercio di notizie riservate sui decessi del San Donato. Gli imprenditori hanno già pagato, chi patteggiando chi ricorrendo ai riti abbreviati, ora tocca ai necrofori, ai dipendenti della Usl. Cinque, tutti sospesi dal servizio quando scoppiò il bubbone e poi trasferiti ad altro ruolo, tutti da ieri sotto processo davanti al collegio del tribunale: rivelazione di segreti d’ufficio e corruzione le accuse.
La prima udienza, come sempre succede nei casi più importanti, è stata di transizione. Giusto la costituzione delle parti e quindi l’affido dell’incarico per la sbobinatura delle intercettazioni, che sono il vero cuore del processo. Lì, per mesi e mesi, gli uomini della squadra mobile di Marco Dalpiaz hanno registrato i vizi segreti e i traffici illeciti dei titolari delle imprese e dei cinque necrofori.
Le conversazioni sono francamente imbarazzanti, per non dire di peggio. Si sentono gli addetti che contattano gli imprenditori con frasi del tipo: «Venite, che ce n’è uno balordo...». Dove balordo sta ovviamente per moribondo. Il resto veniva di conseguenza: bustarelle pagate dai titolari delle aziende nei parchi o nel cortile della sala mortuaria, debitamente immortalate dalle macchine fotografiche e dalle telecamere della Mobile. Ci vorrà qualche mese per arrivare a sentenza, ma già il tempo stringe. Sulla vicenda, infatti, incombe la prescrizione, che scatterà nel 2012. Non è facile che per allora il proceso abbia esaurito i tre gradi di giudizio, cassazione compresa.
Per i necrofori sarebbe una manna: oltre alla condanna, infatti, rischiano il posto di lavoro, con un licenziamento della Usl pressochè inevitabile. Se invece non si arrivasse a sentenza definitiva, l’occupazione di tutti sarebbe al sicuro. I cinque addetti si sono avvalsi finora della facoltà di non rispondere, ma si sa già qual è la loro linea di difesa: non erano bustarelle, non era corruzione, erano soltanto piccole cifre che gli imprenditori pagavano riconoscenti per evitare la parte più sgradevole del loro mestiere, ovvero la composizione e la vestizione delle salme. Se poi tutto reggerà dinanzi ai giudici è un altro paio di maniche.
http://lanazione.ilsole24ore.com/arezzo/2009/07/08/202710-defuntopoli_atto_secondo.shtml