ANDRIA

Truffa al sistema sanitario

Oltre 400 persone tutte residenti nella provincia di Barletta – Andria – Trani sono destinatarie di decreti di condanna e sanzioni pecuniarie emesse dal Gip di Trani per avere dichiarato un falso reddito al fine di ottenere l'esenzione del ticket sanitario.

Si tratta di 442 persone che erano state denunciate per truffa e falso ideologico e che sono state condannate al pagamento di una multa di 5.000 euro ciascuno.

ASSENTEISMO ALL’INPS DI ANDRIA

I dipendenti svolgevano diverse attività personali durante il loro orario di lavoro, che nulla avevano a che fare con il loro ruolo di impiegati pubblici.

Alcuni pulivano la propria autovettura, altri facevano la spesa, altri ancora pranzavano a casa propria, il tutto durante l’orario di lavoro: i presunti assenteisti sono 19 dipendenti della sede subprovinciale di Andria dell’Inps, in via Guido Rossa, che la polizia ha denunciato alla procura di Trani per truffa aggravata in danno dello Stato.

I comportamenti illeciti degli impiegati sono stati a lungo seguiti e documentati dagli agenti del commissariato di Andria, che su questo hanno indagato a lungo. Dopo aver raccolto «elementi probatori certi», hanno denunciato gli assenteisti alla magistratura.

L’attività investigativa, diretta dal sostituto procuratore di Trani Carmela Bruna Manganelli, è stata avviata nel mese di febbraio di quest’anno e ha fatto emergere questa situazione di «diffusa illegalità» nella sede di Andria dell’Inps.

Dipendenti denunciati – è stato accertato – svolgevano diverse attività personali durante il loro orario di lavoro, che nulla avevano a che fare con il loro ruolo di dipendenti pubblici. Molti di loro ricorrevano all’espediente della cessione del proprio badge a colleghi compiacenti perchè timbrassero la loro presenza mentre ancora non erano in servizio. Favore che veniva poi ricambiato.

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BARLETTA

Barletta, emettevano certificati di morte per agevolare pompe funebri: indagati.

Avvisi di conclusione delle indagini sono stati notificati a 16 persone da militari del Gico di Bari della Guardia di Finanza. Le persone indagate sono medici, operatori sanitari della Asl, responsabili di imprese funebri, ma anche una guardia giurata e due volontari del tribunale dei diritti del malato.

Sarebbero tutti coinvolti in un giro nell’ambito del quale si sarebbe giunti, per esempio, a certificare anzitempo alcuni decessi di persone ricoverate per favorire alcune agenzie funebri rispetto ad altre. Sarebbe emerso dalle indagini della guardia di finanza, coordinate dal pm della procura di Trani Giuseppe Maralfa.

Le indagini furono avviate all’indomani di un decesso avvenuto nel 2005, decesso certificato quando, appunto, era ancora in vita la donna ricoverata in ospedale alla quale il certificato si riferiva.

Ma non è la sola anomalia cittadina. La compravendita dei voti va quasi in diretta tv col servizio mandato in onda mercoledì scorso dalle «Iene» su Italiauno e la città reagisce come al solito: più silenzi che voci. Perché, mai forse come in questi casi, il silenzio è d’oro, anzi, di platino. E una parola sarà pure insufficiente ma due fin troppe.

Così quasi nessuno parla, tranne sparute eccezioni.

Dice Fabio Lattanzio, animatore dell’associazione Fraternità per il diritto alla casa e candidato alle scorse regionali per la lista vendoliana di Sinistra, ecologia e libertà: «A mio avviso - sottolinea - c’è un legame tra il servizio delle Iene del 14 aprile 2010 sulla compravendita in nero delle case a Barletta e questo ulteriore sulla compravendita dei voti alle scorse regionali. C’è un legame ben definito tra il nero nel settore nell'edilizia e la compravedita dei voti: così la città sceglie ed incorona la sua classe dirigente. Le fila vengono mosse da apparati importanti del mondo dell'edilizia, ma con ciò non intendo solo i costruttori, ma un ampio prezzo dell'affare immobiliare che si ispira a queste logiche. La politica cittadina è inquinata da una logica clientelare e servile». 

«Durante la campagna elettorale - aggiunge Lattanzio - ho ricevuto più volte contatti da vari esponenti del mondo della politica cittadina, che m'invitavano a cambiare atteggiamento nei confronti dei costruttori: in cambio avrei potuto godere di sostegno economico per la mia campagna elettorale. Ho annotato tutti questi incontri, messaggi e queste telefonate: presto completerò la relazione che voglio inviare alla Procura della Repubblica ed alla Guardia di Finanza, ad integrazione della denuncia depositata lo scorso anno dopo il servizio delle “Iene”. Quella denuncia l’ho presentata ipotizzando l’evasione fiscale ma soprattutto l’estorsione. Nel video si vede fin troppo bene: si chiedono soldi in nero, in mancanza, niente casa. Sono certo che una parte di quei soldi finisce per finanziare le campagna elettorali della classe politica barlettana, per mantenere in piedi un vero e proprio sistema di potere. Ho più volte invitato con appelli pubblici gli imprenditori a denunciare, nel caso in cui fossero vittime della classe politica della città. Ho solo ricevuto dei chiari messaggi a cambiare atteggiamento, perché così avrei potuto godere del contributo economico di alcuni di essi per la mia campagna elettorale. Cosa che naturalmente non ho accettato in passato, né intendo accettare in futuro».

Compravendita di voti? «Se il gravissimo episodio registrato in tv si è verificato realmente a Barletta, ciò andrebbe, non solo a riscontrare quanto da me e dalla Stella Mele denunciato lo scorso anno, ma addirittura sarebbe rafforzativo di quella denuncia e collegabile alla stessa, visto che il venditore di voti si lamenta che nella scorsa competizione il candidato avrebbe pagato il doppio di quanto promesso e l'acquirente dei voti replica con affermazioni del tipo "questa volta è diverso"».

Così Michele Cianci, avvocato penalista, alle scorse provinciali candidato per la lista Udc. «Da quanto mi risulta - aggiunge l’avvocato - credo che l'indagine incardinata a seguito della mia denuncia sia stata robustamente riscontrata dal lavoro certosino svolto dalla Compagnia dei Carabinieri di Barletta. Pertanto, sono convinto che le forze dell'ordine avranno modo di fornire alla Procura della Repubblica tutto il materiale necessario per un approfondimento della vicenda». E poi: «Devo però aggiungere che a Barletta non esistono solo candidati o capofila sostenitori che sfruttano l'indigenza della gente per acquistare i voti e sostenere i propri interessi nell'ambito delle pubbliche amministrazioni, ma vi sono ed è bene sottolinearlo anche candidati seri e cittadini che esprimono la propria preferenza elettorale per l'interesse ed il bene comune».

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TRANI

LIBERTA' D'INFORMAZIONE E SEGRETO ISTRUTTORIO: OSSIA, SPUTTANARE I CITTADINI CON IMPUNITA'.

«Pm di Trani spifferò di Minzolini e Del Noce» Ecco le intercettazioni.

La giornalista che chiama l’ufficiale della finanza, l’ufficiale che passa il telefono a un magistrato. Il tenente colonnello Salvatore Paglino poi è stato ai domiciliari. E nelle 86 pagine della richiesta con cui i pm Teresa Iodice e Giuseppe Dentamaro lo avrebbero voluto mandare in carcere, è riportata l’intercettazione che chiama in causa Michele Ruggiero, il pm che a Trani ha seguito l’inchiesta in cui era indagato Silvio Berlusconi.

La telefonata, dunque. È il 17 dicembre 2009, giorno in cui in procura a Trani si svolge l’audizione del direttore del Tg1 Augusto Minzolini e del direttore di Rai1 Fabrizio del Noce. L’inchiesta riguarda le carte di credito Amex, che porterà Trani a indagare sulle presunte pressioni di Berlusconi per far chiudere AnnoZero. Alle 18,57, la giornalista chiama sul cellulare Paglino. 
GIORNALISTA: «Ma avete finito?» 
PAGLINO: «Sì abbiamo finito, abbiamo finito». 
G: «Ah, ok, mi sono detta bah, mi sembrava un po’ lungo... impossibile che sono ancora là». (...) 
P: «Tutto a posto, vuole parlare con il dottore?». 
G: «Sì sì se è libero... Prima non ha risposto». (gli investigatori annotano: Si sente Paglino che chiama il dottore e gli passa il telefono
RUGGIERO: «Ehi (nome della giornalista». 
G: «Pronto?». 
R: «Ciao dimmi». 
G: «No niente volevo sapere se era tutto a posto (...). È stato contento l’ultimo?». 
R: «Tutti contenti sono stati... (...) Quelli quando vengono a Trani, vedono la Cattedrale, vedono le bellezze di qua, vedono le... diciamo così, le maniere diciamo così, gentili, garbate, serie di come facciamo le indagini e quindi sai...». 
G: «Ho capito, ma l’ultimo lo hai, come dire... incontrato tu o non lo hai incontrato, perché agli altri non li hai degnati di uno sguardo, mi è parso di... o quasi». 
R: « L’ultimo l’ho incontrato io... sì... sì». 
G: «Ah, anche l’ultimo sì... ah, diciamo che hanno parlato con la Finanza, ho scritto che hanno parlato con la Finanza... ». 
R: «Sì, sì hai fatto bene».

Il giorno dopo, annotano gli inquirenti, la giornalista scrive un articolo in cui si dice che in procura sono stati ascoltati Minzolini e Del Noce. Un resoconto dello stesso tenore, per la cronaca, è stato pubblicato su quasi tutti i quotidiani italiani. A Paglino la procura contesta pure la fuga di notizie che ha portato alla pubblicazione, sul «Corriere», dei verbali di Gianpaolo Tarantini. In questo caso, però, i riscontri sono di tipo diverso: le giornaliste del «Corriere » hanno pubblicato i verbali integrali, di cui sembrano aver ottenuto una copia di lavoro in formato elettronico. 

«Dalla lettura degli articoli era emerso che i giornalisti avevano avuto il possesso di una copia degli interrogatori, in quanto, non solo negli articoli è dato trovare la riproduzione pedissequa delle stesse parole e frasi, ma anche quella di alcuni errori grammaticali come “della mia relazioni personali”, “una serie richieste vantate”». 

Nell’articolo del 10 settembre 2009, scrivono ancora i pm, sul «Corriere» il verbale che inizia con «Conosco Enrico Intini da circa un anno...» viene datato al 27 luglio, «data nella quale il Tarantini non ha reso alcun interrogatorio». Le giornaliste, insomma, hanno riportato «l’errore presente solo nel file che, però, veniva corretto a penna sul documento ufficiale dove veniva indicata la data esatta del 28 luglio». Per questo la procura ipotizza anche il reato di accesso abusivo a sistemi informatici: qualcuno, dicono i pm, si è introdotto nei server della Finanza per copiare i file contenenti l’interrogatorio.

ASSENTEISMO AL COMUNE, 38 AVVISI DI GARANZIA. 38 DIPENDENTI TRUFFALDINI AL COMUNE DI TRANI.

Lo ha scoperto la Procura della Repubblica a seguito del blitz di un anno fa quando i finanzieri fecero irruzione negli uffici municipali e scoprirono che cinque dipendenti benché risultassero presenti erano di fatto assenti dal lavoro.

Nei confronti dei cinque venne chiesta l'interdizione che il gip negò. Non si può far pagare ai dipendenti, scrisse il gip nell'ordinanza, una colpa che è dell'amministrazione. Se il comune controllasse meglio, gli assenteisti non ci sarebbero.

La motivazione non convinse il pm Savasta, che andò avanti nell'inchiesta che si è conclusa proprio in questi giorni con l'invio di 38 avvisi di conclusione ad altrettanti dipendenti del comune di Trani. Le indagini più approfondite hanno quindi consentito di accertare che gli assenteisti non erano solo i cinque scoperti in flagrante, ma molti di più. E non solo.

Dagli accertamenti è venuto fuori che alcuni di essi non solo non andavano in ufficio, ma percepivano pure lo straordinario, grazie alla complicità di alcuni uscieri che timbravano il cartellino al posto loro. Le prove raccolte dalla guardia di finanza sono schiaccianti. I dipendenti assenteisti sono stati tutti filmati mentre svolgevano altre attività, o erano in tutt'altro posto, mentre risultavano presenti in ufficio.

Dovranno rispondere di truffa aggravata e continuata.

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