I BRINDISINI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!?

 


CONCORSOPOLI: ACCESSO ALL'AVVOCATURA

Antonio Giangrande, dal 1998, entrato nell'ambiente come praticante avvocato, denuncia pubblicamente i concorsi pubblici truccati, lo sfruttamento dei praticanti, gli insabbiamenti delle denunce e l'impedimento al gratuito patrocinio: da allora non lo abilitano alla professione di avvocato.

Il dr Antonio Giangrande, scrittore, accademico senza cattedra di Sociologia Storica, giornalista ed avvocato non abilitato, presidente nazionale dell’Associazione Contro Tutte le Mafie ed autore del libro “L’Italia del trucco, l’Italia che siamo”, presenta il “Dossier sui concorsi pubblici truccati”.

Esso è il frutto di anni di ricerche ed approfondimenti su un sistema che sforna la nostra classe dirigente, e per questo, dai risultati che ottiene, la medesima dimostra la propria inadeguatezza.

Antonio Giangrande lo fa in occasione della prova scritta del concorso forense, che si tiene presso la Corte d’Appello, come ogni anno a metà dicembre, e in relazione alla riforma che imprime maggiori tutele alla lobby, stilata in Parlamento da chi si è abilitato con un sistema truccato.

Lo fa in seguito alla missiva del Governo del 5 ottobre 2009, in risposta alla sua richiesta di intervento per la tutela dei diritti soggettivi su un caso concreto: “esistono concorsi irregolari e violazione della tutela giudiziaria. Provvederemo”. Intervento mai arrivato.

Con il discorso ufficiale del Magnifico Rettore, Prof. Ing. Domenico Laforgia, è stato inaugurato a Brindisi il 3/12/2009 l'anno accademico 2009-2010 dell'Università del Salento. Presenti alla cerimonia Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati e diverse altre insigne personalità del mondo politico, economico e culturale della penisola salentina. In quella sede ha palesato una realtà, che molti cercano di ignorare o tacitare. “…..Questo è un altro dato che si presta ottimamente ad una lettura politica. Il familismo non è la ferita pruriginosa di questa o quella Università, ma di tutto il sistema occupazionale italiano. È una malattia endemica del Paese che ha contagiato tutti i campi, dalla politica alle libere professioni, dal giornalismo al mondo dello spettacolo, dall’industria a tutto il comparto pubblico. Familismo, nepotismo e clientelismo non sono le conseguenze di un sistema malato, come spesso si dice, ma sono il segno più evidente di una mancanza effettiva di alternative possibili. Ed è questa povertà di occasioni che mette in moto il meccanismo, che diventa perverso e nocente alla comunità quando non è neppure compensato dal merito."

In quei mesi di tormenti a cavallo tra il 2000 e il 2001 la Mariastella Gelmini si trova dunque a scegliere, spiegherà essa stessa a Flavia Amabile de “La Stampa.it”: «La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l'esame per ottenere l'abilitazione alla professione». Quindi? «La sensazione era che esistesse un tetto del 30% che comprendeva i figli di avvocati e altri pochi fortunati che riuscivano ogni anno a superare l'esame. Per gli altri, nulla. C'era una logica di casta». E così, «insieme con altri 30-40 amici molto demotivati da questa situazione, abbiamo deciso di andare a fare l'esame a Reggio Calabria». I risultati della sessione del 2000, del resto, erano incoraggianti. Nonostante lo scoppio dello scandalo, nel capoluogo calabrese c'era stato il primato italiano di ammessi agli orali: 93,4%. Il triplo che nella Brescia della Gelmini (31,7) o a Milano (28,1), il quadruplo che ad Ancona. Idonei finali: 87% degli iscritti iniziali. Contro il 28% di Brescia, il 23,1% di Milano, il 17% di Firenze. Totale: 806 idonei. Cinque volte e mezzo quelli di Brescia: 144. Quanti Marche, Umbria, Basilicata, Trentino, Abruzzo, Sardegna e Friuli Venezia Giulia messi insieme. Insomma, la tentazione era forte. Spiega il ministro dell'Istruzione: «Molti ragazzi andavano lì e abbiamo deciso di farlo anche noi». E l'esame? Com'è stato l'esame? Quasi 57% di ammessi agli orali. Il doppio che a Roma o a Milano. Quasi il triplo che a Brescia. Dietro soltanto la solita Catanzaro, Caltanissetta, Salerno.

Il sistema di abilitazione truccato riguarda tutte le professioni intellettuali: magistrati, avvocati, professori universitari, giornalisti, ecc. La domanda che ci si dovrebbe porre è: dov’è il trucco?

COMMISSIONI D’ESAME: con la riforma del 2003, (decreto-legge 21 maggio 2003, n. 112, coordinato con la legge di conversione 18 luglio 2003, n. 180), dopo gli scandali e le condanne sono stati esclusi dalle commissioni d’esame i Consiglieri dell'Ordine degli Avvocati, competenti per territorio, mentre i Magistrati e i Professori universitari non possono correggere gli scritti del loro Distretto. Le commissioni locali fanno gli orali e vigilano sullo scritto, mentre gli elaborati sono corretti da altre commissioni estratti a sorte. Questa riforma, di fatto, mina la credibilità delle categorie coinvolte. Le Commissioni  e le sottocommissioni hanno un diverso metro di giudizio, quindi alla fine bisogna affidarsi anche alla buona sorte per avere una commissione più benevola. Naturalmente, le Commissioni del nord continuano ad avere un atteggiamento pro lobby, limitando l’accesso all’avvocatura al 30% circa dei candidati, per paura che i futuri avvocati del sud emigrino al nord. A riguardo ci sono state interrogazioni scritte al Ministro della Giustizia da parte di deputati (n. 4-10247, presentata da Pietro Fontanini mercoledì 16 giugno 2004 nella seduta n. 478 e n. 4-01000 presentata da Silvio Crapolicchio mercoledì 20 settembre 2006 nella seduta n. 038). Dubbi sono sorti anche sul modo di abbinare le commissioni. Il deputato lucano Vincenzo Taddei (PdL) ha presentato un’interrogazione scritta al Ministro della Giustizia. Il motivo della richiesta di intervento è preciso: per ben tre anni consecutivi, nel 2005, 2006 e 2007, da quando sono entrate in vigore le modifiche sullo svolgimento dell’esame di avvocato, le prove scritte dei candidati della Corte d’Appello di Potenza stranamente sono state sempre corrette presso la Corte d’Appello di Trento con percentuali di ammessi all’orale sempre molto basse (nel 2007 circa il 18%).

LE TRACCE: sono conosciute giorni prima la sessione,  tant’è che il senatore Alfredo Mantovano ha presentato una denuncia penale ed una  interrogazione a al Ministro della Giustizia (n. 4-03278 presentata il 15 gennaio 2008 Seduta n. 274).

INIZIO DELLE PROVE: la lettura delle tracce avviene secondo le voglie del Presidente della Corte d’Appello, che variano da città a città. Nel 2006 la lettura delle tracce a Lecce è stata effettuata alle ore 11,45 circa, anziché alle 09,00 come altre città. In questo modo i candidati hanno tempo di farsi dettare le tracce e i pareri sui palmari e cellulari, molto prima della lettura ufficiale.

IL MATERIALE CONSULTABILE: nel 2008, tra novembre e dicembre il caos. Se al concorso di magistratura succede di tutto, a quello di avvocatura è ancora peggio. Due concorsi diversi, stessa sorte. Niente male per essere un concorso per futuri magistrati ed avvocati. Niente male, poi, per un concorso organizzato dal ministero della Giustizia. Dentro le aule di tutta Italia, per il concorso di avvocati che si svolge in ogni Corte d'Appello italiana, è entrato di tutto: fotocopie, bigliettini con possibili tracce e, soprattutto, palmari e cellulari. Ma sul concorso in magistratura svolto a Milano c’è ne da parlare. Sopra i banchi i codici «commentati» vietati, con il timbro del ministero che ne autorizzava l'utilizzo. Relazione pubblicata sul sito del Ministero della Giustizia e protocollata con il n. 19178/2588 del 24/11/2008, in cui il presidente denuncia l'atteggiamento «obliquo e truffaldino da parte di non pochi candidati e, tra questi, un vicequestore della Polizia di Stato, trovata in possesso di una rilevante dose di appunti, nascosta tra la biancheria intima». Eppure le regole dovevano essere più rigide. Dovevano esserci più controlli. Era stato assicurato dal ministero della Giustizia. Con tanto di sanzioni e espulsioni.

IL MATERIALE CONSEGNATO: per norma si dovrebbe consegnare ogni parere in una busta, contenente anche una busta più piccola con i dati del candidato. Ma non è così. Le buste con i dati si possono aprire prima della lettura degli elaborati. A Roma, venerdì 13 marzo 2009, alla fine è dovuta intervenire la polizia penitenziaria. Al grido di “Buffoni! Buffoni!” centinaia di esaminandi del padiglione 6 al concorso di notaio si sono scagliati contro la commissione. “Questo esame è una farsa – hanno gridato – ci sono gli estremi per poterlo annullare”. Si è visto “gente che infilava un nastro rosso nella busta” per farsi riconoscere, gente che “aveva le tracce già svolte” e gente che, dopo aver chiacchierato con i commissari, “si faceva firmare la busta in modo diverso”.

CORREZIONE DEGLI ELABORATI: la legge 241/90 e il Ministero della Giustizia dettano le regole in base alle quali si deve svolgere la correzione, per dare i giudizi. Essi attengono alla rappresentanza delle categorie degli avvocati, magistrati e professori universitari, oltre all’attenzione data alla sintassi, grammatica, ortografia e, cosa, fondamentale, sui principi di diritto del parere dato. Cosa fondamentale, la legge regola la trasparenza dei giudizi. Di fatto le commissioni sono illegittime, perché mancanti, spesso, di una componente necessaria. Di fatto i compiti non sono corretti, perché sono immacolati e perché non vi è stato tempo sufficiente a leggerli. Di fatto le motivazioni sono mancanti o infondate. Su tutti questi notori rilievi vi è stata interrogazione presentata dal deputato Giorgia Meloni (n. 4-01638 mercoledì 15 novembre 2006 nella seduta n.072). Oltre che quella n. 4-01126 presentata da Giampaolo Fogliardi mercoledì 24 settembre 2008, seduta n.054. Illegale ed illegittimo è anche il ritardo con cui sono consegnate dalle commissioni di esame le copie degli elaborati, al fine di impedire la presentazione in termini dei ricorsi al Tar, in quanto la maggior parte di questi ricorsi sono accolti dalla giustizia amministrativa.

Di scandali per i compiti non corretti, ma ritenuti idonei, se ne è parlato.

Nel 2008 un consigliere del Tar trombato al concorso per entrare nel Consiglio di Stato, si è preso la briga di controllare gli atti del giorno in cui sono state corrette le sue prove, scoprendo che i cinque commissari avevano analizzato la bellezza di 690 pagine. "Senza considerare la pausa pranzo e quella della toilette, significa che hanno letto in media tre pagine e mezzo in 60 secondi. Un record da guinness, visto che la materia è complessa", ironizza Alessio Liberati. Che ha impugnato anche i concorsi del 2006 e del 2007: a suo parere i vincitori hanno proposto stranamente soluzioni completamente diverse per la stessa identica sentenza. Il magistrato, inoltre, ha sostenuto che uno dei vincitori, Roberto Giovagnoli, non aveva nemmeno i titoli per partecipare al concorso. L'esposto viene palleggiato da mesi tra lo stesso Consiglio di Stato e la presidenza del Consiglio dei ministri, ma i dubbi e "qualche perplessità" serpeggiano anche tra alcuni consiglieri. "Il bando sembra introdurre l'ulteriore requisito dell'anzianità quinquennale" ha messo a verbale uno di loro durante una sessione dell'organo di presidenza: "Giovagnoli era stato dirigente presso la Corte dei conti per circa 6 mesi (...) Il bando non sembra rispettato su questo punto". Per legge, a decidere se i concorsi siano stati o meno taroccati, saranno gli stessi membri del Consiglio. Vedremo.

Badate, questi signori sono poi quelli che, quale organo supremo amministrativo, devono dirimere le controversie attinenti i concorsi truccati in tutta l’amministrazione pubblica.

Intanto il concorso notarile ha i suoi i precedenti che parlano chiaro: nel 2005 candidati ammessi agli orali nonostante errori da somari, atti nulli che vengono premiati con buoni voti, mancata verbalizzazione delle domande, elaborati di figli di professionisti ed europarlamentari prima considerati "non idonei" e poi promossi agli orali.

Riguardo la magistratura, l’avvocato astigiano Pierpaolo Berardi, classe 1964, per anni ha battagliato per far annullare il concorso per magistrati svolto nel maggio 1992. Secondo Berardi, infatti, in base ai verbali dei commissari, più di metà dei compiti vennero corretti in 3 minuti di media (comprendendo “apertura della busta, verbalizzazione e richiesta chiarimenti”) e quindi non “furono mai esaminati”. I giudici del tar gli hanno dato ragione nel 1996 e nel 2000 e il Csm, nel 2008, è stato costretto ad ammettere: “Ci fu una vera e propria mancanza di valutazione da parte della commissione”. Giudizio che vale anche per gli altri esaminati. In quell’esame divenne uditore giudiziario, tra gli altri, proprio Luigi de Magistris, giovane Pubblico Ministero che si occupò inutilmente del concorso farsa  di abilitazione forense a Catanzaro: tutti i compiti identici e tutti abilitati.

O ancora l'esame di ammissione all'albo dei giornalisti professionisti del 1991, audizione riscontrabile negli archivi di radio radicale, quando la presenza di un folto gruppo di raccomandati venne scoperta per caso da un computer lasciato acceso nella sala stampa del Senato proprio sul file nel quale il caposervizio di un' agenzia, commissario esaminatore, aveva preso nota delle prime righe dei temi di tutti quelli da promuovere.

E ancora lo scandalo denunciato da un’inchiesta del 14 maggio 2009 apparsa su “La Stampa”. A finire sotto la lente d’ingrandimento del quotidiano torinese l’esito del concorso per allievi per il Corpo Forestale. Tra i 500 vincitori figli di comandanti, dirigenti, uomini di vertice. La casualità ha voluto, inoltre, che molti dei vincitori siano stati assegnati nelle stazioni dove comandano i loro genitori. Una singolare coincidenza che diventa ancor più strana nel momento in cui si butta un occhio ad alcuni “promemoria”, sotto forma di pizzini, ritrovati nei corridoi del Corpo forestale e in cui sono annotati nomi, cognomi, date di nascita e discendenze di alcuni candidati. «Per Alfonso, figlio di Rosetta», «Per Emidio, figlio di Cesarina di zio Antonio», «Per Maria, figlia di Raffaele di zia Maria». Piccole annotazioni, certo. Il destino, però, ha voluto che le tutte persone segnalate nei pizzini risultassero vincitrici al concorso.

TUTELA AMMINISTRATIVA: i ricorsi al Tar, stante l’immane giurisprudenza a sostegno, sono automaticamente vincenti. Unica condizione presentarsi con il principe del foro locale. Per ovviare all’ovvia ritrosia degli ordini di abilitare chi ha vinto un ricorso, la legge 17 agosto 2005 n. 168 di conversione (con modificazioni)  del decreto legge 30 giugno 2005 n. 115, contiene un norma destinata a sconvolgere gli esami di Stato di tutte le professioni intellettuali (in particolare di quelle di avvocato, notaio, commercialista  ed architetto, le più bersagliate di ricorsi ai Tar e al Consiglio di Stato). Insomma, il candidato che supera le prove orali, anche se l’ammissione è stata decisa da ordinanze dei Tar, “consegue a ogni effetto” l’abilitazione professionale. Se si è indigenti, però, l’ammissione al patrocinio pagato dallo Stato è impedito dalle relative commissioni presso i Tribunali Amministrativi formate ai sensi della finanziaria 2007 (Governo Prodi) da 2 magistrati del Tar e da un avvocato. Le commissioni, stante i requisiti di accoglimento per il fumus e per l’indigenza, rigettano la domanda, con giudizi anticipati senza contraddittorio: “Manca il Fumus”, inibendo così anche l’inoltro ordinario a pagamento del ricorso avverso all’esito concorsuale.

IMPEDIMENTO ALL'ACCESSO AL GRATUITO PATROCINIO PRESSO IL TAR PER LE VITTIME DI UN CONCORSO TRUCCATO

La Commissione di Lecce, presso il Tar, ha rilevato una mancanza di fumus, con un improprio e sommario giudizio di merito senza contraddittorio e su elementi chiarissimi ed incontestabili, riconosciuti meritevoli dalla giurisprudenza.

La Commissione di Lecce, composta da magistrati del TAR, ha deciso il diniego, inibendo il proseguo presso l'ufficio del ricorso principale, dall'esito scontato.

Lo hanno comunicato dopo un mese, nel pieno delle ferie e a 15 giorni dalla decadenza del ricorso principale al TAR, impedendogli, di fatto, anche la proposizione del ricorso in forma ordinaria.

CRITERI DI VALUTAZIONE

VIOLAZIONE DEI CRITERI. NULLITA' OGGETTIVE: COMPONENTE MANCANTE (PROFESSORE UNIVERSITARIO) E TEMPO INSUFFICIENTE (180 MINUTI PER APRIRE 60 BUSTE E LEGGERE 30 COMPITI DI ALMENO 4 PAGINE, OLTRE CHE PER CONSULTARSI E ESTENDERE IL GIUDIZIO)

DOMANDA LEGITTIMA DEL 8 LUGLIO 2009

DINIEGO ILLEGITTIMO DEL 7 AGOSTO 2009

DATA DI RICEZIONE

DR ANTONIO GIANGRANDE PRESIDENTE ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


MAGISTROPOLI

INSABBIAMENTI: SE SUCCEDE A LORO, FIGURIAMOCI AI POVERI CRISTI !!!!!

Quando la legge non è uguale per tutti.

Denunce fondate presentate a Potenza contro i magistrati di Lecce, Brindisi e Taranto: nessuna condanna per i denunciati, nessuna calunnia da parte dei denuncianti !!!!

Il Gip presso il Tribunale di Potenza ha disposto l’archiviazione della denunzia presentata dal ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto, contro il procuratore della Repubblica di Brindisi, Marco Dinapoli, per violazione del segreto d’ufficio. La denuncia ipotizzava una presunta divulgazione di notizie riservate compiuta da Dinapoli quando questi era procuratore aggiunto a Bari e coordinava il pool di magistrati che indagava sui reati contro la pubblica amministrazione.

L’ipotesi di violazione del segreto riguardava anche gli altri tre magistrati del pool barese (Roberto Rossi, Lorenzo Nicastro e Renato Nitti), che ha indagato su Fitto per fatti che risalgono a quando il ministro era presidente della Regione Puglia.

Già nel giugno 2010 vi furono nuovi colpi di scena nell’ambito dell’inchiesta delle Procure di Bari e Trani sulle ormai note fughe di notizie. Quattro magistrati sarebbero stati intercettati mentre parlavano con giornalisti rivelando notizie relative ad indagini in corso. Ad avere il telefono sotto controllo sono però i cronisti: scopo degli inquirenti è quello di stanare le loro fonti.

L’archiviazione, disposta con ordinanza il 23 luglio 2010. Fitto aveva lamentato che “la diffusione alla stampa di notizie riservate costituisca la regola seguita dai predetti magistrati” sostenendo inoltre la sussistenza di “una vera e propria emorragia di notizie dalla Procura di Bari verso alcuni organi di stampa".

IL LEGALE DEL MAGISTRATO: DENUNCIA INFONDATA.

L'avvocato Gorini riferisce che il Gip di Potenza, su richiesta del pm e nonostante l’opposizione della difesa del ministro, “ha ritenuto quest’ultimo non legittimato a proporre opposizione non essendo persona offesa dal reato e, nel merito, ha escluso la sussistenza del reato di violazione del segreto di ufficio, in quanto quasi tutte le notizie oggetto di pubblicazione non erano coperte da alcun segreto e, limitatamente ad un’unica notizia illecitamente divulgata, ha escluso ogni e qualsiasi coinvolgimento di Dinapoli e degli altri pm denunziati rigettando le richieste di ulteriori indagini sollecitate dal denunciante”. L'avvocato Gorini riferisce, inoltre,che Fitto “aveva presentato molteplici esposti diretti a varie autorità, nei confronti dei magistrati in servizio presso la Procura di Bari, tra cui il dott. Dinapoli, che lo avevano inquisito”. “Nel marzo 2009 aveva anche ottenuto dal ministro della giustizia l’apertura di una inchiesta amministrativa sull'operato dei predetti magistrati con l’invio a Bari di un gruppo di ispettori, fra cui il vicecapo dell’ispettorato generale”. Gorini rileva, inoltre, che nessun rilievo formale è stato mai fatto dal ministro della giustizia in seguito a quella ispezione nè nei confronti di Dinapoli nè degli altri magistrati. Nel maggio 2009 il tribunale civile di Lecce aveva rigettato una richiesta di risarcimento danni (per un milione di euro) proposta da Fitto sempre nei confronti di Dinapoli, per il contenuto dell’intervista rilasciata dal magistrato al quotidiano 'la Repubblica'. Il Tribunale aveva ritenuto “del tutto infondata” la richiesta e condannato Fitto al pagamento delle spese processuali.

LEGALE MINISTRO: MURO GOMMA.

"In seguito alla pubblicazione di notizie riservate di carattere penale, erano stati chiesti accertamenti per scoprire gli autori di tali rivelazioni. Il gip, pur individuando precise responsabilità penali per la pubblicazione non consentita di atti giudiziari, si è dovuto arrendere dinanzi alla difficoltà delle indagini e al muro di gomma innalzato dal silenzio dei giornalisti”. Lo afferma l'avv. Francesco Paolo Sisto, difensore del ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, commentando in una nota il provvedimento del gip del Tribunale di Potenza. “Come al solito, quindi – aggiunge il legale – non è stato possibile scoprire i responsabili. Un film già visto, troppe volte. I giornalisti tacciono, le indagini, se e quando effettuate, non servono allo scopo”. “In merito poi alla richiesta di risarcimento danni avanzata da Raffaele Fitto al Tribunale di Lecce per l’intervista al dott. Marco Dinapoli pubblicata il 22 giugno 2006 da 'Repubblica' - prosegue Sisto – va precisato che, singolarmente, nel corso dell’istruttoria di quel processo, il giornale non fu in grado di provare la genuinità dell’intervista, assumendosene conseguentemente tutta la responsabilità e liberando il dott. Dinapoli da ogni onere; il Tribunale di Lecce, quindi, non solo non ha rigettato la richiesta di Raffaele Fitto, ma, piuttosto, il 16 maggio 2009, l’ha accolta, condannando 'La Repubblica', a risarcire a Raffaele Fitto 63 mila euro, ritenendo diffamatorio il contenuto dell’intervista stessa”.

Lecce come Potenza.

La seconda sezione penale del Tribunale di Lecce ha assolto "perchè il fatto non sussiste" l'ex presidente aggiunto della sezione gip del Tribunale di Bari, Piero Sabatelli, dalle accuse di rivelazione del segreto d'ufficio e accesso abusivo al sistema informatico della Procura della Repubblica barese. I fatti contestati risalgono al 2004. Lo ha reso noto il difensore del magistrato, avvocato Mario Guagliani. Sabatelli, che è attualmente in servizio presso la sezione lavoro della Corte d'Appello di Bari, era imputato con due segretarie e altre quattro persone che sono state tutte assolte. Secondo l'accusa (sostenuta dalla procura di Lecce competente per i procedimenti relativi ai magistrati in servizio nel distretto della Corte d'appello di Bari), Sabatelli e le sue segretarie, dopo aver consultato il registro generale della Procura di Bari, avrebbero rivelato a terzi notizie coperte dal segreto d'ufficio in relazione all'andamento delle inchieste sulle cooperative romana e barese La Cascina (quest'ultima aveva portato nell'aprile 2003 all'esecuzione di dieci provvedimenti cautelari) e La Fiorita. L'accusa, sostenuta dal pm Valeria Mignone, aveva chiesto la condanna ad un anno di reclusione.

IL RESOCONTO ANNUALE DELLO STATO DELLA GIUSTIZIA INDICA IL PERCHE' DI TANTA SFIDUCIA DEI CITTADINI NELLE ISTITUZIONI, SE GIA' LE DENUNCE DELLE FORZE DELL'ORDINE HANNO UN ESITO INCERTO.

DENUNCE ITALIA FORZE DELL'ORDINE TOTALE AUTORI IGNOTI AUTORI NOTI
  2.456.887 1.840.209 616.678
TOTALE CONDANNE ITALIA 198.263    
RAPPORTO DENUNCE-CONDANNE 8%    
       
DENUNCE PUGLIA      
Foggia 24.368 15.643 8.725
Bari 61.003 44.814 16.189
Taranto 19.333 13.419 5.914
Brindisi 16.538 11.621 4.917
Lecce 28.202 20.373 7.829
Totale 149.444 105.870 43.574
       
CONDANNE PUGLIA      
Foggia 1.923    
Bari 5.639    
Taranto 5.513    
Brindisi 2.348    
Lecce 2.113    
Totale 17.536    
RAPPORTO DENUNCE-CONDANNE 11%    

 

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=355910&IDCategoria=1

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/notizie/cronaca/2010/16-giugno-2010/fuga-notizie-bufera-intercettate-telefonate-giudici-giornalisti--1703208719937.shtml

http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/07/13/news/talpe_in_tribunale_a_bari_assolto_l_ex_gip_sabatelli-5547311/

http://giustiziaincifre.istat.it/Nemesis/jsp/Introduzione.jsp

http://giustiziaincifre.istat.it/Nemesis/jsp/dawinci.jsp?q=pl01-0010011000&an=2003&ig=1&ct=67&id=4A|23A|18A

http://giustiziaincifre.istat.it/Nemesis/jsp/dawinci.jsp?q=pl0100010011000&an=2006&ig=2&ct=40&id=4A|18A|23A

http://giustiziaincifre.istat.it/Nemesis/jsp/dawinci.jsp?q=pl0100040164300&an=2006&ig=1&ct=40&id=4A|18A|23A

http://giustiziaincifre.istat.it/Nemesis/jsp/dawinci.jsp?q=pl01-0040164300&an=2003&ig=1&ct=67&id=4A|23A|18A

IL CASO GIANGRANDE

Il Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, dr Antonio Giangrande, ha presentato alla magistratura di Potenza una denuncia penale contro il Sostituto Procuratore di Brindisi competente in proc. 9429/06 R.G. PM / BR.

Il reato ipotizzato è falso e abuso di ufficio continuato.

Il magistrato, Pubblico Ministero d’accusa per il presunto reato di violazione della privacy a carico del Presidente dell’Associazione per la pubblicazione di un singolo atto pubblico contenuto in una pagina del sito web dell’associazione, dal 19 ottobre 2007 adotta contro l’associazione reiterati decreti nulli di sequestro del medesimo sito web, www.associazionecontrotuttelemafie.org, arrecando grave danno d’immagine e interrompendone l’attività.

Il Magistrato negli atti di sequestro e in atti di indagine presentati al GIP ha omesso ogni riferimento e menzione della stessa associazione e ha indicato ragioni di urgenza, per un procedimento iscritto un anno prima.

Il sito web oscurato conteneva migliaia di pagine di notizie di informazione locale estrapolate da articoli di stampa. Alcune inchieste riguardano la stessa Procura di Brindisi.

Ogni tentativo di impugnazione è vano.

L’Associazione Contro Tutte le Mafie, è riconosciuta dal Ministero dell’Interno, in collaborazione privilegiata con il Commissario Straordinario del Governo per il Coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura e per gli effetti partecipante agli incontri interregionali con i Prefetti del sud Italia. Essa collabora con decine di giornali e portali di informazione. Molti direttori di giornali fanno parte dell’associazione. L’associazione, ai sensi degli artt. 21 e 118, comma 4, Cost., svolge attività di interesse generale e di utilità pubblica di informazione, di denuncia e di proposta, sulla base del principio di sussidiarietà.

In Italia, chi combatte il sistema di illegalità, è osteggiato ed emarginato, salvo che non si sia vicini a certi ambienti politici e giudiziari.

"Questo è successo a Falcone - ha dichiarato il Presidente Antonio Giangrande - a De Magistris e alla Forleo, a Contrada, al colonnello Mori, al tenente Canale, al capitano “Ultimo” e al maresciallo “Arciere. Questo succede all’Associazione Contro Tutte Le Mafie”.

http://www.liberoreporter.it/NUKE/news.asp?id=2099

SENTENZA DI INCOMPETENZA TERRITORIALE EMESSA DALLO STESSO GIUDICE CHE HA CONVALIDATO IL SEQUESTRO

ATTI ADOTTATI CON INCOMPETENZA TERRITORIALE:

ATTO DI SEQUESTRO DEL 9 NOVEMBRE 2007 NON CONVALIDATO;

ATTO DI SEQUESTRO DEL 28 DICEMBRE 2007 NON CONVALIDATO;

ATTO DI SEQUESTRO DEL 25 FEBBRAIO 2007 NON NOTIFICATO AL DIFENSORE;

AL 9/11/07 SEQUESTRO NON CONVALIDATO

AL 28/12/07 SEQUESTRO NON CONVALIDATO

AD OGGI

SEQUESTRO DEL 28/12/07 NON CONVALIDATO

SITO WEB

SOTTOPOSTO A SEQUESTRO

 

DALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA

 PRESSO IL TRIBUNALE DI BRINDISI

 Soci (AR), 9 novembre 2007

http://www.associazionecontrotuttelemafie.org/

SITO WEB

SOTTOPOSTO A SEQUESTRO

 

DALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA

 PRESSO IL TRIBUNALE DI BRINDISI

 Soci (AR), 28 Dicembre 2007

http://www.associazionecontrotuttelemafie.org/

SITO WEB

SOTTOPOSTO A SEQUESTRO

 

DALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA

 PRESSO IL TRIBUNALE DI BRINDISI

 Soci (AR), 28 Dicembre 2007

http://www.associazionecontrotuttelemafie.org/

 

IL CASO FORLEO

"COMPLOTTO CONTRO LA FORLEO". INDAGATI DUE PM E UN CARABINIERE

Il giornale La Stampa il 1 aprile 2008 pubblica una notizia sconcertante. Sono stati indagati a Potenza due P.M. e un tenente dei carabinieri che avrebbero fatto un "accordo segreto" per denunciare la Forleo: "Così le diamo una lezione". E con questo "solo fine concordavano" di denunciarla pianificando il testo, i tempi e le modalità della denuncia.

Su questa ipotesi di reato sta investigando il pm di Potenza, Cristina Correale, che ha iscritto nel registro degli indagati due pm, Alberto Santacatterina e Antonio Negro, e il tenente dei carabinieri Pasquale Ferrari.

La vicenda risale all’agosto 2007 e s’incardina nelle indagini sulle minacce ricevute, dai genitori del gip di Milano, Clementina Forleo, poco prima della loro morte, avvenuta il 25 agosto 2005 per incidente stradale.

La Forleo denunciò le minacce e furono avviate indagini che, però, avrebbero subito ritardi e omissioni.

Omissioni – relative alla mancata acquisizione di alcuni tabulati telefonici – che la Forleo aveva denunciato alla Procura della Repubblica di Brindisi.

E non solo. Il gip di Milano, questa estate, ribadì le accuse dinanzi al Csm.

Di lì a poco fu querelata dall’ufficiale dei carabinieri. Sosteneva che la Forleo, al telefono, gli aveva detto: «Dovrebbe vergognarsi di indossare la divisa».

Ed è proprio su questa denuncia, che il pm di Potenza, Cristina Correale, punta il dito: i due pm e l’ufficiale dei carabinieri – scrive il pm – «al solo fine di “dare una lezione” alla dottoressa Forleo», «concordavano tra loro il testo di una denuncia», «esponendo una versione dei fatti diversa da quanto sarebbe accaduto nella conversazione telefonica».

Secondo l’accusa, i due pm, «inducevano il tenente Ferrari a sporgere la querela» e «stabilivano che la denuncia avrebbe dovuto essere presentata nel periodo feriale», ovvero nel periodo in cui era di turno il pm Negro, «per far sì che il predetto (Negro, ndr) venisse designato titolare del procedimento».

Ma le accuse vanno anche oltre.

E confermano quanto aveva affermato la Forleo in merito all’acquisizione dei tabulati: «Santacatterina e Ferrari – scrive la pm Cristina Correale – indebitamente omettevano di curare l’effettiva acquisizione dei tabulati telefonici».
Infine, nella richiesta di archiviazione, il pm Santacatterina, «attestava falsamente» sia di «aver acquisito ed esaminato» alcuni tabulati telefonici, sia che «non sarebbero emerse telefonate utili alle indagini».

In merito alla vicenda, la gip di Milano, disse in tv, durante la trasmissione Annozero: «Sono stata vittima di tentativi di delegittimazione e discredito da parte di soggetti istituzionali, che non appartengono al mio ufficio, e anche da appartenenti alle forze dell’ordine».

I delitti contestati dalla Procura della Repubblica di Potenza agli indagati, ai quali è stato notificato un invito a comparire che vale anche come informazione di garanzia, sono:

- nei confronti dei magistrati Alberto Sattacaterina e Antonio Negro e dell’ufficiale dei carabinieri Pasquale Ferrari, quello di abuso d’ufficio in concorso fra loro, in danno di Clementina Forleo;

- nei confronti del magistrato Alberto Sattacaterina e del tenente Pasquale Ferrari, quello di omissione di atti d’ufficio;

- nei confronti del magistrato Alberto Sattacaterina, quello di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

E CHIEDERE SCUSA ? Uliwood party di Marco Travaglio su l'Unità, 2 aprile 2008

Il tempo, dice il proverbio, è galantuomo. E aiuta a distinguere i galantuomini dai mascalzoni.

Da un anno due galantuomini, Clementina Forleo e Luigi De Magistris, vengono attaccati, perseguitati, infangati da una campagna politico-mediatica che avrebbe stroncato un bisonte. Ma non si sono lasciati abbattere. Hanno risposto colpo su colpo nelle «sedi competenti». Ora in quelle sedi la verità comincia a emergere. A Salerno, dove De Magistris ha denunciato i superiori per le fughe di notizie che poi venivano attribuite a lui, le indagini sarebbero a buon punto: non è lontano il giorno in cui chi l’ha condannato al Csm dovrà vergognarsi e chiedergli scusa. E da Potenza giungono notizie analoghe sul cosiddetto «caso Forleo».

La Procura lucana, cui si era rivolta la gip di Milano, ipotizza un complotto architettato contro di lei da due pm e da un tenente dei Carabinieri di Brindisi. Nella primavera-estate del 2005, mentre Clementina intercetta lo sgovernatore Fazio e i furbetti a colloquio con i loro protettori politici, i suoi genitori vengono minacciati di morte con telefonate (o semplici squilli notturni) e lettere anonime, poi si vedono incendiare la tenuta agricola e la villa in campagna, infine perdono la vita in un incidente d’auto. Senza ipotizzare l’incidente doloso (alla guida c’era suo marito, salvo per un pelo), la Forleo ha denunciato da tempo alla Procura di Brindisi gli inquietanti episodi che l’hanno preceduto. Per scoprire chi ne siano gli autori, occorreva acquisire i tabulati telefonici non solo dei genitori della giudice, ma anche dei numeri chiamanti e soprattutto mettere sotto controllo il telefono di casa dei minacciati (gli squilli, non attivando il traffico commerciale, nei tabulati non risultano).

Ma il pm Alberto Santacatterina chiede ai carabinieri solo i tabulati, senza intercettazioni. E quelli fanno ancora meno: si limitano ad acquisire i tabulati di casa Forleo, non quelli ­fondamentali - delle chiamate in entrata. Lei chiama il tenente Pasquale Ferrari ­- lo stesso incaricato della sua tutela in Puglia - per sollecitarlo a fare il suo dovere. Telefonata burrascosa («si vergogni di indossare la divisa», avrebbe detto la giudice), che l’ufficiale segnala al procuratore di Brindisi, dottor Giannuzzi. Questi però l’archivia subito a «modello 45» (notizie non costituenti reato): un innocuo sfogo personale e nulla più. Intanto la Procura ha chiesto pure l’archiviazione sulle minacce ai genitori. Il gip però respinge la richiesta, ordinando indagini più approfondite. Che però non vengono fatte e il caso finisce definitivamente in archivio. Così si comincia a dire che Clementina, avendo denunciato ad Annozero «tentativi di delegittimazione da soggetti istituzionali e forze dell’ordine», è una pazza visionaria: s’è perfino inventata le minacce ai genitori. Il Csm, per la gioia di un Parlamento ancora sotto choc per l’ordinanza Unipol-Antonveneta, apre una pratica per trasferirla: per avere screditato integerrimi colleghi e ufficiali «con accuse infondate».

In realtà erano fondatissime, ma qualcuno ha fatto in modo di ridicolizzarle. È, appunto, il presunto complotto su cui lavora la Procura di Potenza, orchestrato «al solo fine di dare una lezione» alla Forleo. Occhio alle date. L’8 giugno 2007 il procuratore Giannuzzi archivia il caso della telefonata al tenente. Il 20 luglio la gip chiede alle Camere di poter usare le intercettazioni sulle scalate anche contro alcuni politici e finisce nella bufera. Il 14 agosto, mentre Giannuzzi è in ferie, il tenente Ferrari presenta una denuncia scritta contro la Forleo, ancora per la telefonata: guardacaso, proprio quand’è di turno per le questioni urgenti (per quelle ordinarie bisogna attendere la ripresa autunnale) il pm Antonino Negro, amico dell’ufficiale e del pm Santacatterina.

I tre, sempre secondo la Procura di Potenza, «concordano tra loro il testo della denuncia» e la data della presentazione per gestirla con le proprie mani e “dare una lezione” a Clementina, «esponendo una versione diversa da quanto sarebbe realmente accaduto nella conversazione telefonica tra Forleo e Ferrari». Negro, di turno proprio quel giorno, apre il fascicolo e se lo intesta. Ma non potrebbe: l’affare non è urgente. E poi dovrebbe avvertire il capo, che ha già archiviato il caso. Fortuna che la Forleo, in vacanza in Puglia, si arma di registratore, cerca di capire cosa le stanno facendo e scopre la tresca, subito denunciata a Potenza e al Csm. A quel punto pare che Ferrari si dica disposto a ritirare la denuncia.

Ma lei tira diritto e chiede al Pg di Brindisi di avocare l’inchiesta a Negro. Il quale, per tutta risposta, chiude le indagini a tempo di record e la rinvia a giudizio per minacce al tenente. Ora sulla strana triangolazione Ferraro-Negro-Santacatterina sta facendo luce il pm di Potenza Cristina Correale che, nell’invito a comparire inviato per interrogarli, li accusa di abuso d’ufficio (e Santacatterina anche di falso). Quale abuso? Presentando la denuncia «in periodo feriale, nella settimana in cui era di turno il dr. Negro per far sì che il predetto venisse designato titolare del procedimento in violazione delle tabelle in vigore in ufficio, veniva arrecato intenzionalmente a Forleo un danno ingiusto». Cioè l’apertura di un processo per un fatto già archiviato. Altro danno: le indagini lacunose sulle minacce ai genitori.

Lì Santacatterina e Ferrari «indebitamente omettevano di curare l’effettiva acquisizione dei tabulati», anche se poi il pm, nel chiedere l’archiviazione del caso, «attestava falsamente» di averli «acquisiti ed esaminati» e di non aver trovato «telefonate utili alle indagini» (ipotesi di falso). Un bel quadretto che, se confermato dalle indagini, costringerà un bel po’ di politici, giornalisti, magistrati, alte e basse cariche istituzionali a chiedere scusa alla Forleo. E magari a vergognarsi. Sempreché le scuse e la vergogna, nel frattempo, non siano cadute in prescrizione. 

http://www.comincialitalia.net/interna.asp?id_tipologia=3&id_articolo=6085

http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/1854245.html

IL CASO MARTUCCI

Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-00018

presentata da ANTONINO CARUSO martedì 13 giugno 2006 nella seduta n.008

CARUSO - Al Ministro della giustizia - :

Risulta all'interrogante che pende innanzi alla seconda sezione penale del Tribunale di Brindisi un processo a carico dell'arch. Savino Martucci e altri undici persone;

che il pubblico ministero dott. Alberto Santacatterina, in sede di requisitoria, non solo ha chiesto l'assoluzione di tutti gli imputati, ma sembra aver loro espressamente e pubblicamente "chiesto scusa per l'inchiesta assurda che a suo giudizio non doveva neanche essere iniziata", testualmente aggiungendo: "mi vergogno di essere il rappresentante della pubblica accusa";

che il predetto sostituto procuratore aveva "ereditato" l'inchiesta da altri colleghi;

che della vicenda vi è stata vasta diffusione in sede locale da parte della stampa;

si chiede di conoscere, per quanto di competenza:

se il Ministro in indirizzo intenda comprendere se "l'assurdità" dell'inchiesta penale sia frutto della svista di chi tale la definisce, o se invece emergano gravi responsabilità a carico dei magistrati che tale inchiesta hanno iniziato;

se, nel primo caso, sia lecito penalmente o deontologicamente per un magistrato definire così brutalmente i suoi colleghi;

se, nella seconda ipotesi, di tale "vergogna" e "assurdità" debbano rispondere, penalmente o disciplinarmente, quei magistrati che ne hanno dato causa;

se il Ministro stesso intenda, in definitiva, avviare le azioni di propria competenza perché la vicenda, in sé inusuale, trovi adeguata chiarezza, e risulti conseguentemente ristabilito il necessario credito dell'ufficio cui appartengono i protagonisti della stessa dinnanzi alla pubblica opinione. (3-00018)

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/showXhtml.Asp?idAtto=84&stile=6&highLight=1&paroleContenute=

IL CASO DE STRADIS

"Sono la mamma di Joseph De Stradis. Mio figlio, eroe gentile ucciso a 17 anni"

"Joseph era un ragazzo solare, giocherellone, incapace di provare odio per gli altri". La signora Anna De Stradis non si dà pace. Dalla sua voce rotta, al telefono da New York, si comprende come la sua rabbia e il suo dolore siano rimasti gli stessi di quel maledetto 24 aprile 2004. Da quando, cioè, qualcuno le comunicò che Joseph era stato ucciso. Suo figlio, in realtà, era morto già 3 giorni prima, ma il suo corpo era stato lasciato sotto la sabbia della spiaggia di Manduria a Oria (Brindisi) dai suoi assassini.

In una lunga intervista, Anna De Stradis, che vive a New York, ci ha raccontato il dolore di questi lunghissimi mesi, la mancanza di fiducia nella giustizia italiana, che ha insabbiato le denunce penali contro gli assassini, i rapporti che c'erano fra Joseph e i suoi presunti assassini e la vera storia del legame di suo figlio con Simona, la ragazza che lui avrebbe difeso dal suo carnefice, Fullone,  già denunciato per violenza sessuale. Denuncia insabbiata. La signora De Stradis ha voluto anche rivolgere un appello a chi giudicherà i presunti assassini di suo figlio. "Meritano la pena più pesante - ha detto ai nostri microfoni - non avrò pace finché non li vedrò in carcere a vita".

La signora De Stradis ha voluto spiegare che tipo di persona era Joseph, un ragazzo "solare, giocherellone", che amava l'Italia perché qui aveva tanti amici, ma anche perché amava la buona cucina: da grande, voleva diventare uno chef. Da quando i suoi si erano separati, era tornato con la madre in America, a New York, ma tornava spessissimo a trovare il padre. Ma soprattutto, sottolinea la mamma, era "una persona senza malizia, che non sapeva provare odio per gli altri. E che non si è accorto fino all'ultimo che le persone che erano con lui sarebbero stati i suoi assassini".

http://redazione.romaone.it/4daction/web_rubricheRO?codice=64665&a=qp&b=Notizie

CONFRONTA COSA TESTIMONIA SIMONA, LA FIDANZATA

Dal Corriere della Sera


POLIZIOTTOPOLI

EX QUESTORE CONDANNATO PER OMICIDIO

Si è concluso a Lecce il processo d'appello all'ex questore di Brindisi Francesco Forleo. Insieme a lui, per la morte di un contrabbandiere, giudicati 6 funzionari di Ps

Si è concluso a Lecce con una pena ridotta a tre anni e sei mesi di reclusione il processo d’appello all’ex questore di Brindisi Francesco Forleo, arrestato il 23 novembre del 1998 per l’omicidio del contrabbandiere brindisino Vito Ferrarese, avvenuto nel giugno 95 durante un inseguimento nel mare di Brindisi. In primo grado la condanna era stata a sei anni e sei mesi di reclusione.

Forleo è stato condannato per cooperazione in omicidio colposo, falso relativo ad una perizia, mentre è stato assolto per non avere commesso il fatto dal reato di porto d’arma da guerra, secondo l’accusa volto a falsificare lo stato dei luoghi. Insieme a Forleo sono stati giudicati altri sei funzionari della polizia, tra cui l’ex capo della Squadra Mobile di Brindisi, Pietro Antonacci, ritenuto esecutore materiale dello sparo, la cui pena è stata ridotta da 7 anni e sei mesi di reclusione a cinque anni. I giudici della corte d’Assise d’Appello di Lecce, presidente Valerio Fracassi, hanno emesso la sentenza dopo otto ore di camera di consiglio. La sentenza modifica, riduce ma tuttavia conserva l’impianto accusatorio iniziale. I legali di Forleo ricorreranno in Cassazione.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=188126&IDCategoria=1


POLITICOPOLI

ENNESIMO RICORSO AL GOVERNO, INVIATO PER CONOSCENZA AI 630 DEPUTATI, AI 320 SENATORI, AI 72 PARLAMENTARI EUROPEI

RISULTATO: LETTERA MORTA

-----------

SIG. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

SIG. MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, DELL'INTERNO, DELLA FUNZIONE PUBBLICA, DEL LAVORO, DEI GIOVANI, DEI RAPPORTI CON LE REGIONI

 E’ VERGOGNOSO, NON OTTENERE GIUSTIZIA

Giangrande Antonio, nato ad Avetrana (TA) il 02/06/1963 ed ivi residente alla via Manzoni 51.

Tel. 0999708396. Cell. 328.9163996

Presidente dell’Associazione Contro Tutte Le Mafie;

autore del libro “L’Italia del trucco, l’Italia che siamo” ;

ha svolto l’attività forense per ben 6 anni;

da 11 anni vittima di bocciature ritorsive al concorso forense, nonché perseguito per aver dato notorietà alle interrogazioni parlamentari riguardanti gli insabbiamenti delle denunce presentate nel distretto della Corte d’Appello di Lecce.

PREMESSO CHE

il 16, 17, 18 dicembre 2008 ha partecipato alla prova scritta del concorso forense presso la Corte di Appello di Lecce;

il 26 marzo 2009 la commissione presso la Corte di Appello di Reggio Calabria si è riunita per la correzione dei 3 elaborati: IN FORMA ILLEGITTIMA;

il 24 giugno 2009 (dopo 3 mesi) si sono pubblicati i risultati: giudizio identico negativo, 25, 25, 24;

il 3 luglio 2009 si visionano i compiti, i verbali e i criteri di correzione: SI OTTIENE PROVA CHE I COMPITI NON SONO STATI LETTI E CORRETTI E IL GIUDIZIO RESO E’ FALSO;

l’8 luglio 2009 si presenta istanza di ammissione al gratuito patrocinio con gli allegati probatori presso la Commissione del Tar di Lecce per poter presentare ricorso al TAR per manifesta irregolarità dei giudizi, su contestazioni accolte da ampia giurisprudenza amministrativa;

il 7 agosto (dopo un mese e a pochi giorni dalla decadenza del ricorso) si riceve diniego dalla Commissione: MANCA IL FUMUS;

il 12 agosto 2009 si presenta esposto penale ed amministrativo per fax e posta elettronica con gli allegati probatori ai vari uffici competenti di:

Presidenza della Repubblica, quale capo del CSM;

Presidenza del Consiglio dei Ministri (vari uffici fax 0667793289, 0667793578, 0667795441, 0667793543, 0667796571, 0658492087, 063236210, 0647887878, 0668997064, 066795807, 066797428, 066791131, 0667795049, 066794569, 066798648, 0667796569);

Ministero della Giustizia (vari uffici fax 0668852864, 0668897418, 0668897768, 0668897394, 0668897523, 0668892770, 0668897350, 0668892671, 0666165680, 0666162817, 0668897951, 0666598265, 0668897519, 0668897538, 0668891493);

Ministero degli Interni e sottosegretario Alfredo Mantovano (vari uffici fax 0646549832, 064741717, 0646549599, 0646549815, 064814661, 0646549725, 0646549415);

Ministero della Funzione Pubblica (vari uffici fax 0668997188, 0658324118, 0668997428, 0668997060, 0668997320);

Ministero del lavoro ( vari uffici fax 064821207, 0648161441, 0659945301, 0648161558);

Ministero dei giovani (vari uffici fax 0667796679, 0667795715, 0667792516, 0667792039, 0667792041, 0667792376);

Ministero Pari opportunità fax 06 67792471;

Ministro Raffaele Fitto per i rapporti con le regioni (vari uffici fax 0667794447, 066795500, 0667794078);

Presidenti di Camera e Senato; Commissioni Giustizia di Camera e Senato; Direzione Nazionale Antimafia; Antitrust; Consiglio Superiore della Magistratura; Consiglio Nazionale Forense; Consiglio di Stato; Avvocatura dello Stato; Corte dei Conti; Procura Generale ed ordinaria di Lecce, Taranto, Bari, Potenza, Catanzaro, Reggio Calabria; Prefettura di Lecce e Taranto; Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lecce e Taranto.

RISULTATO: TUTTO LETTERA MORTA.

DOMANDA: E’ PIU’ SCANDALOSO L’ABUSO O L’OMISSIONE ?!?! 

Tanto premesso si chiede alla S.V. di intervenire in questa vicenda, per mezzo di una interrogazione agli uffici interessati.

Le competenze amministrative ed istituzionali sono varie: impedimento alla difesa; impedimento al lavoro, specie giovanile; impedimento alla libera concorrenza ed al libero accesso professionale; impedimento alla pari opportunità; commissione di reati in procedimenti concorsuali ministeriali; impedimento all’attività di un sodalizio riconosciuto dal Ministero dell’Interno; abusi ed omissioni; ecc.

Giusto per sapere se merito giustizia e per non vergognarmi di essere italiano.

Mi dispiace che in Italia il problema non abbia l’attenzione che merita, solo perché ritengo non dignitoso adottare forme estreme di protesta. O forse perché sono sottovalutate le mie segnalazioni. Si pensi, per esempio, che per quello forense, in Italia, presso tutte le sedi di Corte di Appello, ci sono circa 40.000 candidati all’anno e solo il 30 % di loro ottiene l’abilitazione, oltretutto senza merito.

Il concorso notarile o giudiziario non è diverso.

Il far passare il sottoscritto per mitomane o pazzo, condannandolo all’indigenza, non disobbliga l’autorità adita ad un doveroso riscontro. Sempre che si sia in un paese civile e giuridicamente avanzato.

Dr Antonio Giangrande

INTERROGAZIONE AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SUI PARLAMENTARI LOCALI

Illustre Ministro della Giustizia,

tenga conto che

dal 10 aprile 2001 ad oggi ho interpellato il suo Ministero per ben 32 volte, ricevendo in cambio solo assordante silenzio, eccetto che per una volta vi è stata adesione alle mie segnalazioni attinenti il concorso forense truccato, ma a cui non si è posto rimedio.

Consideri che

in risposta alla interrogazione parlamentare presentata al suo Dicastero dal Senatore Euprepio Curto di Alleanza Nazionale, membro della Commissione Antimafia e Giustizia, si accusavano infondate le mie lamentele circa gli insabbiamenti attuati dalle Procure dei Distretti di Corte d’Appello di Bari, Lecce e Potenza, per una sola archiviazione pretestuosa adottata dai magistrati di Potenza nei confronti dei loro colleghi Tarantini, senza aver tenuto conto dei tanti procedimenti penali a carico delle suddette Procure, debitamente provati, i quali non sono stati, ancora, archiviati.

Pensi che

il sottosegretario alla giustizia, On. Luigi Vitali, su una tv locale mi ha inibito pubblicamente di alluvionarlo con le segnalazioni di malagiustizia, anziché rispondermi e/o adottare i rimedi come la legge gli impone.

Contempli che

ben oltre 13.000 esposti penali sono stati insabbiati dalle preposte autorità italiane, senza che sia conseguita l’obbligatoria azione penale, o l’obbligato perseguimento per calunnia nei miei confronti, ovvero l’accusa di mitomania, nonostante che alcuni di essi contenessero l’accusa di associazione mafiosa per alcuni avvocati e magistrati.

Dr Antonio Giangrande