
I NISSENI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!
MAGISTROPOLI
Condannato "giudice lumaca", otto mesi di carcere, pena sospesa.
Aveva impiegato otto anni per le motivazioni di un processo di mafia, i cui imputati nel frattempo sono stati rimessi in libertà.
Dopo la radiazione, è arrivata anche la condanna. Edi Pinatto, l'ex giudice del tribunale di Gela, in provincia di Caltanisetta, da 5 anni pm a Milano, è stato condannato a otto mesi di reclusione, con pena sospesa, per decisione del gup di Catania, Antonino Fallone, che ha accolto la richiesta del pm Antonino Fanara. Pinatto era accusato del reato di omissione e di ritardo di atti d'ufficio per aver impiegato otto anni per depositare la motivazione di una sentenza in un processo di mafia, i cui imputati nel frattempo sono stati rimessi in libertà. Una vicenda per la quale il Csm lo ha recentemente radiato dall'ordine giudiziario.
Oggi il gup ha disposto per l'ex giudice anche la sospensione temporanea dai pubblici uffici, pena accessoria sospesa, e un risarcimento danni allo Stato per i danni arrecati all'immagine della magistratura.
Il suo ritardo provocò, infatti, la scarcerazione di alcuni esponenti del clan dei Madonia imputati nel processo "Grande Oriente", essendo scaduti i termini di custodia cautelare. Solo nel marzo scorso Pinatto aveva depositato le motivazioni della sentenza emessa nel 2000 dal tribunale di Gela contro i sette componenti del clan mafioso, condannati complessivamente a 90 anni di carcere. Ma ormai gli imputati erano usciti dal carcere, il giudizio di appello non aveva potuto essere celebrato, in assenza delle motivazioni del primo grado.
Nel frattempo la vicenda era diventata un caso nazionale, su cui era intervenuto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E il Csm aveva avviato il procedimento a carico di Pinatto, che poi si è concluso con la sua radiazione dall'ordine giudiziario, una sanzione severissima e raramente applicata. I difensori del magistrato avevano chiesto l'assoluzione sostenendo che era oberato di lavoro e per questo non aveva potuto dedicarsi alla sentenza del processo.