I NISSENI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!


DIPLOMIFICIO

Era una vera e propria “fabbrica di diplomi” quella che i finanzieri della Compagnia di Gela (Caltanissetta) hanno chiuso oggi, concludendo un’indagine durata tre anni, che ha portato a denunciare 158 professori di scuola superiore e a mettere i lucchetti a 10 istituti paritari siciliani e calabresi. Scuole in cui bastava pagare bene per conquistare la maturità, e senza la seccatura delle lezioni e dei compiti. Una gallina dalle uova d'oro, capace ogni anno di sfornare 500 diplomati ignoranti e garantire entrate in nero per un milione di euro ai burattinai.

Gli organi di controllo sapevano ma tacevano. C'erano vantaggi anche per loro. Gli inquirenti hanno scoperto che la figlia del direttore dell’ufficio scolastico provinciale di Caltanissetta era nel corpo docente di una delle scuole sequestrate, e che due ispettori inviati da Palermo per verificare l'andamento degli istituti paritari avevano ottenuto la maturità per un figlio e l'assunzione di un cognato come segretario nelle strutture che avrebbero dovuto controllare.

A indirizzare gli studenti svogliati e danarosi verso le scuole dei loro sogni era una serie di aiutanti esterni che procacciavano iscrizioni da tutta Italia, ricevendo una percentuale per ogni alunno reclutato. I maturandi dovevano pagare una somma oscillante da 3 a 4 mila euro a seconda dell'indirizzo di studi, ma i finanzieri hanno scoperto una sorta di “piano tariffario”, secondo il quale più era alto il voto finale che si desiderava, più rapido sarebbe stato il tempo impiegato per ottenere il diploma. Maggiore, ovviamente, era anche la cifra da versare. Trattamenti speciali e sconti erano previsti per amici particolari o parenti.

Un gioco facile, con il risultato garantito. Compiti svolti copiando da soluzioni prestampate, interrogazioni fittizie, prove scritte fatte dagli insegnanti e tutte uguali, lezioni disertate e voti falsificati. Fino alla messa in scena dell'esame di maturità, senza intoppi. Un meccanismo che ha evidentemente bisogno della complicità dei professori, che infatti si prestavano all'inganno e avevano la loro contropartita. Non soldi, visto che con una massiccia evasione fiscale i capi tenevano per sé le somme che dichiaravano di impiegare per gli stipendi e la gestione. I docenti chiudevano invece un occhio in cambio di punteggio prezioso, acquisito con ore di lezione fasulle e utile per scalare le graduatorie statali ed evitare magari le temute supplenze a molti chilometri da casa.

http://palermo.repubblica.it/dettaglio/quattromila-euro-per-avere-il-diploma-denunciati-150-prof-10-scuole-chiuse/1750546


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I GELESI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!


MAGISTROPOLI

EDI PINATTO: 8 ANNI PER SCRIVERE LE MOTIVAZIONI.

Condannato "giudice lumaca", otto mesi di carcere, pena sospesa.

Aveva impiegato otto anni per le motivazioni di un processo di mafia, i cui imputati nel frattempo sono stati rimessi in libertà.

Dopo la radiazione, è arrivata anche la condanna. Edi Pinatto, l'ex giudice del tribunale di Gela, in provincia di Caltanisetta, da 5 anni pm a Milano, è stato condannato a otto mesi di reclusione, con pena sospesa, per decisione del gup di Catania, Antonino Fallone, che ha accolto la richiesta del pm Antonino Fanara. Pinatto era accusato del reato di omissione e di ritardo di atti d'ufficio per aver impiegato otto anni per depositare la motivazione di una sentenza in un processo di mafia, i cui imputati nel frattempo sono stati rimessi in libertà. Una vicenda per la quale il Csm lo ha recentemente radiato dall'ordine giudiziario.

Oggi il gup ha disposto per l'ex giudice anche la sospensione temporanea dai pubblici uffici, pena accessoria sospesa, e un risarcimento danni allo Stato per i danni arrecati all'immagine della magistratura.

Il suo ritardo provocò, infatti, la scarcerazione di alcuni esponenti del clan dei Madonia imputati nel processo "Grande Oriente", essendo scaduti i termini di custodia cautelare. Solo nel marzo scorso Pinatto aveva depositato le motivazioni della sentenza emessa nel 2000 dal tribunale di Gela contro i sette componenti del clan mafioso, condannati complessivamente a 90 anni di carcere. Ma ormai gli imputati erano usciti dal carcere, il giudizio di appello non aveva potuto essere celebrato, in assenza delle motivazioni del primo grado.

Nel frattempo la vicenda era diventata un caso nazionale, su cui era intervenuto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E il Csm aveva avviato il procedimento a carico di Pinatto, che poi si è concluso con la sua radiazione dall'ordine giudiziario, una sanzione severissima e raramente applicata. I difensori del magistrato avevano chiesto l'assoluzione sostenendo che era oberato di lavoro e per questo non aveva potuto dedicarsi alla sentenza del processo.

http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/giudice-allontanato-csm/condanna-ottomesi/condanna-ottomesi.html