
I CAMPOBASSANI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!
di Antonio Giangrande
(Inchiesta basata su atti pubblici e/o di pubblico dominio. Le fonti sono lincate).
SANITOPOLI
Black Hole: chiesto il processo per 110. La parola ai giudici.
Depositata la richiesta di rinvio a giudizio per politici, medici, dirigenti e imprenditori accusati a vario titolo nella maxi-inchiesta sulla corruzione della sanità bassomolisana e le ramificazioni con i centri di potere. L’udienza preliminare vedrà, fra gli altri, l’ex sindaco Di Giandomenico, il presidente della Regione Iorio, gli assessori Vitagliano e Velardi, la dottoressa Patrizia De Palma e l’ex manager Asl Verrecchia.
27 marzo 2009 - L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è arrivato ai 112 indagati di Black Hole nei mesi scorsi. I venti giorni di tempo per presentare eventuali memorie dalla data del ricevimento delle notifiche (che in alcuni casi hanno impiegato tre mesi per finire materialmente nelle mani degli indagati) sono scaduti, e il Pm di Larino ha ora chiesto il rinvio a giudizio. Sono 110 le persone per le quali il Gup Aceto dovrà fissare l’udienza preliminare, durante la quale si deciderà per il processo oppure per il non luogo a procedere. Solo le posizioni di due indagati, con un ruolo minore e marginalissimo, sono state stralciate: tutte le altre restano in piedi, per quello che si annuncia un vero maxiprocesso, un inedito assoluto nella storia giudiziaria del Molise.
Oltre cento faldoni, ognuno formato da diverse migliaia di pagine: il materiale probatorio è immane, frutto di un lavoro massiccio che per anni ha visto impegnati il procuratore capo di Larino Nicola Magrone, i suoi sostituti e la polizia giudiziaria, e costituito anche da intercettazioni ambientali e telefoniche effettuate piazzando cimici nei luoghi più strategici, a cominciare dall’ospedale San Timoteo.
L’istanza di rinvio a giudizio è stata depositata nella cancelleria del Gup giovedì 26 marzo, esattamente 3 anni e un mese dopo i primi arresti, che il 2 febbraio 2006 avevano fatto tremare Termoli dalle fondamenta, spedendo in carcere la moglie dell’allora sindaco e onorevole Remo Di Giandomenico, la dottoressa Patrizia De Palmaex primario di ostetricia, l’ex manager della Asl locale e una sfilza di medici e imprenditori collegati a vario titolo alla sanità locale. Associazione a delinquere, concussione, corruzione, peculato, truffa: secondo la ricostruzione dei carabinieri, messa insieme in anni di pedinamenti, controlli incrociati e intercettazioni ambientali e telefoniche, un ristretto gruppo di potere strettamente intrecciato alla politica avrebbe gestito la Asl di Termoli a proprio piacimento, succhiandola come una chela di astice: assunzioni pilotate, appalti in cambio di regali, false certificazioni mediche, aborti illegali, trasferimenti di soldi all’estero. Una “societas sceleris” coordinata dalla coppia Di Giandomenico/De Palma, che dell’ospedale San Timoteo avevano fatto – secondo l’accusa – il loro regno e il pozzo dal quale attingere voti e potere.
Tre mesi dopo finisce ai domiciliari anche Remo Di Giandomenico, per il quale è nel frattempo venuta meno l’immunità parlamentare. E l’anno successivo, precisamente il 13 maggio, altra bomba giudiziaria: in arresto finiscono 9 personaggi eccellenti tra i quali l’ex comandante provinciale dell’Arma Maurizio Coppola, i marescialli Pagano ed Esposto, l’ex comandante di Polizia Municipale Sciarretta e l’avvocato Ruggero Romanazzi, difensore di Remo Di Giandomenico, con altri carabinieri e agenti di polizia giudiziaria di Larino. Anche a loro carico l’accusa è pesantissima: associazione a delinquere per aver cercato di occultare le prove dell’inchiesta sulla malasanità del Basso Molise.
Black Hole 1 e Black Hole 2: i due procedimenti sono stati riunificati in un’unica inchiesta, incentrata sulla corruzione nella sanità bassomolisana e sulle ramificazioni con i centri di potere politici e giudiziari. Le indagini erano partite più di tre anni e mezzo fa: da una rissa fra medici all’ospedale San Timoteo si era sviluppato un filone d’indagine di incredibili dimensioni, che adesso si appresta a essere sottoposta al vaglio del processo.
I provvedimenti di conclusione delle indagini sono stati ricevuti da 112 indagati, numero impressionante per una regione come il Molise che conta trecentomila abitanti. Le richieste di rinvio a giudizio sono per 100 di loro. Un numero che è la cifra di un malcostume dilagante che nel corso degli anni sarebbe diventato – secondo la ricostruzione degli inquirenti – un sistema criminale collaudato con agganci saldissimi fra l’ambiente ospedaliero, fulcro di una gestione clientelare e personalistica, i vertici politici del Comune di Termoli e della Regione Molise, la Polizia Municipale della città adriatica e gli ambienti giudiziari di Larino, senza salvare nemmeno gli ex vertici dei carabinieri provinciali. I nomi di spicco per i quali la Procura chiede il procedimento penale sono tanti: da Remo di Giandomenico e Patrizia De Palma al presidente della Regione Molise Michele Iorio, agli assessori regionali Luigi Velardi e Gianfranco Vitagliano, alla deputata Sabrina De Camillis, all’ex sindaco di Larino Nicola Anacoreta. Ci sono Mario Verrecchia, molti medici e dirigenti Asl (da Rosangela De Palma, cugina di Patrizia, a Nicola Occhionero, Roberto Previati, Alessandro Altopiedi, Antonio Di Paola, Anna Franco), imprenditori e fornitori di attrezzature ospedaliere da Esterino Policella a Ettore Folcando, Maurizio Galasso, e Vincenzo Nuzziello. Nell’elenco anche Ugo Sciarretta, Nik De Palma, il Colonnello Maurizio Coppola, il maresciallo Raffaele Esposto, il carabiniere Luigi Soccio, l’ex comandante della sezione di polizia giudiziaria dei Carabinieri presso la procura di Larino, Giovanni Pagano, gli agenti di polizia giudiziaria: Michele Tenaglia, Orlando Zara e Giancarlo Littera. C’è anche Ruggero Romanazzi, ex carabiniere, difensore dell’ex sindaco di Termoli.
I capi d’imputazione – cioè i reati e gli episodi illeciti – contestati sono ben 117. Reati che spaziano dall’associazione a delinquere alla concussione, truffa, peculato, pratica illegale di aborti. E ancora: episodi di assunzioni truccate, appalti ‘comprati’, tangenti, falsi invalidi, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, finanziamenti pubblici illeciti a un’associazione privata, il Cesad, che opera nel settore della ricerca scientifica.
La richiesta passa ora al Gup, che dovrà convocare l’udienza preliminare. E’ possibile che prima di farlo, e di inoltrare le notifiche ai 110 indagati, vorrà reperire una sede idonea a ospitare una udienza preliminare con così tante parti, che fra indagati e legali supererà le 400 persone. Il Palazzo di Giustizia frentano non dispone di un locale adatto, e bisognerà ripiegare sull’hotel Campitell, già usato per il processo sul crollo della Jovine di san Giuliano di Puglia, oppure su una palestra scolastica. I tempi perciò potrebbero allungarsi, e l’udienza preliminare potrebbe slittare a dopo l’estate.
http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=5047
IL MAGISTRATO LA RANA RINVIATO A GIUDIZIO
Campobasso – 18 dicembre 2008 - Il dottor Antonio La Rana, sostituto procuratore presso la Corte d'Appello di Campobasso, è stato rinviato a giudizio con una serie di accuse.
L'alto magistrato è accusato di di concussione, abuso d'ufficio, favoreggiamento personale, accesso abusivo al sistema informatico della procura di Vasto e rivelazione di segreti d'ufficio. Il rinvio a giudizio è stato disposto dal giudice per l'udienza preliminare di Bari, competente per i reati contestati ai magistrati in servizio in Molise. Insieme a La Rana sono state rinviate a giudizio altre 14 persone, tra cui tre carabinieri. Secondo il quadro accusatorio, il magistrato avrebbe interferito nelle attività amministrative del Comune di Vasto e nell'attività giudiziaria del tribunale della città adriatica.
http://www.altromolise.it/notizia.php?argomento=cronaca&articolo=35783
PROCURATORE DI ISERNIA INDAGATO A BARI
AVREBBE OSTACOLATO LE INDAGINI DEI CARABINIERI
CAMPOBASSO, 13 MAG 2008 - Il procuratore della Repubblica di Isernia, Antonio La Venuta, è indagato per abuso d'ufficio dalla magistratura barese. L'inchiesta riguarda presunti comportamenti messi in atto per ostacolare l'attività investigativa dell'allora comandante dei Carabinieri di Venafro, Antonio Bandelli. Il quale condusse le indagini che, nel 2004, portarono agli arresti su presunti abusi nella costruzione della variante di Venafro, appaltata dall'Anas per 80 milioni di euro.
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2008-05-13_113235187.html
Atto Camera.
Interrogazione a
risposta scritta
4-06369
presentata da COSIMO GIUSEPPE SGOBIO
mercoledì 9 aprile 2008 nella seduta n.278
SGOBIO. - Al Ministro della giustizia, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il 6 marzo 2008 il TAR del Molise ha accolto la richiesta di sospensiva dell'ordine di trasferimento per il capitano dei Carabinieri Fabio Muscatelli operante a Termoli (Campobasso). Il trasferimento era stato disposto dai vertici dell'arma che voleva inviarlo a Livorno ma il capitano si era opposto ritenendolo un atto punitivo nei suoi confronti e la sua tesi è stata accolta dal Tar;
il capitano Muscatelli è stato l'autore dell'inchiesta istruita dalla procura di Larino (Campobasso) e denominata Black Hole e di cui ha seguito tutti i passaggi; inchiesta su reati contro il patrimonio, truffa, furto, corruzione e che ha messo in luce collusioni fra mondo della politica e dell'imprenditoria locale coinvolgendo esponenti di spicco del mondo politico molisano. Nell'ambito di quell'inchiesta nello scorso mese di gennaio sono stati emessi un centinaio di avvisi di chiusura delle indagini;
da un filone dell'inchiesta Black Hole nello scorso mese di maggio la procura di Larino (Campobasso) aveva emesso numerosi avvisi di garanzia nei confronti di alcuni appartenenti alle forze dell'ordine con accusa di truffa, associazione a delinquere e rivelazione del segreto di ufficio;
il procuratore di Larino sosteneva la tesi relativa all'esistenza di un «corpo separato» nella Procura che avvisava gli indagati delle mosse dei magistrati e degli inquirenti. In questa indagine era stato coinvolto un alto ufficiale dei Carabinieri del Molise;
nei mesi scorsi un altro ufficiale dei Carabinieri, il tenente Bandelli, è stato trasferito dalla sua sede di Venafro (Isernia) a Foggia. In questo caso si è parlato di «normale rotazione», ma il tenente Bandelli è stato anch'egli autore di una delle più importanti indagini contro i rischi di infiltrazione malavitosa nel mondo imprenditoriale del Molise;
in questo caso si tratta della cosiddetta indagine «piedi d'argilla» tuttora in corso e riguardante appalti per opere pubbliche e che ha coinvolto anche in questo caso esponenti del mondo politico locale;
molti degli inquirenti che hanno lavorato all'indagine piedi di argilla sarebbero stati, secondo indiscrezioni di stampa, a loro volta intercettati e finiti sotto inchiesta per reati minori. Tali intercettazioni sarebbero al vaglio della Procura di Isernia;
sulla possibilità che nei confronti degli inquirenti venissero operate pressioni al fine di inquinare le indagini sono state aperte alcune inchieste e si sono verificate tensioni fra i vertici delle Procure del Molise nonché al loro stesso interno;
il 29 gennaio 2008, secondo notizie di stampa non smentite, la procura di Larino emetteva mandato di perquisizione per i comandi regionali e provinciali dei Carabinieri del Molise e di Campobasso per acquisire documenti relativi alla richiesta di trasferimento del capitano Muscatelli;
iniziativa analoga era avvenuta il 30 giugno 2006 quando la Procura distrettuale antimafia di Campobasso (a firma del magistrato Nicola D'Angelo) emetteva mandato di perquisizione per i locali del comando generale dell'Arma dei carabinieri di Roma, del comando interregionale di Napoli, del comando regione Molise, di quello provinciale di Isernia e della compagnia di Venafro al fine di recuperare, con motivazioni molto dettagliate, documenti relativi a presunte pressioni o tentativi di pressione da parte di singoli sugli ufficiali dell'arma che svolgevano o avevano svolto le delicate inchieste di cui sopra;
presumibilmente a seguito dell'inchiesta avviata dal sostituto procuratore dottor Nicola D'Angelo della DDA di Campobasso su eventuali interferenze, il 31 ottobre 2006, il procuratore distrettuale di Campobasso, dottor Mario Mercone, inviava una lettera alla Procura generale di Campobasso ed al comando regionale Carabinieri e al procuratore D'Angelo, lettera con la quale si chiedeva di trasmettere a sé tutti gli atti inerenti l'ampia mole di procedimenti consequenziali scaturiti dall'inchiesta «piedi di argilla» al fine di evitare, come testualmente riportato dalla missiva, «che pubblici ufficiali si attribuiscano la potestà di scegliere il magistrato cui assegnare i procedimenti»;
il 2 novembre 2006 il sostituto procuratore dottor Nicola D'Angelo (ex titolare dell'inchiesta «piedi di argilla» nonché di quella sulle presunte pressioni sugli ufficiali dell'Arma dei Carabinieri) rispondeva che la missiva, al di là degli intenti dell'autore, potrebbe avere «un effetto lesivo della dignità personale e professionale dello scrivente» aggiungendo di «non essersi mai reso strumento, consapevole o inconsapevole di qualcuno» -:
se non si ritenga necessario ed urgente, alla luce di quanto esposto e nell'ambito delle rispettive competenze disporre un'accurata indagine presso le procure di Isernia, Campobasso e Larino per verificare se sussistano le condizioni di serenità ambientale tali da consentire il corretto funzionamento delle procure stesse;
se non si ritenga di adottare le opportune iniziative al fine di verificare, presso il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, il corretto svolgimento delle procedure relative ai provvedimenti di trasferimento emessi nei confronti degli ufficiali di cui in premessa.(4-06369)
CAMPOBASSO - 2 NOV. 2006 - Stanno suscitando non poco clamore anche in Molise le dodici richieste di rinvio a giudizio inoltrate dal Pm presso la Procura di Bari, Marco Di Napoli, sul caso La Rana, procuratore generale presso la corte d’Appello di Campobasso.
Si tratta di una complessa vicenda inerenti gli ombreggi sul litorale abruzzese che, dal 2003 ad oggi, ha finito con coinvolgere un centinaio di persone. Politici e imprenditori, magistrati ed avvocati, esponenti delle forze dell’ordine e professionisti, sentiti a vario titolo dagli inquirenti che nel giugno del 2005 hanno depositato gli atti a conclusione delle indagini sull’ex Pm vastese Antonio La Rana ora sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Campobasso.
Indagini in cui hanno avuto un ruolo primario le intercettazioni telefoniche.
Conversazioni e mezze frasi che hanno concorso in modo decisivo alla formulazione dei capi d’imputazione, in prevalenza il favoreggiamento, a carico degli indagati. Una vicenda intricata, ricostruita in duecento pagine dal Pm […]
Atto Camera. Interrogazione a risposta scritta 4-12655
presentata da NICHI VENDOLA
martedì 1 febbraio 2005 nella seduta n.578
in data 2 dicembre 2004, la D.D.A. (Direzione Distrettuale Antimafia) di Campobasso portava a termine una operazione anticrimine denominata «Piedi d'Argilla», con l'arresto di quattro persone e l'emissione di 23 avvisi di garanzia;
tra gli indagati dell'inchiesta risulta esserci l'allora vice presidente della regione Molise, Aldo Patriciello, i fratelli Antonio e Aniello, il nipote Vincenzo mentre agli arresti domiciliari risulta esserci un altro fratello, Gaetano;
sempre nella citata data veniva posto sotto sequestro il cantiere della variante autostradale di Venafro (Isernia), opera appaltata dall'ANAS per oltre 55 milioni di euro, primo tratto del congiungimento tra l'autostrada Roma-Napoli (A1), all'altezza dell'uscita autostradale di San Vittore (Frosinone) e l'autostrada Adriatica (A 14) all'uscita di Termoli (Campobasso);
nell'operazione della D.D.A. risultano coinvolti dipendenti della ditta Adanti di Bologna, in quanto aggiudicataria della commessa, nonché di altre imprese sub-appaltatrici e fornitrici, sia del gruppo riconducibile alla famiglia Patriciello, sia quello dei Garofalo di Petilia Policastro (Crotone);
tra gli indagati della ditta Adanti risulta esserci il capo cantiere, Massimo Zullo (attualmente agli arresti domiciliari), e, successivamente, la DDA emetteva altri tre avvisi di garanzia nei confronti di un altro dirigente della ditta Adanti, di un dipendente di una delle ditte sub-appaltatrici e di un rappresentante delle Forze dell'ordine;
le motivazioni che hanno indotto l'autorità giudiziaria a sequestrare il cantiere della variante di Venafro sarebbero: 1) l'utilizzo di materiale assolutamente scadente conglobando nel cemento utilizzato, anche terra e pezzi di legno; 2) nel preconfezionare false fatture d'acquisto di un dato tipo di cemento dal momento che non era mai stato acquistato quello che avrebbero dovuto utilizzare, salvo procurarsene pochi sacchi al solo scopo di confezionare i saggi da inviare al controllo; 3) nell'utilizzo di un cemento per tipologia, qualità e quantità assolutamente diverso da quello prescritto in contratto; 4) nel ricorrere a modalità operative pregiudizievoli alla futura stabilità dell'opera, in particolare provvedendosi a simulare la presenza di un terreno di appoggio sufficientemente solido per la gettata di alcuni pali, predisponendo nottetempo apposite camicie in cemento armato tali da simulare, nella giornata successiva, il raggiungimento di un punto di appoggio solido oppure, in altri casi, nel gettare il palo senza aver trovato un terreno di appoggio adatto; 5) nell'utilizzare in talune occasioni pali normali quando occorrevano pali sonici; 6) nell'utilizzare materiali inidonei tanto che i pochi saggi regolari riportavano valori drammaticamente inferiori al dovuto, al punto che solo a mezzo di un illecito accordo con la ditta Geolab di San Vittore che doveva effettuare la valutazione dei saggi, di riuscivano ad ottenere certificazioni attestanti la bontà dell'opera; 7) nel fare in modo che i saggi fossero dirottati nei punti in cui minore era stata la frode, ma soprattutto, nel predisporre a parte il materiale da presentare come campione di saggio; 8) nel sostituire, almeno in un caso, il materiale dei saggi prelevati da personale dell'ANAS, con materiale appositamente preconfezionato in modo da dare risultati idonei al controllo;
vi sarebbe il coinvolgimento di alcuni appartenenti alle forze dell'ordine in servizio presso il tribunale di Isernia con l'ipotesi di reato di corruzione, concussione e rivelazione del segreto d'ufficio;
tra gli indagati dalla D.D.A. risulta esserci il comandante della Guardia forestale di Venafro, Antonio Varone (la cui moglie è attualmente impiegata presso la clinica Neuromed di Pozzilli di proprietà dei fratelli Patriciello), il quale in una conversazione telefonica con il capo cantiere della Adanti, Massimo Zullo, mostrava disappunto per aver dovuto sequestrare una cava dei Patriciello, promettendo di riaprirla nel giro di pochi giorni;
tra gli indagati risulta esserci il luogotenente presso la procura generale di Isernia appartenente all'Arma dei carabinieri, maresciallo Giuseppe Guerriero, con l'accusa di concussione e rivelazione di segreti d'ufficio. Il ruolo del maresciallo sarebbe stato quello di carpire informazioni sulle indagini della procura della Repubblica di Isernia o di aggiustare vicende processuali così come riportato da notizie di stampa dalle quali si evince che: «Guerriero rivela un notevole grado di confidenza con Aldo Patriciello, al punto di alzare la voce perché l'ex vice presidente non si mostra del tutto disponibile alle sue richieste»;
il maresciallo Guerriero da notizie di stampa risulta proprietario di una grande villa con piscina ubicata sulle colline di Venafro. Nei lavori di costruzione della villa il maresciallo risulta aver ricevuto in dono dalla ditta Adanti degli alberi di ulivo espiantati dai cantieri della variante di Venafro e risulta, altresì, che il maresciallo abbia utilizzato materiali e macchinari che provenivano dai cantieri stessi;
oltre al maresciallo Guerriero risultano indagati altri tre militari appartenenti all'Arma dei carabinieri e altri tre appartenenti alla Polizia stradale;
prestano servizio presso la Compagnia dei carabinieri di Venafro circa 100 militari di cui 20 risultano avere mogli o figli impiegati presso aziende del gruppo Patriciello;
da notizie di stampa si evince che l'attuale procuratore della Repubblica di Isernia, dottor Antonio La Venuta, nel corso di una conversazione telefonica invitava Aldo Patriciello nella sua villa di San Gregorio Matese (Caserta) e nel corso della medesima conversazione il Procuratore La Venuta mostrava familiarità nei confronti di Aldo Patriciello dandogli del tu. Il colloquio avveniva mentre Aldo Patriciello era oggetto di indagine;
il dottor Antonio La Venuta nel 1996 è stato candidato alle elezioni politiche per la Camera dei deputati nelle liste di Forza Italia, risultando non eletto;
l'accusa più grave rivolta ad Aldo Patriciello e ai suoi fratelli, sarebbe quella di aver avuto rapporti con la cosca 'ndranghetistica Garofalo di Petilia Policastro, coinvolta in occasione della campagna elettorale di Aldo Patriciello per il rinnovo del Parlamento europeo avvenuto nel 2004;
tra gli impiegati del gruppo Patriciello, risulterebbe tale Antonio Curcio, appartenente alla cosca dei Garofalo il quale è gravato da numerosi precedenti penali, con l'incarico di ragioniere;
da notizie di stampa parrebbe che: «il clan 'ndranghetistico dei Garofalo si è impegnato direttamente e fattivamente nella campagna elettorale in favore di Aldo Patriciello» -:
quali valutazioni dia il Governo dei fatti suesposti;
se il Governo non ritenga opportuno intervenire presso l'ANAS affinché sia avviato un monitoraggio del cantiere della variante di Venafro, al fine di individuare e, successivamente rimuovere le irregolarità citate in premessa;
se corrisponde al vero che il comandante della Guardia forestale di Venafro, Antonio Varone, sia attualmente in servizio e, in caso affermativo, se non si ritenga opportuno sollevarlo dall'incarico o sospenderlo in via precauzionale, al fine di consentire all'autorità giudiziaria di definire in maniera certa le presunte responsabilità penali;
se corrisponda al vero che il maresciallo Giuseppe Guerriero sia attualmente in servizio presso la Procura Generale di Isernia e, in caso affermativo, se non si ritenga opportuno sollevarlo dall'incarico che ricopre;
se il Ministro interrogato non ritenga sussistenti gli elementi per promuovere azione disciplinare contro il procuratore di Isernia, dottor Antonio La Venuta, dall'ufficio dal medesimo ricoperto a fronte della gravità dei fatti di cui si sarebbe reso protagonista;
se il Ministro della giustizia non intenda avviare una ispezione ministeriale presso la procura della Repubblica di Isernia;
quali iniziative il Governo intenda adottare per riportare il territorio di Isernia in un'orbita di legalità.(4-12655)
NOTAIOPOLI
TERMOLI (CB) 18 GEN 2008 - Hanno ritardato le esecuzioni immobiliari inadempiute per un ventennio dal Tribunale costiero e sono finiti in un'indagine della Procura della Repubblica di Larino prima e, ieri l'altro, davanti al giudice per le indagini preliminari Roberto Veneziano del foro frentano. Protagonisti della vicenda, ancora tutta da chiarire, i notai di Termoli. E' toccato anche all'attuale Sindaco, Vincenzo Greco, notaio della città, finire insieme ai suoi colleghi, davanti al gip frentano che, a conclusione dell'udienza preliminare svoltasi a Larino, ha deciso per il rinvio a giudizio di tutti e cinque i professionisti.
Sul loro "capo" è piombata l'accusa di ritardo in atti di ufficio. Dunque anche per il primo cittadino termolese che negli ultimi mesi ha dato il via come amministratore ad una serie di azioni legali amministrative e non solo, è toccato fare i conti con la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Larino. Lui però, ieri l'altro, non era presente al primo piano del Palazzo di Giustizia frentano mentre alcuni suoi colleghi hanno preferito non mancare all'appuntamento con il giudice Roberto Veneziano.
Durante l’attesa i presenti, assistiti da vari penalisti di Termoli, erano piuttosto fiduciosi di poter chiarire subito l'accaduto ed invece, contrariamente a qualche aspettativa, il gip ha ritenuto di rinviarli a giudizio.
Dunque, i cinque dovranno affrontare il procedimento giudiziario il cui avvio è previsto per il prossimo 28 maggio. Alcuni dei penalisti di fiducia dei notai locali sottolineano l’incongruenza della questione. Ovvero il ritardo ventennale del tribunale negli adempimenti legati alle esecuzioni immobiliari finite per questo motivo tra gli atti notarili per poi chiedere il giudizio a carico dei professionisti a causa di ritardi che, seppur provati a livello documentale, provenivano già da situazioni di grande caos e disagio.
http://www.mytermoli.com/dblog/articolo.asp?articolo=6394
SINDACATOPOLI
SCANDALO ALLA CISL DI ABRUZZO E MOLISE. AUTO DI LUSSO CON I SOLDI DELLA FORMAZIONE
CAMPOBASSO – 29 giugno 2008 - Venti milioni di euro di fondi pubblici spariti nel nulla. Forse anche di più. Sottratti da un ente di formazione professionale, che avrebbe dovuto aiutare i giovani ad inserirsi nel mercato del lavoro, e che invece ha sperperato fondi. Ora, lo Ial-Cisl Abruzzo e Molise, è in liquidazione, travolto da un'inchiesta giudiziaria per una montagna di euro della Ue, finita prima nelle casse dell'ente del sindacato e poi scomparsa.
Gli stessi vertici nazionali della Cisl ammettono che quegli ammanchi di bilancio "non trovano giustificazioni" e presentano "gravi responsabilità", come conferma l'amministratore delegato dello Ial nazionale, Graziano Treré. Quando le Fiamme Gialle di Pescara, pochi mesi fa, hanno sequestrato i documenti contabili, hanno scoperto che i soldi della formazione professionale erano stati utilizzati per acquistare auto di lusso (Mercedes), finanziare campagne elettorali, comperare beni per uso personale (come mobili per arredare la casa di alcuni dirigenti).
E tra le carte è spuntato anche un finanziamento al Palermo Calcio (periodo 2000-2002), quando alla presidenza c'era l'ex segretario nazionale della Cisl, Sergio D'Antoni. Una circostanza, quest'ultima, che gli inquirenti comunque stanno ancora verificando.
Spulciando poi negli istituti di credito, sono stati individuati anche tre conti correnti. Uno ufficiale, in cui confluivano i finanziamenti, e altri utilizzati per far uscire somme sotto varie forme.
Il crac ha avuto inizio con la protesta dei docenti e dipendenti, senza stipendio da mesi. Poi, i vertici nazionali hanno proceduto al commissariamento, avviato un'indagine interna e presentato un esposto alla procura in via cautelativa. Ma l'inchiesta giudiziaria era già partita in base alle denunce di corsisti e docenti. Ora, con la chiusura definitiva e la dichiarazione dello stato di insolvenza, sono scattati anche 50 licenziamenti. Non solo: oltre mille e seicento giovani attendono compensi e rimborsi. E chissà quanto ancora dovranno aspettare.
Lo Ial-Cisl, in Italia, conta 194 centri di formazione, con 3.500 dipendenti in 19 strutture regionali e un fatturato consolidato di circa 400 milioni di euro, proveniente in gran parte da fondi pubblici, compresi quelli europei. "In linea con i propri fini statutari" si legge in una nota del sindacato "lo Ial progetta e coordina percorsi integrati di orientamento, formazione ed assistenza all'inserimento lavorativo e nella creazione d'impresa, finalizzati a favorire l'accesso al mondo del lavoro dei giovani e delle categorie svantaggiate".
Invece, in questa vicenda, i lavoratori denunciano di essere stati truffati. "La non corretta tenuta contabile non consente una ricostruzione fedele di quanto avvenuto. Del resto, su questo si concentra l'indagine della magistratura" spiega Pietro Evangelista, commissario liquidatore. L'inchiesta coordinata dal Procuratore Capo della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, e portata avanti dal pm Antonio Papalia, prosegue con interrogatori e avvisi di garanzia. Sotto esame gli anni tra il 2000 e il 2006. Ora si punta a chiarire quanti soldi per la formazione professionale potrebbero essere finiti ai partiti.
Dalle deposizioni sarebbe emerso lo "strapotere" di cui godevano gli amministratori. "Un dominio su cui nessuno ha controllato" ammette un ex componente dello Ial. E con l'incedere dell'inchiesta, il conto in rosso sale: da poco è emerso un altro ammanco. Solo i contributi non versati all'Inps e le tasse evase ammontano a oltre 10 milioni di euro.
http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/inchiesta-cisl/inchiesta-cisl/inchiesta-cisl.html
CONCORSOPOLI
MOLISE, LA LOTTERIA DEI POSTI PUBBLICI: 2000 CONCORRENTI PER 22 CONTRATTI.
I vincitori scelti per sorteggio
CAMPOBASSO. 20 nov. 2007 -Il posto pubblico adesso si estrae a sorte.
Da un'urna come per il lotto. Accade nel palazzo della Regione Molise, dove per scegliere 22 lavoratori per un contratto a termine, la commissione giudicante è ricorsa ad una estrazione tra duemila nominativi in gara. I sorteggiati per la verità, alla fine, sono stati almeno 44, poi tra questi, si è passati dal giudizio della sorte a quello del merito comparando i vari profili dei "baciati dalla fortuna". E così si è arrivati alla scelta finale.
La Regione Molise, guidata dal governatore forzista Michele Iorio, assicura che il sorteggio si è reso necessario in quanto l'analisi di duemila curricula avrebbe richiesto troppo tempo rispetto alle scadenze del progetto in questione. Ma l'opposizione di centrosinistra, chiede la revoca dell'aggiudicazione della gara e una nuova selezione su "criteri di trasparenza e merito".
A denunciare l'accaduto un consigliere regionale ds, Danilo Leva, che ha presentato una interrogazione su quello che ha definito "l'assurdo criterio di selezione" di 22 posti di lavoro all'interno del progetto culturale "Molise Live" con contratti relativi per lo più, a qualifiche amministrative e legali.
Il sorteggio, è stato effettuato tra duemila nominativi appartenenti ad uno speciale albo di collaboratori (long list), predisposto in precedenza, proprio dall'ente regionale.
Ma veniamo all'incarico in questione. I prescelti si dovranno occupare, si legge nella disposizione dirigenziale dell'ente "del costante monitoraggio di tutte le fasi del progetto, con lo scopo di enucleare possibili elementi di criticità organizzativa o burocratica, e di verificare la correttezza e la celerità delle richieste di procedure di ordinazione e di pagamento di spesa". Il contratto di lavoro per i fortunati prescelti del progetto "Molise Live" ha una durata triennale.
"Sono francamente senza parole - sottolinea il consigliere regionale Danilo Leva - L'accesso alle procedure comparative è un diritto di tutti coloro che hanno legittimamente partecipato alla gara. Trovo stucchevole che la creazione di uno staff di professionisti sia stata affidata alla sorte e non alla valutazione delle professionalità richieste".
Il presidente della commissione (composta per altro da funzionari della Regione), Claudio Locca (dirigente del settore cultura), che ha estratto a sorte i 44 nominativi, difende le scelte dell'ente.
"Ci siamo limitati a recepire una disposizione dirigenziale che imponeva un percorso, quello del sorteggio, e solo dopo della comparazione, e lo abbiamo eseguito, senza analizzare la questione giuridica, non di nostra competenza. La selezione si è svolta circa un mese fa, in commissione. Abbiamo stampato i nominativi dei duemila iscritti all'albo regionale dei collaboratori esterni, ritagliati e inseriti in un'urna. Al momento dell'estrazione erano presenti solo i tre commissari. Non era previsto che il sorteggio fosse pubblico. La metodologia? Inusuale, ma credo dettata dai tempi stretti del progetto".
"Molise Live" costa alle casse pubbliche oltre due milioni di euro ed è finanziato anche dal ministero dei Beni Culturali.