GLI IMPERIESI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!

di Antonio Giangrande

(Inchiesta basata su atti pubblici e/o di pubblico dominio. Le fonti sono lincate).


MAFIOPOLI

Imperia. Arrestato presidente del tribunale. Così dall’articolo di La Repubblica del 19 maggio 2011.

Il magistrato è accusato di corruzione. Avrebbe concesso sconti di pena e altri favori ad esponenti della criminalità organizzata locale. Sotto la lente di ingrandimento anche successioni, assegnazioni in aste giudiziarie, fallimenti e dispute per questioni di eredità. Arrestato il presidente del tribunale, Gianfranco Boccalatte. Il magistrato era accusato di corruzione nell'ambito di una inchiesta che, alla fine di gennaio, aveva portato in carcere il suo autista. L'ordine di arresto è giunto dal procuratore capo della Procura di Torino Giancarlo Caselli competente per indagini su magistrati di altri distretti.

In aspettativa dal servizio, e in attesa di un trasferimento a Firenze che di recente gli era stato concesso, Boccalatte era accusato di avere concesso sconti di pena ed altri favori ad esponenti della criminalità organizzata locale.

Nell'ambito della stessa inchiesta, i carabinieri hanno anche arrestato due pregiudicati per millantato credito. Concessi al magistrato gli arresti domiciliari.

Sono centinaia i provvedimenti esaminati da Gianfranco Boccalatte al vaglio degli investigatori. Sotto la lente di ingrandimento, in questi mesi, sono finite non solo le decisioni in merito alle misure di prevenzione, ma anche tutta una serie di sentenze e pronunciamenti in sede civile. Dalle successioni alle assegnazioni in aste giudiziarie, dai fallimenti alle dispute per questioni di eredità, sino ai contenziosi per tutta una serie di insoluti ed altre inadempienze a contratti.

Finisce nella bufera il Palazzo di Giustizia di Imperia. Il presidente del tribunale, Gianfranco Boccalatte, è stato indagato nell'ambito di un'inchiesta per millantato credito e corruzione in atti giudiziari, per cui il suo autista, Giuseppe Fasolo, è stato portato in carcere. Nel mirino ci sono presunti favori a tre sorvegliati speciali di origine calabrese legati alla 'ndrangheta e indagati nella stessa inchiesta. L'indagine è coordinata dalla procura di Torino, competente sui magistrati della Liguria, e viene condotta dai carabinieri del capoluogo piemontese insieme ai colleghi di Imperia, che hanno fatto irruzione in tribunale, acquisendo diversa documentazione e perquisendo l'ufficio di Fasolo. Nel mirino del procuratore generale di Torino Giancarlo Caselli, che segue la vicenda in prima persona, ci sarebbero dunque presunti favori concessi a tre sorvegliati speciali. Secondo l'accusa, avrebbero ottenuto riduzioni o attenuazioni di pena. Provvedimenti che, di norma, vengono assunti dal presidente del Tribunale. Per questo motivo a finire nel registro degli indagati è stato Boccalatte, mentre sempre secondo gli inquirenti il suo autista, assolto in passato dall'accusa di ricettazioni di corpi di reato quando prestava servizio al tribunale di Sanremo, avrebbe agito come mediatore. "Il presidente Boccalatte è stato iscritto nel registro degli indagati per chiarire ogni dubbio", ha spiegato il procuratore Caselli. "Nei suoi confronti sono stati fatti vari accertamenti - ha aggiunto il magistrato - e lui ha offerto ampia collaborazione". Tra i reati contestato al suo autista, l'unico ad essere finito in carcere, c'è anche quello di millantato credito. Per l'operazione eseguita è stato chiesto anche l'appoggio del tribunale di Sanremo. Quattro avvocati, tre della provincia di Imperia e uno del foro di Genova, sono stati ascoltati come persone informate dei fatti. L'inchiesta è ancora coperta dal massimo riserbo.

Presidente del tribunale di Imperia dal 2009, Boccalatte, 67 anni, è molto noto in Riviera, dove è stato in predicato per diventare sindaco di Sanremo e, più di recente, presidente del Casinò della Città dei Fiori. Da tempo la zona di Imperia è stata teatro di episodi come roghi di auto e camion incendiati. Sono diverse le inchieste che sono state aperte per fare chiarezza sul voto di scambio tra politici locali e clan. A Donatella Albano, consigliere comunale del Pd a Bordighera, è stata concessa la scorta dopo essere stata minacciata per la sua contrarietà a slot machine e le sue denunce su infiltrazioni malavitose.  Il presidente del tribunale di Imperia, Gianfranco Boccalatte, è stato indagato dalla procura di Torino, competente per territorio, nell’ambito dell’inchiesta per corruzione e millantato credito che, il 18 gennaio 2011, ha portato in carcere l’autista dello stesso giudice, Giuseppe Fasolo, in servizio al tribunale di Imperia. A dare l’annuncio è stato il procuratore della Repubblica di Torino, Giancarlo Caselli, lo stesso giorno in una conferenza stampa che si è tenuta al comando provinciale dei carabinieri di Imperia. Caselli ha sottolineato che per chiarire oltre ogni dubbio tutti i risvolti della vicenda, «è stato necessariamente iscritto nel registro degli indagati anche il presidente del tribunale di Imperia. Nei confronti del presidente si è proceduto a vari accertamenti, per l’esecuzione dei quali il presidente stesso ha prestato ampia collaborazione». Procedono i carabinieri di Torino in unione con quelli di Imperia nell’attività di indagine, sono impegnati vari magistrati della procura di Torino «così da assicurare», ha concluso il procuratore, «insieme alla contestualità dei diversi accertamenti, la rapidità dei medesimi». In tribunale a Imperia c’è stato un blitz dei carabinieri, nel corso del quale è stata acquisita diversa documentazione ed è stato perquisito anche l’ufficio di Fasolo. Nella stessa indagine risulterebbero indagate altre tre persone in stato di libertà. Quanto all’autista Fasolo, sembra che promettesse la soluzione di guai giudiziari, millantando determinate conoscenze e probabilmente in cambio di denaro.

Misure preventive e di sorveglianza speciale nel mirino degli investigatori, chiamati a verificare la presenza di eventuali anomalie che possano confermare l'ipotesi di corruzione, che ha visto finire nei guai il presidente del Tribunale di Imperia  Sono incentrate; da una parte sulle misure di prevenzione disposte dal tribunale di Imperia; dall'altra sulle misure di esecuzione pena, disposte dal Tribunale di Sorveglianza di Genova, le indagini della Procura della Repubblica di Torino, che hanno fatto finire sotto inchiesta il presidente del Tribunale di Imperia, Gianfranco Boccalatte e un magistrato del Tribunale di Sorveglianza del capoluogo, nell'ambito dell'inchiesta per millantato credito e corruzione in atti giudiziari, che ha portato in carcere Giuseppe Fasolo, autista del giudice imperiese, considerato l'intermediario tra magistrati e delinquenti. Nella stessa indagine sono stati indagati anche tre pregiudicati (L.Z., N.S. e R.S.), tutti di origine calabrese, ma abitanti nella zona di Sanremo e sono stati ascoltati come persone informate quattro avvocati: 3 del Foro di Sanremo, uno del Foro di Genova. Obiettivo degli investigatori – che hanno perquisito gli uffici di Fasolo e Boccalatte, presso il Palazzo di Giustizia di Imperia – è quello di smascherare eventuali anomalie nei provvedimenti relativi ai due ambiti di competenza, che possano confermare l'ipotesi di corruzione, secondo la quale: col tramite di Fasolo venivano accordati 'sconti' o 'premi' ai detenuti e riduzioni a chi, in stato di libertà, veniva sottoposto a misure di prevenzione. In questo caso, può risultare utile sapere che sono alcune decine (su un centinaio di soggetti iscritti nella 'lista nera' della Procura), le misure di prevenzione chieste, a cavallo tra il 2009 e il 2010, dal procuratore di Sanremo, Roberto Cavallone al tribunale di Imperia, nei confronti di altrettanti personaggi dell'estremo ponente ligure ritenuti pericolosi sotto il profilo criminale. Tra tutti, un caso risulterebbe anomalo in maniera piuttosto clamorosa. Si tratta della misura di prevenzione (consistente nell'obbligo di soggiorno) chiesta, nel febbraio del 2009, nei confronti del 'capo bastone' della 'ndrangheta, Antonio Palamara, la quale venne accordata dal tribunale di Imperia, ma revocata circa tre mesi dopo dalla Corte di Appello di Genova. 'Aspettiamo gli esiti di questa inchiesta – ha commentato il Procuratore di Sanremo, Cavallone – sperando che Boccalatte possa chiarire la sua posizione. Da parte mia posso dire di non aver mai avuto segnali di favoritismi'. Le indagini, condotte dai carabinieri di Torino e Imperia, sono coordinate da Gian Carlo Caselli, procuratore capo di Torino (la Procura competente per i reati commessi o subiti da magistrati liguri), che si avvale della collaborazione di altri tre magistrati del suo staff, tra cui il procuratore aggiunto Anna Maria Loreto. L'attività investigativa si è concretizzata attraverso numerose intercettazioni telefoniche e ambientali.

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo500930.shtml

http://www.riviera24.it/articoli/2011/01/19/101692/corruzione-in-atti-giudiziari-i-retroscena-il-caso-della-misura-revocata-ad-antonino-palamara

http://www.ilgiornale.it/genova/imperia_indagato_presidente_tribunale/19-01-2011/articolo-id=500484-page=0-comments=1


BORDIGHERA

Dal Corriere della Sera si legge che il Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il 10 marzo 2011 ha sciolto il consiglio comunale di Bordighera (Imperia) per infiltrazioni mafiose. Si tratta del primo caso in Liguria di una pubblica amministrazione sottoposta a questo provvedimento.

La richiesta di scioglimento era stata avanzata dai carabinieri, che avevano compilato un dossier dal quale emergeva l'ipotesi di un collegamento tra alcuni politici e la malavita organizzata. Il Comune era governato da una coalizione di centrodestra e a seguito delle indagini la giunta venne azzerata e il sindaco ne formò un'altra. Erano emerse pressioni sul sindaco e su alcuni assessori per ottenere l'apertura di una sala giochi e altri favori. Vennero arresati otto imprenditori, membri di alcune famiglie di origine calabrese (Pellegrino, Valente, De Marte, Barilaro) alcuni dei quali ritenuti «contigui» alla 'ndrangheta. L'ipotesi investigativa è che alcuni politici fossero stati eletti con voto di scambio.

Secondo “Repubblica” assessori eletti con i voti della 'ndrangheta. Appalti più che sospetti. Ricatti e minacce di morte ai consiglieri comunali. Un agguato mortale ai carabinieri sventato appena in tempo. E poi armi, aggressioni, il racket della prostituzione e quello del gioco d'azzardo. Il Comune di Bordighera, una delle perle liguri della Riviera dei Fiori, è stato ufficialmente sciolto per "infiltrazioni mafiose" dal Consiglio dei Ministri, che ha accolto la proposta presentata dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Commissariato, così come accaduto con Desio.

L'allarme era stato lanciato dai carabinieri del nucleo operativo di Imperia con una clamorosa e dettagliata relazione. Alle stesse conclusioni era giunta la commissione prefettizia che per quattro mesi aveva messo le tende negli uffici pubblici della cittadina imperiese, concentrando la propria attenzione su di una mezza dozzina di appalti sospetti, in particolare legati al ripascimento delle spiagge e agli interventi successivi all'alluvione che aveva devastato le coste liguri nel 2006. Sono lavori più o meno direttamente gestiti dalla ditta facente capo alla famiglia calabrese dei Pellegrino, attualmente sotto processo per una brutta storia di estorsioni. Il clan avrebbe garantito l'elezione di alcuni stretti collaboratori del sindaco, secondo quanto emerso anche da una parallela indagine penale. Gli investigatori avevano puntato l'indice anche sulle facilità con cui un night di Bordighera - gestito dalla famiglia Pellegrino- avrebbe ottenuto dagli amministratori pubblici l'affiliazione ad associazioni sportive e culturali per superare garbugli burocratici e fiscali. Ma nel conto ci sono naturalmente anche le confessioni fatte dagli stessi eletti agli inquirenti. E le notti trascorse da questi con la pistola sotto il cuscino, per la paura di ritorsioni. Le minacce e i ricatti provati, le pistolettate per chi decideva a chi affidare i riempimenti dei cantieri. 

Una cittadina bellissima e tormentata, Bordighera, da troppo tempo intossicata da un'aria pesante. La mafia nella Riviera dei Fiori è purtroppo storia vecchia, legata all'insediamento - a partire dagli anni Sessanta - di alcuni esponenti della 'ndrangheta mandati al confino. All'inizio dell'anno erano stati arrestati Michele ed Alessandro Macrì, calabresi, trovati in possesso di una pistola calibro 6.35 con matricola abrasa: "Quelli devono morire", li avevano sentiti ringhiare al telefono. Dove 'quellì stava per i carabinieri, 'colpevolì di aver redatto la relazione con cui già a giugno chiedevano lo scioglimento del Comune. Nell'autunno erano stati fermati altri quattro calabresi con una pistola. Volevano uccidere, avevano spiegato gli investigatori. L'obiettivo è rimasto sconosciuto, ma il loro avvocato no: Marco Bosio, lo stesso della famiglia Pellegrino. Bosio è anche il cognome del sindaco Pdl, l'architetto Giovanni: "Sono stanco di difendere quest'amministrazione dalle voci maligne. Dopo la denuncia dei carabinieri abbiamo cambiato la giunta. Il resto sono chiacchiere", ha ripetuto per mesi il primo cittadino. Chiacchiere come l'amicizia su facebook di uno dei rampolli dei Pellegrino, Giovanni, con gli assessori di Bordighera, con il consigliere regionale Eugenio Minasso e con il deputato Alessio Saso. Chiacchiere? Donatella Albano, consigliera comunale d'opposizione, l'ha sempre pensata diversamente. Mesi fa si era opposta all'apertura di una sala-giochi farcita di slot machines, naturalmente gestita dai Pellegrino. Da allora ha ricevuto solo minacce. Le avevano spedito un santino bruciacchiato di San Michele Arcangelo. Quello usato nelle affiliazione della 'ndrangheta. Adesso finalmente può respirare. "Forse è davvero finita", commenta.

Bordighera, infiltrazioni mafiose. Si dimette il padre del sottosegretario.

E' l'assessore al Bilancio il primo a lasciare la giunta comunale dopo l'informativa dei carabinieri che avanza sospetti su possibili condizionamenti e voti di scambio. Sonia Viale, figlia del dimissionario e vice di Tremonti, rimanda al vertice leghista. Il responsabile della giustizia del Pd, Andrea Orlando, chiede "di investigare a fondo". Lascia anche un consigliere comunale del Pdl.

Sfiora il governo il terremoto politico che scuote Bordighera. Dopo i sospetti di infiltrazioni mafiose si dimette Giulio Viale, assessore leghista al Bilancio e padre di Sonia Viale, sottosegretario all'Economia. Viale ha scelto di farsi da parte dopo la notizia dell'invio al prefetto di Imperia, Francesco Paolo Di Menna, di un’informativa dei carabinieri  su possibili infiltrazioni mafiosi e voti di scambio.

Viale ha rassegnato le dimissioni alla segreteria nazionale del partito. Sonia Viale, che in precedenza era stata una delle collaboratrici più vicine all'ex ministro della giustizia Roberto Castelli, dal canto suo, ha chiarito che ogni decisione sarà demandata alla direzione del partito. Anche un esponente del Pdl, il consigliere incaricato alle manifestazioni, Alessandro Panetta, ha annunciato che abbandonare il suo incarico all'interno dell'amministrazione comunale.

Sulla vicenda di Bordighera aveva già lanciato un preoccupato allarme il responsabile della giustizia del Pd, Andrea Orlando, che ha sottolineato la necessità di investigare a fondo sulle possibili infiltrazioni mafiose nella provincia di Imperia.
L'informativa inviata dai carabinieri del comando provinciale al prefetto Francescopaolo Di Menna è giunta al termine delle indagini che hanno portato agli arresti di otto persone a Bordighera, legate al gioco d'azzardo, alcune di queste considerate "contigue" alla 'ndrangheta. Secondo le dichiarazioni di alcuni assessori comunali, gli arrestati avrebbero esercitato pressioni sul sindaco e su assessori per ottenere l'apertura di una sala giochi ed altri favori.

I carabinieri al prefetto: infiltrazione in consiglio comunale, l'assemblea va sciolta.

Infiltrazioni mafiose. Il consiglio comunale di Bordighera deve essere sciolto perché sotto scacco dalla ‘ndrangheta calabrese, responsabile, negli ultimi mesi, di una serie di attentati incendiari a bar e imprese. A chiederlo al prefetto sono stati i carabinieri, che hanno individuato «elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata e forme di condizionamento degli stessi amministratori in grado di compromettere la libera determinazione e il regolare funzionamento dei servizi».

Il «prepensionamento» del primo cittadino è ormai in atto. E Bosio ripete: «Siamo persone perbene, nessuno è indagato, nessuna collusione con il malaffare». Il sindaco deve aver capito che la sua strada è segnata: l’assessore della Lega Nord, che lo appoggia da sempre, Giulio Viale, padre del sottosegretario all’Economia, Sonia, si è dimesso rimettendo il mandato al partito. A non mollare la poltrona, invece, è Rocco Fonti, che da assessore si è permesso di andare a raccontare, secondo il gip, frottole al pubblico ministero. Il gip lo ha scritto nero su bianco: ha tenuto un «comportamento menzognero», ma lui non se ne va e il sindaco lo tiene in giunta.

Bordighera in mano alla malavita? Roba da far rivoltare nella tomba la Regina Margherita di Savoia, che in questa città della Riviera aveva finito con serenità i suoi giorni. Nella loro relazione i carabinieri del colonnello Franco Cancelli hanno preso spunto da una serie di informative degli ultimi quattro anni riguardanti «stranezze amministrative» mai approdate allo status di violazioni penali e dall’inchiesta del procuratore Roberto Cavallone, che all’inizio del mese ha arrestato tre esponenti della famiglia Pellegrino, imprenditori del settore movimento terra. I tre si erano rivolti a due assessori contrari al fatto che aprissero due sale slot a Bordighera, ammiccando: «Però quando avete avuto bisogno dei nostri voti noi vi abbiamo aiutato».

Nel feudo del centrodestra della Liguria, dove le percentuali di vittoria elettorale sono bulgare da oltre un ventennio, il Pdl «aveva bisogno» di quei voti? Ad avere bisogno erano i politici o chi dava loro il voto? Di sicuro, ci sono le foto di sindaco e un onorevole Pdl immortalati in diverse occasioni con esponenti della famiglia in questione, con informative relativa a finanziamenti elettorali (legittimi), incontri, cene, aperitivi.

A mettere in imbarazzo il sindaco c’è anche il fatto che uno degli assessori minacciati dai Pellegrino avesse riferito a un carabiniere che lui, il sindaco, alle sale slot era favorevole perché aveva «favori da rendere». Inoltre, nel rapporto al prefetto l’Arma ha allegato intercettazioni telefoniche tra imprenditori e malavitosi. Argomento delle conversazioni: affari di politici dediti all’imprenditoria. Ancora, il misterioso dissolversi della richiesta di chiusura di un circolo privato che poi si era rivelato essere un luogo di incontro tra clienti e prostitute. Infine, la ciliegina è arrivata l’altra sera. I carabinieri hanno chiesto lo scioglimento di un consiglio comunale che ha votato compatto la fiducia al sindaco. E nel Pdl hanno iniziato a fare la lista per le prossime elezioni.

http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/07/02/news/bordighera_l_ombra_del_voto_di_scambio_si_dimette_l_assessore_al_bilancio-5343238/?ref=HREC1-12

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201007articoli/56399girata.asp 


VENTIMIGLIA

Non ci posso credere. Un articolo de “Il Corriere della Sera” dice che un giovane a bordo di uno scooter con il tricolore in mano saluta il «ritorno alla legalità» a Ventimiglia. Così un anonimo cittadino ha voluto manifestare tutto il suo apprezzamento per la notizia dello scioglimento del Consiglio comunale di Ventimiglia per sospette infiltrazione mafiose. La decisione è stata presa oggi dal Consiglio dei Ministri su proposta del ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri. Dunque questa volta tocca ad una città al confine con la Francia e non al solito comune del Sud infestato dalla mafia. E a riprova che la mafia ormai non conosce confini nella stessa seduta il Consiglio dei ministri ha voltato la proroga dello scioglimento del Consiglio comunale di Condofuri, in provincia di Reggio Calabria.

Una decisione che era nell'aria tanto che qualche mese fa il sindaco Gaetano Scullino aveva annunciato la volontà di non ripresentarsi alle prossime elezioni in primavera pur respingendo il marchio «Ventimiglia città di mafia». «Sono assolutamente sereno -aveva detto- perché insieme alla mia amministrazione abbiamo sempre operato nel rispetto delle leggi, in assoluta trasparenza, senza il benché minimo condizionamento e con un unico obiettivo, concretizzare una grande svolta per la mia città. Quindi sono fiducioso, anche se lo ammetto un po’ stressato, visto che è da un anno che ci rivoltano come un calzino». Dopo la decisione del Consiglio dei Ministri il sindaco ha atteso qualche ora prima di rilasciare un commento. «Sono arrabbiato, oltre che profondamente deluso dalle istituzioni - ha detto- ho speso cinque anni della mia vita, lavorando dieci ore al giorno, solo per fare gli interessi della città di Ventimiglia, e vengo ripagato con questa moneta. Un verdetto che ritengo ingiusto, maledettamente ingiusto». Sferzante il suo ex compagno di partito ed ex capogruppo del Pdl, Franco Ventrella, che bolla Scullino, come «il nostro Schettino che ha portato la nave a naufragare». Ventrella si era dimesso, nel giugno scorso, assieme ad altri 3 consiglieri sempre del Pdl.

Ma c'è anche chi esprime stupore ed amarezza come l'attuale capogruppo del Pdl, Giovanni Ascheri: «Chiaramente un pò di amarezza c'è sicuramente. Il sindaco non l'ho ancora sentito, ma dovremmo vederci più tardi per fare il punto». Secondo il direttore generale del Comune, Marco Prestileo «non possiamo che prendere atto di questa decisione e non possiamo che rispettarla». Una parola in favore del sindaco arriva dall'opposizione. Il consigliere comunale del Pd Franco Paganelli si dice «dispiaciuto, soprattutto per la città e mi spiace anche come amico del sindaco. Quanto alle valutazioni politiche lasciamole al partito». Per Sonia Viale, ex sottosegretario all'interno oggi commissario politico della lega Nord a Ventimiglia «è necessario il rispetto per l'operato delle istituzioni da parte della politica che deve prendere atto come in questo momento è giusta una pausa di riflessione per capire come sia possibile che tutto questo sia accaduto senza che la politica se ne accorgesse».

Nel tempo Ventimiglia sarebbe diventata una delle basi operative della 'ndrangheta al Nord che avrebbe messo le mani sui settori dell'edilizia, del movimento terra e soprattutto del riciclaggio di denaro sporco nelle sale giochi. Ma la peculiarità di Ventimiglia è l'essere anche città frontaliera, comoda base di transito per latitanti. Nelle carte che hanno portato allo scioglimento si fanno i nomi dei «calabresi in affari al nord» con le mani in pasta negli appalti pubblici e nella gestione di slot machine. A Ventimiglia, come a Bordighera, si sono poi moltiplicati gli incendi dolosi di bar e automobili, con tanto di tariffario. Secondo la procura nazionale antimafia: «è stata accertata l'esistenza di una sorta di tariffario per l'esecuzione di tali attentati che va dai 700 ai 1000 euro, destinato come compenso a coloro che materialmente operano». E poi le frequentazioni a rischio di personaggi pubblici e politici fotografati a feste di battesimo e a matrimoni.

Con la decisione del Consiglio dei Ministri si interrompe anticipatamente la legislatura del Consiglio comunale eletto nel 2007 e che avrebbe comunque concluso il proprio mandato in primavera. Per l'ordinaria amministrazione e in vista delle nuove elezioni ora dovrà essere nominato un commissario prefettizio. Ventimiglia è la seconda città della provincia di Imperia sciolta per mafia. A marzo era stato il turno del comune di Bordighera.