
GLI SPEZZINI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!
SANITOPOLI
Quarantanove infermieri in servizio nelle strutture ospedaliere della Asl 5 della Spezia sono stati denunciati dai carabinieri del Nas di Genova per mancanza di iscrizione all’albo; i militari li hanno scoperti controllando la regolarità di un migliaio di paramedici della Asl, facendo accertamenti sia sui fascicoli amministrativi sia nel collegio professionale degli Infermieri della Spezia.
Secondo la legge, l’iscrizione all’albo è requisito «essenziale e indispensabile» per potere svolgere l’attività sanitaria sia come libero professionista sia come dipendente; i denunciati hanno violato l’articolo 348 del codice Penale.
http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/la_spezia/2009/12/28/AMR3EBFD-asl_denunciati_infermieri.shtml
PARENTOPOLI
Acam fa acqua. Se è per questo, dovrebbe fare anche gas e distribuirlo ai cittadini della Spezia e zone limitrofe. E poi dovrebbe, per statuto, fare tante altre cose. Ma fa acqua nel senso che è l’unica azienda italiana multiservizi a riuscire a perdere milioni di euro come il Pd i voti. Un dato immediato, preso al volo dal bilancio 2008 del gruppo Acam: un deficit pari a 46 milioni e 763mila euro. Il tutto mentre le concorrenti fanno soldi a palate: Hera (Emilia Romagna) più 110 milioni, Iride (Genova-Torino) più 114, Acea (Lazio-Campania-Umbria-Toscana) più 186, A2A (Lombardia-Piemonte Sud) addirittura più 316.
Cosa ci sta a fare sul mercato Acam? A dare posti di lavoro, ad esempio. Chiuderla vorrebbe dire lasciare a casa mezzo Pd e relativi familiari. Cioè potrebbe voler dire cercare un altro posto di lavoro a Silvia Orlando, sorella dell’onorevole Andrea, portavoce nazionale del partito e unico parlamentare eletto dal centrosinistra in provincia della Spezia. O Franco Federici, fratello di Massimo, sindaco Pd della Spezia. Entrambi dipendenti Acam, come Massimiliano Nardi, figlio di Gino, ex sindaco ds del Comune di Arcola fino al 2003. O come Davide Bravo, figlio di Franco, l’ex presidente Pd del consiglio comunale della Spezia nella passata legislatura. O come Paolo Sordi, figlio di Gabriella Malpezzi, segretaria particolare dell’ex sindaco della Spezia Giorgio Pagano, Pd naturalmente.
Tutti o quasi assunti in Acam senza una selezione pubblica. Così come Francesca Simonelli, convivente di Enrico Conti, ex consigliere di amministrazione della stessa azienda spezzina e naturalmente in quota Pd (area Rutelli). O anche come Federica Vivaldi, l’ex convivente dell’attuale presidente di Acam Acque Spa (Walter Bertoloni, in quota Rifondazione) ed ex vicesindaco di Santo Stefano Magra, ha un posto in società. La sinistra Parentopoli all’acqua di Spezia prosegue ad esempio con Silvia Mariotti, figlia dell’ex senatore del Psi, oggi deceduto, Gianfranco Mariotti, o con Gianni Traversone, figlio di Giorgio, ex sindaco di Sesta Godano e oggi assessore provinciale Sdi. Ex sindaci molto conosciuti nello Spezzino, come Sauro Castagna che guidò Ortonovo con i voti del Pci negli anni Ottanta e Avio Lucetti, primo cittadino di Lerici nello stesso periodo, hanno i rispettivi figli, Enrico e Gianni a libro paga di Acam.
Dalle parentele di primo grado si passa agli amministratori in nomina diretta. Quelli che nell’azienda ci lavorano direttamente, senza passare tramite congiunto. Maurizio Corona, attuale presidente del consiglio comunale di Sarzana, con tessera Pd e Cgil, è collega di Gianni Lucchetti, sindaco in carica a Sesta Godano, Pd inutile specificarlo. E anche di Dino Bologna, sindaco fino a un mese fa di Fosdinovo, compagno di partito (democratico) e di lavoro di Luciano Piccinotti, ex vicesindaco di Follo con un trascorso da ex presidente del consiglio comunale della Spezia nelle passate legislature. Anche Saverio Machedda, Pd come gli altri, oltre che dipendente Acam, è anche consigliere comunale di Riccò del Golfo e delegato dal sindaco per i rapporti con la «multiservizi» di cui è dipendente. Seguono a ruota cinque figli di sindacalisti Uil e Cgil come Matteo Dané, Paola Scarciglia, Dario Merlisenna e le sorelle Sabrina e Barbara Vasoli, inseparabili anche quando c’è da trovare un lavoro.
L’elenco, che si farebbe infinito se si passasse alle parentele meno strette, non nasconde peraltro nulla di illegale. Più difficile è giustificare da parte di Acam queste assunzioni con la necessità di aumentare l’organico. Sempre dai bilanci è immediato cogliere che ogni lavoratore dell’A2A «rende» all’azienda un guadagno lordo di 123mila euro, i dipendenti di Iride «producono» in media addirittura 139mila euro ciascuno, quelli di Hera oltre 82mila e quelli di Acea più di 97mila. E i parenti del Pd? Come tutti i loro compagni del gruppo, portano un guadagno lordo di 12mila euro pro capite. Postilla: mediamente costano all’azienda 38mila euro ciascuno.
Basta questo a spiegare il tracollo del bilancio, che tra l’altro è passato da un passivo di un milione e 394mila euro del 2006 ai 5,5 milioni del 2007, fino ai quasi 47 milioni del 2008? Macché. Chi ha amministrato Acam negli ultimi 10 anni (dal luglio di un anno fa al timone c’è Ivan Strozzi, manager di Reggio Emilia, chissà perché area Pd) ha pensato bene di allargare le frontiere del gruppo. E del passivo. Oggi Acam fa di tutto, si occupa dei rifiuti, della telefonia, delle letture dei contatori, della cartografia, di servizi informatici, costruzioni civili, manutenzioni di caldaie e qualsiasi altra cosa. Ha provato a fare del golfo della Spezia una stazione termale ma dopo aver fatto e speso tutto il necessario ha scoperto che l’acqua non era termale. Si è messa in testa di produrre energia elettrica e le centrali costruite non sono mai entrate in funzione ma pagano la corrente all’Enel. Ha persino «giocato» in Borsa per rientrare dai debiti: naturalmente investendo in derivati ci ha rimesso altri 15,4 milioni di euro. Però può sempre contare sui suoi dipendenti. Attaccatissimi all’azienda: nel solo 2008 i 1.054 assunti hanno fatto ben 96mila ore di straordinario.
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=367810
MAGISTROPOLI
LA SPEZIA, MAGISTRATO INDAGATO HA BUCATO LE GOMME A UNA COLLEGA
Un giudice del tribunale di La Spezia è stato indagato per aver tagliato le gomme dell'auto di una collega. Il procedimento aperto dalla procura di Torino, competente per i reati che riguardano i magistrati della Liguria. L'episodio quando nel parcheggio sotterraneo del tribunale spezzino la donna scoprì il danneggiamento all'auto.
Da lì partirono le indagini, con tanto di telecamere poste dalla polizia giudiziaria. Passò un altro mese e nuovamente la donna trovò le gomme bucate. Ma a questo punto le telecamere hanno inchiodato il giudice che stava danneggiando l'auto della collega. Ora dovrà rispondere di danneggiamento aggravato.
Si tratterebbe, di un vecchio rancore risalente ad alcuni anni fa: il magistrato rischia una condanna penale, ma anche un provvedimento cautelare di sospensione. Tutti i processi che lo vedono coinvolto potrebbero ricominciare daccapo. Si rischia così anche la prescrizione di alcuni reati.
IL GIUDICE VANDALO VUOLE ANDARE VIA
Giulio Cesare Cipolletta, il giudice indagato per aver tagliato le gomme dell’automobile di una collega, ha chiesto il trasferimento.
Il magistrato avrebbe formalizzato la richiesta di applicazione extradistrettuale e cioè di essere destinato per un certo periodo di tempo ad altro tribunale. Un apprezzabile beau geste che servirà anche a rasserenare il clima a palazzo di giustizia dove si vive con malcelato imbarazzo il conflitto tra i due giudici sfociato nell’episodio di danneggiamento all’interno del garage dove le telecamere hanno immortalato il magistrato mentre con un punteruolo forava le gomme dell’auto della collega.
La richiesta che avrebbe formulato il giudice Cipolletta riguarda l’assegnazione pro tempore ad un diverso tribunale. Quello dell’applicazione extradistrettuale è un istituto al quale si fa spesso ricorso per rimpinguare palazzi di giustizia sotto organico in particolare nel sud con assegnazione di magistrati esperti per un periodo di solito di sei mesi che in alcuni casi vengono anche prorogati. Inutile cercare conferme sulla richiesta di trasferimento avanzata pare lunedì. Il presidente facente funzione del tribunale, Vincenzo Faravino, non conferma né smentisce la notizia che gira nei corridoi del palazzo di giustizia. Certo è molto probabile che il Consiglio Superiore della Magistratura apra un procedimento nei confronti di Giulio Cesare Cipolletta e sarà compito dell’organo di autogoverno della magistratura stabilire se, ed eventualmente quando, adottare dei provvedimenti disciplinari nei suoi confronti. Intanto l’inchiesta promossa dal Procuratore aggiunto di Torino, Francesco Saluzzo, va avanti e lì’indagato, interrogato nei giorni scorsi, si è presentato nel capoluogo piemontese e davanti al magistrato che lo interrogava si è avvalso della facoltà di non rispondere mentre da parte sua la collega, che lavora al tribunale civile, avrebbe raccontato i vari danneggiamenti subiti dalla sua vettura.
In quattro occasioni il giudice avrebbe riportato danni all’auto lasciata parcheggiata all’interno del posteggio riservato ai magistrati nel seminterrato del palazzo di giustizia.. La prima volta ha forse pensato ad una foratura subita in strada, la seconda si è insospettita ed ha presentato denuncia e a quel punto si è deciso di installare le telecamere che però non erano ancora attivate quando ci fu un terzo episodio di danneggiamento. La quarta volta, e solo di questa dovrà rispondere il giudice Giulio Cesare Cipolletta, invece le telecamere erano in funzione e nella registrazione ci sarebbe immortalato il magistrato mentre con un punteruolo buca le gomme della collega.
TRUFFE ALL'INPS
TRUFFE INPS: 15 CONDANNE
Tra i beneficiati industriali, commercianti e piccoli imprenditori ma anche impiegati e persone che addirittura non avevano mai lavorato. Tutti in fila dal “guru” delle pensioni facili per farsi una rendita Inps, rimpinguare quella già in corso o incrementare gli anni di contribuzione per andare in pensione, ovviamente a costo zero e cioè senza versare una lira di contributi.
A reggere le fila del vorticoso giro di pensioni facili Walter Bertoncini , 52 anni, nativo di Fivizzano e residente a Lerici nella esclusiva zona della Caletta, funzionario dell’Inps spezzino in qualità di addetto all’ufficio Gpa, gestioni pensionato assicurato. La maxi truffa ai danni dell’istituto pensionistico, scoperta nell’aprile del 2000, è approdata alle prime condanne. A leggere, poco prima delle 22 di giovedì la sentenza di primo grado dopo una camera di consiglio durata , è stato il giudice Vincenzo Faravino e le condanne sono state pesanti, al di là di ogni previsione.
Il pubblico ministero Maurizio Caporuscio, protagonista di una lunga e puntigliosa inchiesta effettuata avvalendosi della preziosa collaborazione del carabiniere Massimiliano Gensini, aveva chiesto quattro anni e mezzo di reclusione per Walter Bertoncini. Il collegio, presieduto da Vincenzo Faravino e composto anche da Giulio Cesare Cipolletta e Paolo Scippa, di anni gli ne ha inflitti sette. Mano altrettanto pesante anche per molti degli altri imputati di truffa aggravata. Dodici sono stati condannati a tre anni di reclusione e due a tre anni e mezzo.
Ma non ci sono solo condannati. Gianni Fontana è stato assolto per non aver commesso il fatto e stessa formula anche per Adelaide Imperiale per la prestazione indebitamente percepita da Antonio Vingiani. Poi assoluzione per in sufficienza di prove per Sauro Castagna, Marcella Marcelli, moglie di Bertoncini accusata di favoreggiamento, e Giuliana Sarbia. Ma ripercorriamo le tappe dell’inchiesta che si era conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio di ventisei persone, undici delle quali sono uscite dal processo per aver patteggiato la pena mentre altre quattro erano state assolte con il giudizio abbreviato.
Secondo l’accusa della procura spezzina erano state attivate pensioni fasulle a beneficio di persone che avevano solo in parte i contributi per rivendicare il diritto al vitalizio. Alcuni addirittura non avevano mai lavorato. Al centro delle indagini Walter Bertoncini indicato come l’ideatore del raggiro che avrebbe causato all’Inps una perdita di due milioni e mezzo di euro per reati consumati tra il 1989 e il 1999 e avrebbe manipolato rendite pensionistiche a partire dalla metà degli anni Ottanta. In alcuni casi i pensionati sarebbero stati beneficiati con una falsa copertura previdenziale per un paio di mesi ma c’è anche un caso in cui sono stati registrati contributi, che in realtà non sono stati mai versati, per dodici anni Giovedì la prima condanna.
Entro quaranta giorni la corte depositerà la sentenza rendendo note le motivazioni che è praticamente scontato saranno impugnate in appello e purtroppo tra circa un anno il reato andrà in prescrizione.