CASARANO

VIDEO INCHIESTA DEPURATORI

 

 

 

 


GALLIPOLI

MAFIOPOLI

CITTA' MAFIOSA, IPOCRISIA O GIOCO DELLE PARTI ??

La notizia è trapelata nel corso della riunione del comitato straordinario per l'ordine e la sicurezza pubblica, alla quale ha preso parte il sottosegretario all'interno Alfredo Mantovano.

Ci sono tre motivi che avrebbero portato l'assise comunale a varcare quella linea sottile "nell'intreccio tra realtà criminali e amministratori locali", che il sottosegretario vuole verificare.

Il primo è l'immediata solidarietà espressa dal sindaco Venneri - attraverso gli organi di stampa - alla famiglia di Salvatore Padovano, il boss della sacra corona unita assassinato l'altra settimana.

Il secondo è la visita in chiesa dello stesso Venneri poco prima dei funerali del boss.

La terza è la presenza di un cugino del boss in consiglio comunale: eletto nelle liste del PD e subito passato nel gruppo misto a sostegno della maggioranza.

Già nel settembre 1991 - applicando per la prima volta il decreto Scotti - il consiglio comunale di Gallipoli fu sciolto per infiltrazioni mafiose.

Occorre svolgere un'attenta verifica sulle collusioni tra mafia ed amministratori locali, ha assicurato Mantovano. Ha anche annunciato accertamenti su quei commercianti che hanno omaggiato il boss ai funerali.

Pronuncia parole dure Alfredo Mantovano, nei confronti dei politici, il sindaco Giuseppe Venneri e l’onorevole Barba, presenti al funerale di Salvatore Padovano: «Come ha insegnato la storia del contrasto alla criminalità va eliminata qualsiasi anche simbolica vicinanza tra il mondo della criminalità organizzata e la società».

Il sottosegretario contesta anche il comportamento dei docenti universitari che hanno partecipato alla presentazione del libro “Da Ciano all’8 settembre”, scritto dall’ex boss e dei giornalisti che hanno favorito interpretazioni fuorvianti sulla «nuova identità» civica che Padovano tentava di costruire di sé.

Di ritorno da Gallipoli, dove in mattinata si era tenuta la seduta straordinaria del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica alla presenza del sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, il prefetto di Lecce Mario Tafaro, ha incontrato nel primo pomeriggio una delegazione del Pd salentino per discutere della situazione allarmante venutasi a creare a fronte di due omicidi nell’arco di una sola settimana.

Nel corso dell’incontro a Palazzo di Governo, Maritati e gli altri sono nuovamente tornati sull’omicidio Padovano, prendendo le dovute distanze e polemizzando circa la partecipazione di alcuni rappresentanti istituzionali locali al funerale dell’ex boss gallipolino della Scu.

“E’ stato un gravissimo errore politico e si è trattato di presenze a dir poco inopportune. Ma, quello che ancor più preoccupa, è l’atteggiamento di una quarantina di commercianti che avrebbero abbassato la saracinesca al passaggio del suo feretro. Perché lo hanno fatto? Hanno avuto paura? Si sono sentiti scoperti? O, piuttosto, il loro è stato un atteggiamento di accondiscendenza verso qualcuno più forte e potente?”.

A queste domande la politica è chiamata a dare una risposta, secondo Maritati, che è tornato pure sull’omicidio avvenuto a Parabita. In questo caso, il dato preoccupante ruota attorno alle aste giudiziarie: qui la magistratura ha il dovere di indagare sul presunto coinvolgimento e le successive infiltrazioni nel sistema delle aste pubbliche. Soprattutto a fronte di una sorta di denuncia giunta due anni fa sotto forma di missiva al sindaco di Parabita, Adriano Merico, dove si chiedeva all’amministrazione comunale di intervenire con urgenza e indagare chiaramente nel settore delle aste, perché ci sarebbe stato il rischio (una premonizione divenuta realtà) che qualche semplice e normale cittadino si sarebbe trasformato in un giustiziere.

PECCATO, PERO’, CHE SULLA LEGALITA’ NESSUNO PUO’ DARE LEZIONI.

I corsi e ricorsi storici ci dicono che a Gallipoli il 19 maggio 2001, alle elezioni politiche ed amministrative, via il sindaco al primo turno, recuperato grazie ai resti il senatore, l'unico a essere stato rieletto è il deputato Massimo D'Alema, che ha battuto Alfredo Mantovano per tremila voti. Tutti voti gallipolini. Gli stessi voti, dicono nel centrosinistra, che per Comune e Senato hanno preso due direzioni: o sono diventati consensi al centrodestra, oppure sono stati voti negati al centrosinistra. «Due più due fa quattro - dice Biagio Palumbo, diessino, candidato sindaco dell' Ulivo -. E i numeri provano, basta incrociare i dati delle schede bianche, che qui c'è stato un patto scellerato tra il centrodestra e gli uomini di D'Alema. I quali, riuniti in una lista civica, che presentava un altro candidato sindaco, sono passati sopra tutto e tutti pur di far eleggere Massimo. E questa formazione "civica" è stata allestita proprio dal factotum di D'Alema, «Flavio Fasano, iscritto ai Ds, mio amico fin da ragazzo e sindaco di questa città negli ultimi otto anni».

Natalino Palamà, artigiano, 40 anni, è uno di quelli che era in lista con i Ds «per la causa». «Sì - dice -, D'Alema sosteneva che per lui il candidato sindaco era Palumbo, però noi lo vedevamo che il rapporto privilegiato era con Fasano e i suoi». Fra questi «suoi», anche un pregiudicato, che - raccontano Elio Pindinelli (An) e lo stesso Palumbo - ha fatto campagna elettorale per D'Alema, addirittura facendo affiggere manifesti con tanto di firma: Salvatore Capoti. «Proprio quel Capoti che lo stesso Fasano nel '91 aveva indicato come uno dei soggetti responsabili delle infiltrazioni mafiose al Comune - spiegano Pindinelli e Palumbo -, che infatti venne sciolto per mafia. Poi, nessuna infiltrazione mafiosa è stata accertata, ma Fasano, da questo punto di vista vero "professionista dell' antimafia", è diventato sindaco e ha ricambiato Capoti con un altro manifesto pubblico, in cui lo "riabilitava" descrivendolo come persona rieducata dall'espiazione della pena».

I corsi e ricorsi storici ci dicono che a Gallipoli il 14 novembre 2009 appaiono dei retroscena inquietanti dietro l’omicidio del vecchio capo della Sacra corona, Salvatore Padovano, freddato a colpi di pistola, la mattina del 6 settembre dello scorso anno, da un killer di origine siciliana. Riguardano il progetto di uccidere l’ex sindaco di Gallipoli ed ex patron della Squadra di calcio alla sua prima, storica promozione in serie B, nonché senatore della Repubblica, Vincenzo Barba, oggi onorevole del Pdl, e la moglie dell’ex capo bastone del sodalizio criminale, Anna Raeli.

Ma anche la circostanza emersa dalle intercettazioni telefoniche, secondo la quale, all’indomani del delitto, il consigliere del mandante dell’assassinio sarebbe stato l’avvocato Flavio Fasano del Pd, già sindaco della città dello Jonio. A parlare dei retroscena è lo stesso stesso killer pentito, Carmelo Mendolìa, che con le sue dichiarazioni, ha fatto arrestare tre persone, accusate di essere uno il mandante dell’omicidio di Salvatore Padovano e gli altri i suoi fiancheggiatori. Il primo è Pompeo Rosario Padovano, fratello della vittima, ed i secondi, il cugino Giorgio Pianoforte e l’amico Fabio Della Ducata.

E se per il primo ormai c’è la certezza che si tratti del mandante, perché l’uomo è reo confesso, per gli altri due si tratta di fiancheggiatori ancora soltanto presunti. A sentire lo stesso Mendolìa, che avrebbe dovuto compiere anche gli altri due delitti, proprio Pompeo Rosario Padovano avrebbe ordinato l’eliminazione dell’uomo politico e della moglie di Salvatore Padovano. Il primo perché avrebbe ostacolato la sua scalata politica a Gallipoli, la seconda perché avrebbe allontanato il marito dalla famiglia e quindi anche dal fratello.

Dalle pesanti accuse, attraverso il proprio legale, l’avvocato Luigi Piccinni, Pompeo Rosario Padovano ha preso le distanze, ed ha chiesto pure scusa all’onorevole Barba, per il disagio che le rivelazioni di Mendolìa gli hanno creato.

Quanto all’avvocato Fasano, che di Pompeo Rosario Padovano un tempo è stato il legale di fiducia, si è detto vittima della capacità mimetica del pericoloso criminale. Questi, tornato libero dopo aver trascorso quasi 18 anni di carcere, aveva dato a tutti l’impressione di aver chiuso col passato di malavitoso, al punto da dedicarsi ad attività benefiche, non ultima la creazione di una cooperativa per portatori di handicap. La notizia dell’esistenza delle intercettazioni in cui più volte l’avvocato Fasano parla e dà appunto consigli al mandante dell’omicidio del vecchio boss della Scu, ha determinato l’alzata di scudi all’interno del partito. Ed in una conferenza stampa, il senatore del Pd Alberto Maritati, ha dichiarato: «Non possiamo difendere una persona solo perché ha la tessera del nostro partito».

Ecco le intercettazioni telefoniche tra Padovano e Fasano. (Ci stupisce il fatto che la stampa, impegnata a crocifiggere il povero cristo di turno, ancora non condannato, contestualmente non denunci il reato della magistratura per la fuga di notizie sottoposte a segreto istruttorio).

E’ l’avvocato Flavio Fasano, ex assessore provinciale del Pd ed ex sindaco di Gallipoli, il consigliere di Rosario Padovano. Un ruolo che emerge dalle intercettazioni disposte dalla Procura per fare luce sull’omicidio di «Nino bomba». E dal contenuto delle telefonate emergono «il ruolo di “consigliere” assunto da Fasano e, soprattutto, la conoscenza di particolari inerenti all’omicidio».

Una delle prime conversazioni intercettate è quella del 9 settembre 2008, tre giorni dopo l’omicidio. I due parlano di un incontro, probabilmente con un investigatore:

PADOVANO: avvocato buongiorno.

FASANO: buongiorno a te, senti, alle dodici e mezzo di questa mattina puoi andare là? Se vuoi anche a Sannicola, o Gallipoli o Sannicola,

PADOVANO: si...eh....vado a Sannicola...eh,

FASANO: allora...li dico a Sannicola, si, normale...dici anche...tanto sai che ci sono. Lui diceva che se non vuoi a Gallipoli e preferisci Sannicola...anche a Sannicola. Dico Sannicola allora,

PADOVANO: si d'accordo, mi presento normale...tanto sono,

FASANO: tutto gli devi dire tranquillamente,

PADOVANO: è logico,

FASANO: quelle cose in cui ...che hai detto...perchè insomma è la signora che bisogna adesso tenere e purtroppo anche il nipote no, anche il figlio,

PADOVANO: si, si,

FASANO: cioè dirgli tutte le perplessità tue, mi piacerebbe che tu dicessi anche che hanno parlato male di me per le cose che ho detto,

PADOVANO: va bene, è la verità, lo stanno dicendo a tutti, non lo stanno dicendo a me,

FASANO: ...mi piacerebbe insomma che sanno da che parte il sottoscritto si pone e perchè io sto nei tuoi confronti in modo...in modo diretto ad aiutarti. Allora dico alle dodici e mezzo Sannicola.

Subito dopo, in una nuova telefonata Fasano «consiglia» a Rosario Padovano di mettersi a «disposizione» degli inquirenti, facendo riferimento alla comunicazione di una misteriosa «lista» ed ad un suo ruolo di «intermediario», da confidente, per la soluzione del caso. E nell’occasione Padovano lo informa di quanto accaduto all’obitorio, e della volontà di Anna Reali (vedova di Salvatore Padovano) di negare alla madre di Nino la visita della salma. Fasano aggiunge che Nino Padovano si «era cercato» quanto accaduto.

PADOVANO: Si avvocato,

FASANO: stavo pensando di quella lista che lei chiedeva di sapere,

PADOVANO: Si,

FASANO: che c'era, diglielo e se vuole che eh, tu sei anche disponibile a.... purchè ...incomprensibile....

PADOVANO: Si, non,

FASANO: bravo, non... ma gli dici se volete e devo fare da diciamo da intermediario io lo faccio…

PADOVANO: Si,

FASANO: perchè questa cosa si può fare, ti abbraccio,

PADOVANO: anch'io,

FASANO: senti, come è stata accolta ieri tua mamma là? Ti ha detto niente,

PADOVANO: eh,

FASANO: quando sei andato a Lecce,

PADOVANO: avvocato purtroppo le solite nefandezze,

FASANO: davvero?

PADOVANO: Anna aveva lasciato detto che non doveva vederlo né mio padre né mia madre, però io a humma humma gliel'ho fatto vedere,

FASANO: ma davvero?

PADOVANO: era un diritto di mia madre vederlo e sono andato in ospedale...cose...ho parlato,

FASANO: lo so che sei andato in ospedale, ma dico, non è che la signora ti ha impedito...incomprensibile...di vederlo,

PADOVANO: a mia madre voleva impedirlo, ha lasciato detto a quelli,

FASANO: e la signora diceva questo a tua madre,

PADOVANO: no direttamente, a quelli della camera mortuaria ha detto di non farlo vedere se veniva la madre o il padre...di non farlo vedere che era un desiderio del marito,

FASANO: va bene lasciamo perdere, senti, è inutile dirti....io oggi non vengo a dare le....

PADOVANO: si,

FASANO: non devo fare niente, voglio dire,

PADOVANO: si,

FASANO: perchè diciamo,

PADOVANO: perchè poi magari.....sottolineazione stupida da parte mia....da noi graditissima presenza vostra....magari da loro,

FASANO: appunto,

PADOVANO: mi innervosirei vedere sguardi che non meritate insomma,

FASANO: no, figurati, siccome per me lui non c'è più e se ne è andato, il fatto se lo è cercato,

PADOVANO: eh,

FASANO: le persone a cui tengo sei tu e tu madre, tuo padre e lo sapete da che parte sto,

PADOVANO: si,

FASANO: per il resto non mi interessa.

I due, poi, commentano un articolo di Nando Dalla Chiesa pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno:

FASANO: ...l'inserto, parlano pure male di me perchè ho dato solidarietà a voi, quindi...capito...incredibile, c'è Nando Dalla Chiesa,

PADOVANO: Si,

FASANO: contro Venneri e contro me, mettendomi insieme a lui per aver dato solidarietà ai figli, alla moglie e alla famiglia,

PADOVANO: nha,

FASANO: hai capito? No...voglio che tu poi, se ritieni, te lo prendi e lo fai vedere alla Paoletta, alla ragazzina,

PADOVANO: Si, si,

FASANO: gli dici guarda Fasano cosa sta prendendo per aver detto questo, lascia Venneri che è un lecchino, figurati,

L’11 settembre 2008 è il giorno della messa in onda dell’intervista a Rosario Padovano realizzata da Mauro Giliberti direttore di Teleramanews sull’omicidio del fratello. Al termine della trasmissione l’avvocato invia prima un messaggio a Rosario Padovano: “Bravo Rosario sei apparso per quel bravo ragazzo che sei!Bravo!», poi lo chiama:

PADOVANO: avvocato,

AVVOCATO: bravo!

PADOVANO: grazie, avvocato,

AVVOCATO: ti ho mandato il messaggio pure,

PADOVANO: si, si sono appena uscito perchè nel centro storico non prende, l'ho appena finito di leggere onestamente,

AVVOCATO: ... incompr. ... tu non sei convinto?Non ti è piaciuto?

PADOVANO: si, si come non mi è piaciuta, sudavo però era normale no, dico ... la tensione, mi vergognavo, siccome non sono abituato no, è logico,

AVVOCATO: hai parlato come sai parlare tu, hai fatto dei ragionamenti veramente da persona, sensibile e brava,

PADOVANO: grazie avvocato,

AVVOCATO: sei stato davvero bravo sono contento, di averti consigliato di accettare di farla,

PADOVANO: uh, e io vi ringrazio,

AVVOCATO: spero che non ti sia pentito di averlo fatto,

PADOVANO: e perchè?

AVVOCATO: no, dico,

PADOVANO: che ho fatto di male? No,no,

AVVOCATO: anche Giliberti ti ha presentato bene hai visto?

PADOVANO: si,si,

AVVOCATO: ha detto un ragazzo diverso da quello che noi pensavano di trovare,

PADOVANO: si, si mi ha fatto piacere.

Altro «consiglio» chiesto all’avvocato Fasano è quello del 10 settembre e sembra riguardare la dinamica dell’agguato a Salvatore Padovano:

PADOVANO: da mia sorella, si. Sono stato questa mattina da mio cognato e dopo vado più tardi con mio cugino Giorgio, anche. Eeh ... stavo dicendo... oggi no! Leggevo sul giornale... che insinuavano... praticamente ..insinuavano ora, sospettano che... il killer avesse agito a volto scoperto no? E che per paura i presenti non... non dicevano... non rivelavano il nome, insomma.

FASANO: come fanno a sapere queste cazzate i giornalisti?

PADOVANO: oh! appunto! Eeh ... il fatto è... che.... insomma Giorgio non... non è proprio il tipo, come abbiamo parlato, avrebbe detto su... poi una cosa strana, perché io ho capito come se si sono convin... la dinamica dovrebbe rivedersi... vorrei un consiglio vostro...

FASANO: ..incomp... tu puoi venire nel pomeriggio da me a Lecce?

Ancora un consiglio:

PADOVANO: Avvocato buonasera;

FASANO: ehi Rosario ciao;

PADOVANO: ho appena visto... dieci minuti fa ho visto la chiamata vostra;

FASANO: eh, lo so!

PADOVANO: purtroppo.. dico.. capite sulla piazza cose... stavo per telefonarvi, condoglianze e cose e....incomprensibile... (si accavallano le voci),

FASANO:...senti sai che stavo pensando?

PADOVANO: si!

FASANO: il capitano lo hanno sostituito;

PADOVANO: si!

FASANO: se n'è già andato via;

PADOVANO: si!

FASANO: l'unica persona della quale c'è d'avere proprio, proprio fiducia è proprio il colonnello dei carabinieri di Lecce;

FASANO: uh lo facciamo questa cosa, se cosi vado ne parlo e magari dico che andate tu e Giorgio a Lecce;

PADOVANO: si! si!

FASANO: per spiegargli le cose;

PADOVANO: si! facciamo così allora,

FASANO: purchè Giorgio però poi questa volta...

PADOVANO: ...no! lui ufficialmente verrebbe per la cosa è logico;

FASANO: uh!

PADOVANO: facciamo così avvocato? come volete fare?

In un’altra conversazione, poi, Rosario Padovano mette al corrente l’avvocato di un imminente incontro con soggetti monteronesi:

PADOVANO: domani sto ricevendo... una visita... da Monteroni.. da me non gradita, però insomma....

FASANO: e perchè la stai facendo... perchè?

PADOVANO: ah! ed io se era tutto normale, no? l'avremmo fatta come... pensavamo noi. Però... stanno venendo... eeh... ascolto.

FASANO: vabbè registra no?

PADOVANO: si, si, si è logico.

Risultano conversazioni telefoniche tra Angelo Padovano e Ivan Tornese, figlio di Mario Tornese, per concordare un incontro a Monteroni. Dall’esame delle celle impegnate dal cellulare di Rosario Padovano sarebbe emersa anche la sua presenza a Monteroni.

Fasano: “Non voglio essere di imbarazzo a nessuno, nemmeno al partito. Nella mia storia ho condotto tante battaglie, in particolare nella mia città, proprio con quello che fu il clan Padovano, quando il Sindaco dell’epoca fece sciogliere il consiglio comunale nel quale presentai la denuncia firmata Flavio Fasano e depositata in Procura. La mia città allora si rivolse contro quel Sindaco perché è più facile restare rintanati nelle proprie case e non prendersi a cuore le vicende delle società. Io invece credo che il primo obiettivo della politica sia l’impegno sociale. Vi posso giurare che con la mafia non c’entro nulla”, continua con voce rotta da commozione, “forse da professionista ho peccato di mettere cuore per una persona che ritenevo socialmente debole, in quanto aveva passato la maggior parte dei suoi anni in carcere, e non volevo rigettarlo in pasto al mondo mafioso. Non mi candido se il partito non lo vorrà”.

L’ex sindaco di Gallipoli Flavio Fasano, è stato già condannato il 25 febbraio 2005 a cinque mesi di reclusione e 15mila euro di multa dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce, che l’hanno riconosciuto colpevole di abusivismo edilizio. Il dispositivo è stato letto dopo 14 ore di camera di consiglio. La vicenda risale al 1996 - quando Fasano era primo cittadino - in relazione alle concessioni edilizie rilasciate per l’insediamento turistico "Praia del sud" nella zona di Punta pizzo.

Ma sulla reputazione di Flavio Fasano pende anche un intervento istituzionale.

Legislatura: XIII Ramo: Camera

Tipo Atto: INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE Numero atto: 3/05542

Data presentazione: 18-04-2000 Seduta di presentazione: 711

Presentatore:  MANTOVANO Alfredo

Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:

da tempo sono in corso procedimenti giudiziari, penali e amministrativi, relativi alla concessione del bene demaniale Lido San Giovanni, nel comune di Gallipoli: una vicenda resa inutilmente lunga e complicata da una serie di gravi, illegittimi e illeciti comportamenti del sindaco della cittadina jonica, avvocato Flavio Fasano, Costui, nonostante il Tar e il Consiglio di Stato in ripetute e anche recenti occasioni abbiano fornito con più provvedimenti di identico tenore chiare indicazioni sulla legittimazione degli aspiranti all'assegnazione, individuandoli nelle ditte Cospi e Ravenna, ha più volte posto ostacoli a che le pronunce giudiziarie avessero coerente esecuzione, fino a disporre la demolizione della struttura esistente nel Lido, che è del demanio e non del Municipio. A causa di tale suo comportamento in data 22 febbraio 2000 il sindaco di Gallipoli è stato condannato dal tribunale di Lecce per il reato abuso di ufficio alla pena di sei mesi di reclusione, mentre è stato chiesto il suo rinvio al giudizio del medesimo tribunale per una serie considerevole di abusi, di falsi ideologici, di danneggiamenti aggravati e di diffamazioni, contestatigli singolarmente ovvero in concorso con altri funzionari pubblici.

Il ministero dei Trasporti e della navigazione, che a suo tempo aveva condiviso l'orientamento di dare esecuzione alle sentenze dei giudici amministrativi, procedendo alla comparazione fra le domande di Ravenna e della Cospi, ha successivamente, con nota del 13 marzo 2000, imposto alla Capitaneria di porto di Gallipoli di soprassedere in attesa di valutare anche le istanze presentate dal sindaco della stessa città, sì che si è reso necessario un nuovo ricorso al Tar, col quale i giudici amministrativi hanno ribadito quanto già più volte ordinato;

dopo la sentenza di condanna penale, relativa a fatti di gravità minore rispetto a quelli per i quali sarà tra breve nuovamente giudicato, l'avvocato Flavio Fasano ha rassegnato le dimissioni da sindaco, che sono state seguite dall'immediata solidarietà da parte di esponenti del suo partito - il che è in sé comprensibile -, ma anche da prese di posizione dapprima del prefetto di Lecce, il quale ha detto di essere più che certo che la sentenza di primo grado avrà, nel successivo corso, un esisto positivo (Quotidiano di Lecce, 12 marzo 2000), del ministro dell'interno il quale ha testualmente dichiarato ai mass media, rivolgendosi allo stesso Fasano: sono dalla tua parte (Quotidiano di Lecce, 14 marzo 2000). E' evidente la grave delegittimazione che posizioni del genere provocano sull'operato della magistratura inquirente e giudicante, tanto che alcuni esponenti della magistratura associata salentina hanno pubblicamente protestato. Una delegittimazione tanto più grave in quanto il presidente del Consiglio dei ministri ha ripetutamente ostentato vicinanza alla persona dell'avvocato Flavio Fasano, da ultimo nella campagna elettorale per il voto del 16 aprile 2000 -:

se non ritenga gravemente inopportuno, oltre che lesivo per il prestigio della magistratura, il comportamento seguito dal prefetto di Lecce e dal ministro dell'interno nei confronti del sindaco di Gallipoli, oltre che la particolare vicinanza più volte manifestata dallo stesso Presidente del Consiglio dei ministri;

se, soprattutto dopo la pronuncia in sede amministrativa non ritenga illegittima la nota del 13 marzo 2000 del ministero dei trasporti e della navigazione, e quindi non ritenga di sollecitare quest'ultimo alla doverosa autotutela;

se non ritenga che lo Stato debba costituirsi parte civile nei procedimenti penali a carico del sindaco di Gallipoli, per riaffermare il senso della legalità più volte violata e messa in dubbio anche dai comportamenti di autorevoli cariche istituzionali. (3-05542)

D'altro canto lo stesso senatore Vincenzo Barba ha i suoi problemi.

La richiesta di rinvio a giudizio per il senatore gallipolino Vincenzo Barba, titolare dell'azienda petrolifera Nuova An.Pa, ed altri otto imputati, accusati di associazione a delinquere, falso e truffa dalla Procura leccese, è stata accolta. I reati contestati agli imputati, nel triennio 2000-2002, sarebbero legati alle attività di bunkeraggio della società petrolifera e di altre società. Secondo la Procura, attraverso una serie di attestazioni false il responsabile di Nuova An.pa, avrebbe indicato delle operazioni di intermediazione per i rifornimenti in mare di olii combustibili per navi italiane ed estere inesistenti.

 

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/politica/2009/17-novembre-2009/mantovano-fasano-vertice-polizia-il-delitto-padovano-che-titolo-1602020691277.shtml

http://www.telenorba.it/home/news_det.php?nid=7526

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=211038&IDCategoria=1

http://www.ilpaesenuovo.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4399&Itemid=1

http://archiviostorico.corriere.it/2001/maggio/19/Gallipoli_patto_dalemiano_col_centrodestra_co_0_0105198123.shtml

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=284691&IDCategoria=1

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=284801&IDCategoria=2699

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/politica/2009/16-novembre-2009/fasano-telefonata-l-sms--1602015955236.shtml

http://www.ilgiornale.it/interni/quando_disse_allindagato__hai_ragionato_brava_persona/17-11-2009/articolo-id=399592-page=0-comments=1

http://www.ilpaesenuovo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9350:fasano-commosso-vuole-candidarsi-ma-se-il-partito-non-vuole-mi-ritiro&catid=18&Itemid=53

http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=150983

http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3443

TRUFFA AL SERVIZIO SANITARIO

TRUFFA AL SERVIZIO SANITARIO, SCOPERTI 523 'FALSI POVERI'

I militari della compagnia della Guardia di Finanza di Gallipoli, dopo complesse indagini in materia di spesa sanitaria, hanno scoperto un’ingente truffa ai danni del servizio sanitario nazionale. Le Fiamme Gialle hanno accertato che molte persone dichiaravano falsamente di percepire redditi inferiori ai parametri previsti dalla legge 724/94, al fine di beneficiare indebitamente dell’esenzione totale del ticket sanitario.

Ben 523 persone, infatti, sono state denunziate all’autorità giudiziaria. Ben trenta i comuni coinvolti nelle indagini, di cui la maggior parte salentini, dieci fuori dai confini regionali (Bologna, Roma, Napoli, Prato, Terracina, Cirò Marina) ed altri pugliesidel Brindisino e del Foggiano  (Oria, Mesagne, Vieste).

Nel Salento le denunce hanno raggiunto i seguenti comuni: 278 a Gallipoli, 28 a Tuglie, 24 a Taviano e altrettante a Sannicola, 11 a Parabita, 109 a Matino, 22 ad Alezio, poi 3 a Casarano, 4 a Racale e una decina tra Taurisano, Neviano, Melissano, Lecce, Lizzanello, Lequile, Galatone e Castrì.

Non solo truffa al sistema sanitario: l'indagine dei finanzieri ha smascherato anche tredici evasori totali titolari di partita iva, 84 contribuenti che hanno portato fiscalmente a carico i familiari con redditi superiori a 2840,51 euro, undici contribuenti che invece hanno omesso di dichiarare elementi positivi di reddito.

I blitz sono scattati in 57 laboratori d'analisi accreditati al sistema sanitario nazionale nella provincia di Lecce nell'arco di tempo che va dal primo gennaio al 30 aprile 2007. Le indagini si sono svolte su seimila ricette "E02" (la categoria prevista per l'esenzione ticket per livelli di reddito) e su 1300 percettori, per un totale di 40mila euro di ticket recuperato.

http://www.portadimare.it/index.php?option=com_content&task=view&id=5020&Itemid=1

TRUFFA AL SERVIZIO SANITARIO, SCOPERTI 83 'FALSI POVERI'

Truffa al sistema sanitario. Così per 83 persone sono cominciati i guai con la giustizia. Tutti dichiaravano di non raggiungere il reddito annuo di 13mila euro per poter beneficiare dell’esenzione del ticket, e senza farsi scrupoli apponevano la loro firma sul retro dell’impegnativa consegnata al responsabile del laboratorio di analisi.

Ma l’attività investigativa avviata dalla Guardia di Finanza di Gallipoli ha permesso di smascherare gli 83 furbi, tra cui imprenditori del settore edile, grossisti alimentari e financo un sottufficiale delle forze armate. Le indagini sono partite dall’acquisizione della documentazione di un laboratorio specialistico di Gallipoli, ovviamente del tutto estraneo alla vicenda. I militari delle Fiamme Gialle, agli ordini del capitano Marco Damu, hanno passato in rassegna tutte le richieste di esenzione consegnate allo sportello.

E su 230 ne hanno trovate 83 fasulle. Che in termini percentuali significa che circa il 45 per cento delle prestazioni vengono effettuate a carico del servizio sanitario locale nonostante il beneficiario non ne abbia i requisiti. Così per gli 83 furbi sono scattate altrettante denunce alla magistratura del capoluogo salentino con l’accusa di truffa. L’attività investigativa avviata dai finanzieri della cittadina jonica, però, è tutt’altro che conclusa.

Questo è soltanto il primo passo, fanno sapere dal comando provinciale di Lecce, che ha seguito passo dopo passo le indagini dei militari di Gallipoli. Altri laboratori specialistici convenzionati con il servizio sanitario nazionale verranno passati al setaccio, al fine di verificare se chi ha fatto richiesta di esenzione dal pagamento del ticket ne abbia veramente diritto. Non è la prima volta che i militari delle Fiamme Gialle scoprono raggiri di questo genere al servizio sanitario salentino.

Nei mesi scorsi analoghi raggiri sono stati mesi smascherati sia a Lecce che in altri centri dell’immediato hinterland. Un fenomeno, quello delle esenzioni fasulle, che sembra purtroppo essere in costante crescita. E che ogni anno porta l’Azienda sanitaria locale salentina a perdite di consistenti somme di denaro. Che in giro ci siano sempre più furbi, pronti a rischiare una denuncia pur di non pagare il ticket, è stato messo in evidenza più volte dai vertici dell’azienda sanitaria leccese. E l’appello lanciato è stato raccolto dalla Guardia di Finanza, che con una serie di accertamenti ha portato alla scoperta di numerosi truffatori, tutti denunciati all’Autorità giudiziaria competente. Inoltre, gli illeciti emersi verranno comunicati alla Asl e alla Procura della Repubblica regionale della Corte dei Conti di Bari per il recupero delle somme all’erario.

http://www.ilmeridiano.info/dettaglioPagina.aspx?idPage=77&idPar=889

ASSENTEISMO

Nuovo blitz antiassenteismo. Nuovo blitz, vecchio vizio.

In totale sarebbero 20 le persone denunciate per truffa aggravata ai danni dello Stato.

I controlli risalgono allo scorso mese e si sono avvalsi di appostamenti e riprese degli impiegati, persone impiegate in mansioni diverse, che entravano e uscivano da palazzo Balsamo a qualsiasi ora della giornata, dopo aver timbrato il cartellino.

Nel marzo del 2007, sempre il palazzo comunale nella città “BELLA” venne interessato da un rastrellamento con una raffica di deferimenti, in totale ben 32.

Il giro venne scoperto grazie alla segnalazione dei cittadini, quelli inviperiti che si recavano presso gli uffici per chiedere certificati ed informazioni, non trovando nessuno mai dietro gli sportelli.

http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=7660

SANITOPOLI

Sanita': false visite nel Salento

Indagati 30 medici del distretto di Gallipoli

Una trentina di medici del distretto socio-sanitario di Gallipoli (Lecce) sono indagati dalla magistratura di Lecce per truffa alla Asl. La notizia è riportata oggi sul 'Quotidiano di Lecce'. Secondo l'accusa, i medici avrebbero falsamente certificato lo stato di malattia grave di alcuni pazienti, a loro insaputa, per incassare la maggiorazione delle visite domiciliari, fatte, in qualche caso, anche quando il paziente era al lavoro. L'ipotesi di reato è di truffa aggravata e di falso.

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2008-02-06_106168157.html

BANCOPOLI E INGIUSTIZIOPOLI

Denunciato da una banca e assolto con formula piena Luigi di Napoli, che rinuncia anche alla prescrizione.

1988-2005: Ecco cosa è capitato a chi ha denunciato la mafia.

1988- Luigi Di Napoli, imprenditore leccese, contesta la legittimità di un appalto riconosciuto truccato. Viene minacciato e, poi, gambizzato. Dopo avere consegnato i nastri magnetici contenenti le minacce e persistendo gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati, si prosciolgono questi ultimi sospettandosi la non genuinità dei nastri. Dopo avere subito l’attentato, lo si incrimina per frode processuale e calunnia ma si tenta di imporgli l’amnistia e la prescrizione. Ricorre in Cassazione per rinunciare a tali benefici e potere essere processato.

1996Assolto per insussistenza del fatto: i nastri non erano manipolati.

2005- Non sono mai state riaperte le indagini.

1990- Pretende che le forze dell’ordine impediscano l’installazione, da parte di operai di uno stabilimento balneare, di una rete metallica che impediva il libero accesso sulla battigia.

Viene instaurato un processo penale a suo carico per minacce a pubblico ufficiale. Deposita nella cancelleria del Tribunale istanza di ricusazione del giudice e, conseguentemente, viene instaurato a suo carico un processo per “oltraggio al magistrato in udienza” ed applicata la misura cautelare (pur essendo incensurato) dell’obbligo di dimora con obbligo di presentarsi, due volte al giorno, presso i Carabinieri. Il Tribunale del riesame conferma la misura. La Corte di Cassazione l’annulla. Condannato in primo grado, assolto in appello.

1995- Titolare di un patrimonio immobiliare del valore di oltre ventimiliardi di vecchie lire, contesta i rapporti bancari in cui appariva debitore essendo, essi, viziati per vari motivi.

1996- I rappresentanti di alcune banche minacciano il fallimento delle sue due società. Presenta denunce penali per estorsione ed usura e sollecita la Procura, fino al 2000, a richiedere il sequestro preventivo della documentazione esibita dalle banche.

1999- Il Tribunale rigetta le istanze di fallimento e la Dinauto, società di Di Napoli, ottiene titoli giudiziari in suo favore e contro una delle tre banche.

2000- La Corte d’Appello, con il Presidente precedentemente ricusato e due membri con rapporti bancari con due delle tre banche reclamanti, ordina il fallimento delle società di Di Napoli.

Novembre 2000- Dopo quattro anni dalle denunce, la Procura chiede il sequestro preventivo della documentazione esibita dalle banche solo alla vigilia del decreto della Corte d’Appello.

Il Gip dispone il sequestro. La Guardia di Finanza, recatasi in cancelleria ad eseguire il provvedimento, viene informata dell’emanazione delle sentenze di fallimento.

Il Gip dispone il sequestro anche delle sentenze di fallimento che vengono sequestrate e sigillate in busta chiusa.

2000-2003- I periti della Procura accertano la richiesta di tassi d’interesse fino al 292%. Viene richiesto il rinvio a giudizio per estorsione ed usura degli istanti il fallimento.

2003- Vari giudici delegati al fallimento vengono autorizzati ad astenersi.

12 Febbraio 2003, ore 8,30: Di Napoli, a mezzo ufficiale giudiziario, notifica al giudice delegato (privo di valida nomina) atto di citazione per danni da fatto reato.

12 Febbraio 2003- Il giudice tiene l’udienza per la formazione dello stato passivo minacciando “il fallito” di espellerlo dall’aula appena avrebbe parlato (la legge fallimentare impone di ascoltare il fallito) con l’ausilio di un poliziotto presente solo per quell’udienza. Di Napoli cerca di replicare, con tono pacato, ma viene espulso dall’aula.

Maggio 2003- Di Napoli entra in possesso di una cambiale emessa dal giudice che viene protestata. Il giudice è costretto a versare una cauzione e a proporre opposizione. Malgrado le cause pendenti, il magistrato tratta le udienze della sua stessa controparte. Dispone una consulenza per la formazione dello stato passivo dettando criteri contro legge col risultato, ovvio, di un credito infondato e contrario alle perizie della Procura della Repubblica (che hanno riscontrato tassi fino al 292%).Tutte le cause in cui è coinvolto Di Napoli vengono affidate al medesimo magistrato che viene nominato anche giudice relatore nella causa di opposizione alle sentenze di fallimento. La causa, decisa, fra l’altro, anche da altro giudice precedentemente astenutosi, viene rigettata e, dunque, attualmente pende in Corte d’Appello.

2001-2005- Varie cancellerie rilasciano attestazioni del vincolo del sequestro di cui sono gravate le sentenze a tutela della persona offesa. Di Napoli denuncia penalmente vari magistrati coinvolti nella scandalosa procedura ai suoi danni. Il curatore rinuncia all’incarico per gravi incomprensioni col giudice.

Di Napoli trascrive presso la Conservatoria dei registri immobiliari il provvedimento di sequestro della sentenza di fallimento.

5 Maggio 2005- Il giudice, con l’ausilio del nuovo curatore, dopo avere pubblicizzato suoli edificatori di indiscutibile pregio come “suoli ad uso seminativo”, li aggiudica a prezzo notevolmente inferiore. Gli offerenti, nel corso dell’udienza, vengono resi edotti del sequestro delle sentenze che inficia il loro acquisto. Le aggiudicazioni sono state opposte.

12 Maggio 2005- Di Napoli, nell’inerzia dei magistrati di Potenza ad esercitare l’azione penale contro i vari soggetti e i magistrati di Lecce coinvolti, presenta denuncia penale diretta alla Procura di Catanzaro chiedendo l’arresto del giudice delegato e del curatore.

13 Maggio 2005- Due sostituti Procuratori della Repubblica di Lecce chiedono l’arresto di Di Napoli.

24 Maggio 2005- DI NAPOLI, PERSONA OFFESA, AGLI ARRESTI DOMICILIARI. E’ accusato di avere creato il sequestro delle sentenze di fallimento.

7 Giugno 2005- Il tribunale del Riesame di Lecce conferma la misura ma dichiara l’incompetenza dei giudici di Lecce in favore dei giudici di Potenza.

30 Giugno 2005- il procedimento viene assegnato alla stessa P.M. denunciata, per le sue omissioni, presso il Tribunale di Catanzaro che chiede la conferma della misura. Gliela concede un GIP diverso dal “giudice naturale precostituito per legge”. Nella richiesta viene ravvisata la pericolosità sociale del Di Napoli per le numerose denunce e ricusazioni contro i giudici.

6 Settembre 2005- La Corte di Cassazione, su ricorso avverso il rigetto del riesame da parte dei giudici leccesi, dichiara la cessazione dell’efficacia della misura cautelare disposta dai giudici di Lecce.

http://files.splinder.com/89cb1ff982882cc11b47a3f30693d07a.doc

6 novembre 2007 tg5 20:00 • notizia n.15 : Indignato speciale

Incontro con Luigi Di Napoli, imprenditore di Gallipoli, che è fallito e che ha perso addirittura la casa, dopo aver denunciato una banca e finanziarie che gli imponevano tassi del 300%.

http://news.centrodiascolto.it/search/n=DI%20NAPOLI%20LUIGI

http://news.centrodiascolto.it/view/210014/n=SC/indignato_speciale

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01923

presentata da SERGIO D'ELIA lunedì 11 dicembre 2006 nella seduta n.084

D'ELIA. - Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:

Il 21 ottobre 2006, su un quotidiano nazionale (l'Avanti), è apparsa la notizia della situazione assurda e paradossale di cui è vittima Luigi Di Napoli: «Un imprenditore salentino nel tritacarne».

già il 19 ottobre 2006, nel corso di varie edizioni del telegiornale di Telenorba (emittente locale pugliese), è stato trasmesso un servizio sulla drammatica situazione che, in quelle ore, stava vivendo, a Gallipoli, la famiglia Di Napoli con intervista rilasciata dall'avvocato Roberto Di Napoli, figlio della vittima, che, disperato, lamentava la mancata tutela dello Stato e gli abusi da parte delle Forze dell'Ordine che, per eseguire il rilascio dell'unica abitazione del Di Napoli, avrebbero, perfino, invaso i locali dell'immobile impedendone l'accesso a chiunque, compresa l'emittente televisiva;

il signor Luigi DI NAPOLI, imprenditore leccese, sarebbe, dal 1988, oggetto di una vera e propria persecuzione giudiziaria che lo ha distrutto economicamente e che sta compromettendo la serenità della sua famiglia; nel 1988, mentre contestava un appalto truccato, e riconosciuto tale nelle sedi amministrative, dopo avere ricevuto minacce, ha subito un attentato che lo costringe tuttora all'uso delle stampelle;

la sua è una storia di usura ed estorsione, di denunce reciproche tra la vittima e magistrati. Egli ha subito 21 processi e per 21 volte è stato assolto; ha sempre rinunciato ad amnistia e prescrizione per farsi processare;

il signor Di Napoli, tramite il figlio avvocato Roberto Di Napoli, sin dal 15 settembre 2006, aveva sollecitato il Commissario e il Comitato di solidarietà per le vittime dell'usura e dell'estorsione ad intraprendere ogni iniziativa al fine di far rispettare la sospensione dell'esecuzione ex articolo 20 legge n. 44 del 1999, intervenuta ope legis in favore della vittima Di Napoli in seguito al conforme parere dell'autorità amministrativa (S.E. Prefetto della Provincia di Roma) ricordando, tra l'altro, la ratio della legge n. 44 del 1999, che come ribadito dalla giurisprudenza, consente l'ammissibilità ai benefici ivi previsti anche in favore delle vittime fallite in seguito ed a causa delle condotte delittuose;

il 25 settembre 2006, Di Napoli ha subito l'accesso degli ufficiali giudiziari che gli chiedevano di rilasciare l'abitazione e, soltanto verso le ore 19, veniva comunicato il rinvio dell'esecuzione al 19 ottobre 2006; in tale data il Di Napoli afferma di aver subito un trattamento da parte sia dagli ufficiali giudiziari che dalle forze dell'ordine non in conformità con le norme vigenti in materia, subendo aggressioni fisiche che hanno comportato il ricovero dello stesso presso il locale Presidio Ospedaliero. Azione esecutiva che, stante il dolore causato al Di Napoli dalle percosse subite, è culminata con il suo arresto per presenta aggressione a pubblico ufficiale (arresto che è stato revocato soltanto lo scorso 23 novembre 2006) -:

1. le motivazioni per cui non siano stati adottati i provvedimenti al fine di fare osservare la sospensione di cui all'articolo 20 legge n. 44 del 1999 considerato che il Di Napoli ha già ottenuto pareri conformi del Prefetto di Roma che lo riconoscono meritevole dei benefici di cui alla legge antiusura ed antiestorsione;

2. se, nell'esecuzione della procedura di rilascio dell'immobile del 19 ottobre 2006 gli organi preposti abbiano agito nel pieno rispetto delle normative vigenti.(4-01923)


PARABITA

DELITTI PADOVANO E ROMANO: CITTADINI MAFIOSI O SFIDUCIATI DALLA GIUSTIZIA ?

Una ispezione amministrativa a Lecce «negli uffici interessati dalle esecuzioni giudiziarie», in particolare a proposito dell’espletamento delle aste giudiziarie, è stata annunciata dal sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano in conseguenza di quanto emerso dopo l’uccisione di un salentino, Giorgio Romano, che – secondo primi accertamenti – avrebbe fatto affari frequentando appunto le aste giudiziarie.

Mantovano ha spiegato, parlando a Lecce con i giornalisti, di aver concordato l’ispezione amministrativa col ministro della giustizia, Angelino Alfano, un’ispezione «che sia parallela e non in contrasto, come ogni accertamento ispettivo di carattere amministrativo con l’indagine penale». Per il resto – ha detto ancora al riguardo – «ci sono indagini giudiziarie in corso sulle quali l’autorità giudiziaria ha piena disponibilità, indipendenza e autonomia».

Romano è stato ucciso – a quanto è stato accertato poche ore dopo l’omicidio – da un uomo che, per gravi difficoltà economiche, aveva perso la sua casa e la sua macelleria e sperava di rientrarne in possesso tramite un accordo proprio con Romano, abituale frequentatore di aste giudiziarie.

Di ritorno da Gallipoli, dove in mattinata si era tenuta la seduta straordinaria del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica alla presenza del sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, il prefetto di Lecce Mario Tafaro, ha incontrato nel primo pomeriggio una delegazione del Pd salentino per discutere della situazione allarmante venutasi a creare a fronte di due omicidi nell’arco di una sola settimana.

Nel corso dell’incontro a Palazzo di Governo, Maritati e gli altri sono nuovamente tornati sull’omicidio Padovano, prendendo le dovute distanze e polemizzando circa la partecipazione di alcuni rappresentanti istituzionali locali al funerale dell’ex boss gallipolino della Scu.

“E’ stato un gravissimo errore politico e si è trattato di presenze a dir poco inopportune. Ma, quello che ancor più preoccupa, è l’atteggiamento di una quarantina di commercianti che avrebbero abbassato la saracinesca al passaggio del suo feretro. Perché lo hanno fatto? Hanno avuto paura? Si sono sentiti scoperti? O, piuttosto, il loro è stato un atteggiamento di accondiscendenza verso qualcuno più forte e potente?”.

A queste domande la politica è chiamata a dare una risposta, secondo Maritati, che è tornato pure sull’omicidio avvenuto a Parabita. In questo caso, il dato preoccupante ruota attorno alle aste giudiziarie: qui la magistratura ha il dovere di indagare sul presunto coinvolgimento e le successive infiltrazioni nel sistema delle aste pubbliche. Soprattutto a fronte di una sorta di denuncia giunta due anni fa sotto forma di missiva al sindaco di Parabita, Adriano Merico, dove si chiedeva all’amministrazione comunale di intervenire con urgenza e indagare chiaramente nel settore delle aste, perché ci sarebbe stato il rischio (una premonizione divenuta realtà) che qualche semplice e normale cittadino si sarebbe trasformato in un giustiziere.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_PROV_01.asp?IDCategoria=1&IDNotizia=210968

http://www.ilpaesenuovo.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4399&Itemid=1


RUFFANO

COLPEVOLE FINO A PROVA CONTRARIA ?

Luigi Nicola Fiorito si deve fare da parte: non è più sindaco di Ruffano. Lo ha stabilito il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con un decreto emesso giovedì 28 maggio 2009 con il quale, oltre ad aver rimosso Fiorito dalla carica elettiva, ha decretato anche lo scioglimento del consiglio comunale. Il provvedimento, di gravità estremamente eccezionale, è stato adottato dal Capo dello Stato «considerato che i pregiudizi e i procedimenti penali che gravano sul suddetto amministratore nonchè la condotta complessivamente tenuta dal medesimo hanno ingenerato nella comunità di Ruffano una situazione di tensione che espone l’ordinaria e civile convivenza a gravi rischi di turbativa e minaccia la sicurezza delle istituzioni locali, viste le condizioni di fatto lesive degli interessi della comunità territoriale».

A determinare il provvedimento del Presidente della Repubblica era stata una relazione del Ministro dell’Interno Roberto Maroni, che aveva motivato la sua richiesta con articolate argomentazioni. «Una serie di situazioni e circostanze», si legge nella relazione, «riconducibili direttamente o indirettamente alla condotta di Fiorito o alla sfera delle sue relazioni, ha determinato nella comunità locale un potenziale pericolo per l’ordinata e civile convivenza e una sospetta illegalità nell’attività amministrativa dell’ente locale, foriera di pericolo per la sicurezza e la credibilità delle istituzioni, che adombrano una concreta minaccia per la salvaguardia dell’ordine pubblico, la cui tutela è compito primario dello Stato».

Ma su cosa si basa in concreto la richiesta del Ministro dell’Interno? «Invero accertamenti condotti dalle forze dell’ordine e che hanno portato all’avvio di una significativa vicenda penale, hanno evidenziato la posizione dominante dell’amministratore nell’ambito di un macchinoso sistema affaristico», scrive Maroni, «nel quale i poteri derivanti dalla carica elettiva vengono strumentalizzati per fini non conformi ai pubblici interessi. A ciò aggiungasi il coinvolgimento dello stesso sindaco in un procedimento penale per reati ambientali, insieme ad un personaggio di spicco della locale criminalità organizzata, correo in azioni di rapina, porto illegale di armi ed altro, oltre che personalmente autore di condotte intimidatorie e violente a danno di esponenti proprio dell’amministrazione comunale di Ruffano».

Ma sulla decisione del Ministro dell’Interno di chiedere la revoca di Fiorito hanno pesato anche le «pendenze penali che vedono coinvolto il sindaco, anche per ipotesi di reato particolarmente gravi, quali corruzione, abuso d’ufficio, minaccia, falsità in atti e violazione della normativa urbanistica». Ma c'è stato qualcosa che ha determinato in particolare la richiesta del provvedimento di revoca da parte del Ministro Maroni: «La recente sentenza di condanna in primo grado riportata da Fiorito per l’ipotesi di reato di minaccia aggravata». Da domani i cittadini di questo grosso e laborioso comune del Sud Salento potranno cominciare a scrivere una pagina nuova della storia della loro comunità.

Sarebbero quattro le vicende giudiziarie che vedono coinvolto Nicola Fiorito in qualità di sindaco di Ruffano e che avrebbero determinato la decisione del Ministero dell’Interno di chiedere al Presidente della Repubblica «la rimozione dello stesso Fiorito dalla carica di sindaco e lo scioglimento del consiglio comunale».

La prima (al pari di tutte le altre, ancora da dimostrare, ndr) si riferisce alla costruzione di un supermercato su un territorio agricolo di proprietà della suocera di un consigliere comunale e madre di un amico e socio in affari di Fiorito (in quanto contitolari della società «Gestione Immobiliari & Turistiche Srl»). Benchè su questo terreno non si potesse costruire il sindaco avrebbe consentito la realizzazione di un immobile destinato ad ospitare un supermercato, consentendo tra l’altro alla proprietaria del suolo di incassare dalla vendita una somma pari 484.200 euro. In questa vicenda, per altro, alla ditta costruttrice il sindaco concedeva persino lo scomputo degli oneri di urbanizzazione secondaria pari a 17,576 euro.

Un’altra vicenda determinante nel procedimento di rimozione del sindaco riguarderebbe l’affidamento della gestione della segnaletica stradale e della gestione della strumentazione di controllo delle infrazioni al codice stradale. Il sindaco avrebbe affidato l’appalto ad una ditta ricevendo denaro in cambio e predisponendo documenti falsi per dare la parvenza di legittimità all’operazione.

Altro caso in questione sarebbe quello relativo alla realizzazione di due lotti della rete fognaria, uno pari 1.232.583,79 euro e l’altro di 951.613,76. In questa vicenda il sindaco - sempre stando all’ipotesi degli investigatori - avrebbe costretto il titolare della ditta a pagare una tangente pari al 7 per cento del fatturato totale.

La quarta faccenda si riferisce alla gestione del servizio di pubblica affissione. Fiorito avrebbe costretto il titolare della ditta appaltatrice ed un suo dipendente a riscuotere (con bollette false da lui consegnate) somme in nero per la Tosap, obbligando la ditta a versargli il 50 per cento delle somme incassate.

Nicola Fiorito, il sindaco destituito dall’incarico, affiderà le sue ragioni ad un manifesto pubblico e ad un comizio nella piazza principale del paese. «Voglio capire», dice a caldo Nicola Fiorito, «le motivazioni che hanno spinto il ministro Maroni a questa decisione che ha colto di sorpresa non solo me personalmente ma tutta la mia maggioranza. Ma se dalla mia parte politica nessuno era a conoscenza che il ministero dell’Interno fosse sul punto di decidere per la destituzione, altrettanto non si può dire sul conto dell’opposizione. Da qualche giorno, infatti, alcuni dei miei avversari politici avevano già diffuso a denti stretti la notizia in paese. In che modo ne erano venuti a conoscenza? » Le domande ed i quesiti del sindaco aumentano dopo la lettura del decreto firmato dal Presidente della Repubblica. «Secondo il ministero dell’Interno sono una persona che non ha equilibrio e che ha generato in paese uno stato conflittuale con i diversi apparati della macchina organizzativa municipale», dice il sindaco, «ma sono intenzionato a difendermi prontamente da queste accuse che non stanno nè cielo né in terra. Ho già dato mandato all’avvocato Pietro Quinto e nel ricorso al Tar che presenteremo ribatteremo a tutto, punto su punto».

Pietra dello scandalo, secondo le notizie ribalzate da Roma, oltre alle diatribe interne al Comune con un operatore ed il comandante della polizia municipale, sarebbe la decisione assunta dal sindaco Fiorito di riaprire nel 2001 una discarica di rifiuti, di proprietà di un «personaggio di spicco della locale criminalità organizzata », «In quel periodo si era in piena emergenza ambientale», spiega Fiorito, «e decisi il ricorso a quella struttura per evitare che i rifiuti invadessero le strade. Quella ordinanza faceva seguito ad una delibera licenziata dall’amministrazione precedente alla mia. Era stato proprio il sindaco Rocco Stradiotti ad individuare quel sito. Io ho solo preso atto dei deliberati e dei carteggi esistenti. E ci tengo a sottolineare la serietà e l’integerrima figura di Stradiotti, vicequestore di Lecce, che ha sempre operato nella legalità ed in coerenza con la sua funzione di pubblico ufficiale».

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=243035&IDCategoria=11

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_cronache_NOTIZIA_01.php?IDCategoria=273&IDNotizia=243038

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_cronache_NOTIZIA_01.php?IDCategoria=273&IDNotizia=243037


SANARICA

Sindaco, vice-sindaco, ragioniere comunale e responsabile del servizio finanziario del comune di Sanarica sono finiti sotto processo. Il gup Nicola Lariccia ha disposto il rinvio a giudizio dei quattro imputati dopo una lunga camera di consiglio accogliendo le richieste del pubblico ministero Giovanni Gagliotta. Respinte le richieste degli avvocati difensori che avevano invocato il proscioglimento dei loro assistiti. Sergio Santese, primo cittadino di Sanarica, venne arrestato il 18 febbraio 2008 dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria in un'operazione in cui vennero indagati anche il vicesindaco Fernando Caputo, il ragioniere comunale Antonio Perrone e Oronzo Nuzzachi, responsabile del servizio finanziario a Palazzo di Città. Le accuse per tutti erano e rimangono tentata concussione e abuso d'ufficio.

In particolare, Santese avrebbe indotto un architetto, senza riuscire nel suo intento, a dividere in tre parti le somme di un finanziamento pubblico finalizzato alla realizzazione di infrastrutture nel Pip. Due terzi di 80mila euro dovevano essere consegnati a Santese e Caputo, ma l'architetto si rifiutò. Sempre sindaco e vice-sindaco avrebbero spinto l'architetto nei lavori relativi all'attivazione di una stazione di servizio per carburanti sulla provinciale Maglie-Poggiardo a versare somme di denaro per sollecitare la pratica relativa all'autorizzazione della gestione della stazione.

Il primo cittadino, inoltre, in un'altra circostanza, avrebbe "persuaso" il manager di una società privata delegata all'analisi di fatture e bollette Enel e al relativo recupero crediti per l'illuminazione pubblica a farsi versare 6 mila euro, come "tangente" per il suo interessamento in merito alla liquidazione di una parcella gonfiata di 37 mila euro. Somme, secondo gli inquirenti, che sarebbero state elargite tramite l'emissione di due bonifici di 10 mila euro ciascuno effettuati dai funzionari Antonio Perrone, ragioniere comunale e Orazio Nuzzachi, responsabile del servizio finanziario. Nel processo sono state identificate persone offese il sindaco pro-tempore di Sanarica e l'amministratore unico di una società con sede a Galatone. Sergio Santese è difeso dagli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto, Fernando Caputo è assistito da Luigi e Alberto Corvaglia, Antonio Perrone da Luigi Rella, infine Andrea Starace assiste Orazio Nuzzachi.

http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=9152

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=194566&IDCategoria=1


SPECCHIA

CONDANNATO SINDACO DI SPECCHIA

Due anni e dieci mesi più l’interdizione da pubblici uffici (pena senza sospensione) per Antonio Lia nell’ambito della vicenda, a cavallo tra il 2000 ed il 2002, dell'acquisto di un frantoio ipogeo di Specchia.

E’ la sentenza di primo grado emessa dalla prima sezione penale del Tribunale di Lecce nella serata odierna. L’accusa nei confronti del primo cittadino specchiese è di falso, truffa e tentata concussione. Lia è stato condannato anche al risarcimento danni nei confronti della parte civile. Stante la non sospensione della pena, si attende una decisione del Prefetto nei riguardi di Lia. Condannati a dieci mesi altri due imputati, i coniugi Santo Pizza e Lucia Indino. Assolto, invece, per non aver commesso il fatto, il tecnico comunale Antonio Surano.

http://www.ilgallo.org/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=8620&mode=thread&order=0&thold=0