I LECCHESI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?


VIOLENZA DI STATO

IL CASO: Lecco, denuncia contro i Carabinieri. "Mi hanno preso a calci e torturato".

Isidro Diaz, di origini argentine ma da 23 anni in Italia: timpani perforati e distacco della retina. Viene difeso dagli stessi legali delle famiglie Cucchi e Aldrovandi.

"Vengo dall'Argentina dove la mia generazione è stata massacrata. Qui pensavo di vivere in un paese civile. Invece mi sono ritrovato ammanettato, preso a calci e pugni in testa dai carabinieri, trascinato sull'asfalto, torturato e sbattuto contro i muri della caserma senza poter vedere un medico. Insultato, con i militari che mi puntavano la pistola addosso. E ancora non so perché".

Isidro Luciano Diaz ha 41 anni, dei quali 23 vissuti in Italia dove, nel lecchese, gestisce l'allevamento di cavalli "Dal Gaucho". Da quando il 5 aprile del 2009 è stato fermato dai carabinieri vicino a Voghera, è stato operato agli occhi 6 volte per distacco della retina e ha i timpani perforati. Ferite "compatibili" col suo racconto da incubo, scrive il medico legale nella relazione che riporta alla memoria le vicende di Federico Aldrovandi, di Giuseppe Uva, Stefano Cucchi.

Di giovani morti dopo essere stati malmenati da uomini in divisa, entrati vivi in caserma o in carcere e mai usciti, tragedie di cui si è occupato lo stesso studio legale, Anselmo di Ferrara, che ora difende Diaz.

"Una storia assurda. Qualunque sia l'imputazione uno deve avere tutte le garanzie, pena la rinuncia dello Stato ad essere uno stato di diritto, perché la legittimità giuridica e morale dello stato è affidata alla capacità di garantire l'incolumità delle persone affidategli", dice sociologo Luigi Manconi che con il suo lavoro come sottosegretario alla Giustizia e poi come presidente dell'associazione a “Buon Diritto” ha avuto una parte importante nel far emergere tutte queste vicende.

Una storia inquietante, quella raccontata da Diaz, che rischia di finire nel nulla perché la sua denuncia contro i carabinieri è a pochi passi dall'archiviazione nonostante agli atti ci sia il riconoscimento fotografico da parte dell'argentino dei militari che l'hanno aggredito. Il giudice dovrà decidere in questi giorni. Diaz, infatti, condannato a un anno poi commutato in due di libertà controllata per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni (8 giorni di prognosi ai militari), solo dopo aver patteggiato la pena ha presentato la denuncia per percosse, allegando le immagini del suo volto stravolto dalle botte, della schiena martoriata.

Ma andiamo con ordine. Il 5 aprile 2009 di ritorno da una gara di monta di vitelli mentre è alla guida della sua Mercedes, un suv nero, Diaz viene fermato dai carabinieri sulla Torino-Piacenza. Al termine di un lungo inseguimento a folle velocità, scrivono i militari. Senza motivo, ribatte l'argentino. "Vedo che hanno le pistole in pugno, ho in macchina il coltello che mi serve per i cavalli glielo mostro per consegnarglielo. Mi sono addosso, mi ammanettano e poi calci e pugni in testa, mi trascinano sull'asfalto". Portato in caserma continua il pestaggio, "mi trattavano come un pallone, buttandomi contro il muro. Mi dicevano: devi morire. Provo a chiamare un amico, mi strappano il cellulare. Alla fine ho firmato qualsiasi carta anche perché non mi chiamavano un medico".

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/24/news/lecco_pestaggio-5106184/?ref=HREC1-8


MALAGIUSTIZIA

Aste truccate, corruzione in Tribunale.

Lecco: arrestati un cancelliere, un ufficiale giudiziario, un avvocato e tre imprenditori.

I «furbetti» di Lecco avevano il quartier generale a Palazzo di Giustizia. Nella casa che dovrebbe essere il tempio della legalità le aste immobiliari finivano per favorire sempre tre o quattro nomi noti.

Infallibile fiuto per gli affari? No, indebite complicità nelle cancellerie del Tribunale, decreta adesso un' ordinanza di custodia cautelare che sta mettendo a rumore l' ambiente giudiziario della città manzoniana.

Tre imprenditori, un avvocato e due dipendenti del Palazzo di Giustizia sono finiti agli arresti per una serie di gare abilmente pilotate in cambio di «cadeaux». Il pubblico ufficiale, l' imprenditore, il professionista che media l' accordo: il vecchio copione di Tangentopoli rispunta stavolta in una città che già nel recente passato era stata al centro di pesanti inchieste su usura, estorsioni e affari poco confessabili. Anzi, gli arresti di queste ore sarebbero una sorta di effetto domino delle due operazioni precedenti: avevano cominciato i fratelli Dalmazio e Antonello Gilardi, arrestati due anni fa, a vuotare il sacco, a svelare che a Lecco funzionava una sorta di finanza occulta, di giro di prestiti facenti capo a due commercianti di auto: Pietro e Antonio Colombo, padre e figlio. A loro volta i Colombo - condannati in primo grado - hanno cominciato a riempire pagine di verbali, con tanto di nomi e cognomi e a dire in sostanza: «Perché solo noi ci dovremmo andare di mezzo quando tanti altri facevano parte del gioco?».

Alle udienze del processo che li ha riguardati hanno puntato l' indice proprio su quanto accadeva a Palazzo di Giustizia. Polizia e Guardia di Finanza hanno lavorato per mesi su quelle e altre informazioni e il lavoro è sfociato nella raffica di arresti. Si trova in carcere Gennaro Concetto, responsabile della cancelleria fallimentare del Tribunale di Lecco e con lui un ufficiale giudiziario dello stesso palazzo, Pietro Salciccia. Un comunicato diramato ieri dalla Procura definisce i due funzionari «a libro paga» di alcuni imprenditori che venivano sistematicamente favoriti nelle procedure esecutive e di sfratto, nelle vendite e nelle aste dei beni (solitamente case e terreni) derivanti da fallimenti. In cambio avrebbero ricevuto compensi in denaro, auto a prezzi scontati e anche vacanze in un villaggio turistico in Puglia.

Le informazioni passate sottobanco dalle due «talpe» in Tribunale avrebbero favorito due immobiliaristi della zona del lecchese, Massimo e Luigi Magni e un altro imprenditore della zona, Alessandro Cesare Negri. Le accuse per tutti sono di turbativa d' asta e corruzione. Allo stesso meccanismo avrebbe preso parte secondo l' accusa anche un avvocato di Lecco, Walter Cerbiatti, al quale sono stati concessi gli arresti domiciliari: avrebbe fatto da «ponte» tra gli imprenditori e gli impiegati del Tribunale.

L' interrogativo è adesso se i due impiegati potessero da soli garantire l' esito delle aste derivanti dalle procedure fallimentari. E soprattutto: perché non hanno funzionato una serie di filtri e controlli che avrebbero dovuto tutelare tutte le parti interessate?

http://archiviostorico.corriere.it/2007/ottobre/21/Aste_truccate_corruzione_Tribunale_co_7_071021001.shtml