Aste truccate, corruzione in Tribunale.
Lecco: arrestati un cancelliere, un ufficiale giudiziario, un avvocato e tre imprenditori.
I «furbetti» di Lecco avevano il quartier generale a Palazzo di Giustizia. Nella casa che dovrebbe essere il tempio della legalità le aste immobiliari finivano per favorire sempre tre o quattro nomi noti.
Infallibile fiuto per gli affari? No, indebite complicità nelle cancellerie del Tribunale, decreta adesso un' ordinanza di custodia cautelare che sta mettendo a rumore l' ambiente giudiziario della città manzoniana.
Tre imprenditori, un avvocato e due dipendenti del Palazzo di Giustizia sono finiti agli arresti per una serie di gare abilmente pilotate in cambio di «cadeaux». Il pubblico ufficiale, l' imprenditore, il professionista che media l' accordo: il vecchio copione di Tangentopoli rispunta stavolta in una città che già nel recente passato era stata al centro di pesanti inchieste su usura, estorsioni e affari poco confessabili. Anzi, gli arresti di queste ore sarebbero una sorta di effetto domino delle due operazioni precedenti: avevano cominciato i fratelli Dalmazio e Antonello Gilardi, arrestati due anni fa, a vuotare il sacco, a svelare che a Lecco funzionava una sorta di finanza occulta, di giro di prestiti facenti capo a due commercianti di auto: Pietro e Antonio Colombo, padre e figlio. A loro volta i Colombo - condannati in primo grado - hanno cominciato a riempire pagine di verbali, con tanto di nomi e cognomi e a dire in sostanza: «Perché solo noi ci dovremmo andare di mezzo quando tanti altri facevano parte del gioco?».
Alle udienze del processo che li ha riguardati hanno puntato l' indice proprio su quanto accadeva a Palazzo di Giustizia. Polizia e Guardia di Finanza hanno lavorato per mesi su quelle e altre informazioni e il lavoro è sfociato nella raffica di arresti. Si trova in carcere Gennaro Concetto, responsabile della cancelleria fallimentare del Tribunale di Lecco e con lui un ufficiale giudiziario dello stesso palazzo, Pietro Salciccia. Un comunicato diramato ieri dalla Procura definisce i due funzionari «a libro paga» di alcuni imprenditori che venivano sistematicamente favoriti nelle procedure esecutive e di sfratto, nelle vendite e nelle aste dei beni (solitamente case e terreni) derivanti da fallimenti. In cambio avrebbero ricevuto compensi in denaro, auto a prezzi scontati e anche vacanze in un villaggio turistico in Puglia.
Le informazioni passate sottobanco dalle due «talpe» in Tribunale avrebbero favorito due immobiliaristi della zona del lecchese, Massimo e Luigi Magni e un altro imprenditore della zona, Alessandro Cesare Negri. Le accuse per tutti sono di turbativa d' asta e corruzione. Allo stesso meccanismo avrebbe preso parte secondo l' accusa anche un avvocato di Lecco, Walter Cerbiatti, al quale sono stati concessi gli arresti domiciliari: avrebbe fatto da «ponte» tra gli imprenditori e gli impiegati del Tribunale.
L' interrogativo è adesso se i due impiegati potessero da soli garantire l' esito delle aste derivanti dalle procedure fallimentari. E soprattutto: perché non hanno funzionato una serie di filtri e controlli che avrebbero dovuto tutelare tutte le parti interessate?
