I MODENESI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!

di Antonio Giangrande

(Inchiesta basata su atti pubblici e/o di pubblico dominio. Le fonti sono lincate).

 


Non solo concorso di abilitazione notoriamente truccato ed impunito. L’Ordine degli avvocati ostacola la professione degli avvocati dei Paesi Ue: indagine Antitrust contro l’Ordine degli avvocati. La nota stampa dell'Antitrust pubblicata su molti giornali dell’11 gennaio 2012 rende pubblico un fatto risaputo che colpisce anche altri Fori.

Avvocati nel mirino dell’Antitrust. L'Autorità, presieduta da Giovanni Pitruzzella, sta indagando su dodici Ordini – Chieti, Roma, Milano, Latina, Civitavecchia, Tivoli, Velletri, Tempio Pausania, Modena, Matera, Taranto e Sassari – perchè starebbero ostacolando «l'esercizio della professione in Italia da parte di colleghi qualificati in un altro Stato dell’Unione Europea, ponendo in essere intese restrittive della concorrenza. Le prassi degli Ordini «sarebbero discordanti dai criteri imposti dal diritto comunitario». L'istruttoria – spiega una nota dell’Autorità per la concorrenza e il mercato – «è stata avviata alla luce di due segnalazioni, effettuate da un avvocato che aveva conseguito il titolo in Spagna e dall’Associazione Italiana Avvocati Stabiliti, che rappresenta i possessori di titolo di laurea in giurisprudenza e chi ha acquisito l'abilitazione alla professione di avvocato in ambito comunitario». Secondo le due denunce, «gli Ordini segnalati hanno posto ostacoli all’iscrizione nella sezione speciale dell’albo dedicata agli 'avvocati stabiliti, in violazione di una direttiva comunitaria recepita in Italia dal decreto legislativo n. 96 del 2001. Il decreto consente l’esercizio permanente in Italia della professione di avvocato ai cittadini degli Stati membri in possesso di un titolo corrispondente a quello di avvocato, conseguito nel paese di origine. Il professionista che voglia esercitare in Italia deve iscriversi alla sezione speciale, potendo così esercitare sia pur con alcune limitazioni. Unica condizione è che il professionista sia iscritto presso la competente organizzazione professionale dello Stato d’origine. Successivamente, dopo tre anni di esercizio regolare ed effettivo nel paese ospitante, l’avvocato può iscriversi all’albo degli avvocati ed esercitare la professione di avvocato senza alcuna limitazione». I comportamenti degli Ordini, «che potrebbero costituire intese restrittive della concorrenza finalizzate a escludere dal mercato professionisti abilitati nel resto dell’Unione - conclude la nota – sono peraltro oggetto di valutazione anche della Commissione Europea, che l’Autorità intende affiancare con l’utilizzo dei propri poteri antitrust verso gli Ordini stessi».

AMMINISTRATOPOLI

L'Esselunga di Bernardo Caprotti, come aveva annunciato, sferra un nuovo attacco contro le Coop (già nel mirino con il libro 'Falce e carrello' edito nel settembre 2007 da Marsilio) con due pagine a pagamento su diversi quotidiani nazionali. Al centro c'é un presunto 'patto occulto' tra Coop Estense e Comune di Modena per impedire la costruzione di un supermercato della catena milanese a Modena, in via Canaletto, su un terreno acquistato da Esselunga, ma mai edificato per mancanza di permessi dall'amministrazione comunale. Accuse già smentite venerdì dal sindaco Giorgio Pighi e dal presidente di Coop Estense, Mario Zucchelli, che hanno annunciato ricorsi all'autorità giudiziaria.

"Concorrenza e libertà" titola Esselunga le due pagine sui quotidiani, che riportano le dichiarazioni rese al Resto del Carlino il 6 luglio dall'assessore Pd all'Urbanistica Daniele Sitta, secondo cui "Coop ed Esselunga per tanti anni non sono riuscite a trovare una soluzione condivisa", e dopo l'estate il Comune disporrà un cambio di destinazione d'uso per quel terreno, che sarà disponibile solo per residenze e terziario.

Esselunga spiega, con foto dell'area, che "nel marzo 2000 acquistò per 24 miliardi di lire il lotto 'A' (44.820 mq pagati 540.000 lire al mq) del comparto, facendo affidamento sul Programma di riqualificazione urbana (Pru) approvato dal Comune di Modena il 12 aprile '99 e sulla scheda di Piano regolatore. Il successivo progetto di Piano particolareggiato di iniziativa privata allora in corso di approvazione prevedeva, fra l'altro, un supermercato con il fronte su via Canaletto, proprio sull'area di proprietà Esselunga. All'asta giudiziale del febbraio 2001, Coop Estense - aggiudicandosi per 23 miliardi di lire il lotto 'B' (8.834 mq pagati 2.600.000 al mq) - divenne partecipe del comparto e poté così opporsi all'attuazione di quanto già programmato".

Il 24 novembre 2008 - prosegue Esselunga - l'assessore proponeva ancora una volta ai rappresentanti di Caprotti di insediarsi in un altro luogo e di cedere a Coop Estense il proprio lotto in via Canaletto. In mancanza di ciò, o di un accordo fra Esselunga e Coop Estense per realizzare qualcosa, il Comune - dichiarò Sitta - avrebbe cambiato le destinazioni d'uso, cancellando l'uso commerciale. Esselunga rispose seduta stante che non avrebbe rinunciato al suo supermercato, che non si sarebbe ritirata, che prima o poi anche a Modena sarebbe arrivato il libero mercato. Il 4 maggio 2009 Pighi (Pd) ribadiva pubblicamente che, in mancanza di un accordo tra Coop Estense ed Esselunga, il Comune avrebbe annullato il 'commerciale'. Questa decisione può sembrare equanime, imparziale: tra i due litiganti nessuno fa niente, afferma Esselunga, che sottolinea: "Non è così. Il lotto 'A' ha tutti i requisiti per il commerciale, la dimensione, l'affaccio sulla via e le previsioni di Piano del Comune. Nel lotto 'B', piccolo, irregolare e 'messo là dietro, come chiunque può ben capire, é impensabile piazzare un supermercato che funzioni. Pertanto l'esborso di 23 miliardi da parte di Coop Estense nel febbraio 2001, per assicurarsi un pezzo di terra affacciato sulla ferrovia ove l'insediamento di un supermercato non era neppure immaginabile, evidenzia chiarissimamente il suo intendimento originario. Nei fatti: l'eliminazione del commerciale da via Canaletto da parte del Comune significa l'eliminazione dell'unico supermercato possibile, quello di Esselunga. L'altro non c'é, non ci sta. Noi non accetteremo questa condotta senza farne un caso nazionale. Lealmente già abbiamo espresso, e qui confermiamo, questa nostra determinazione".

Il sindaco Giorgio Pighi già si era rivolto alla Procura della Repubblica e aveva affermato che "al Comune di Modena risulta solo che Bernardo Caprotti ha perso il ricorso contro l'Amministrazione comunale sulla vicenda del terreno acquistato da Esselunga". "Siamo curiosi di leggere - aveva detto Mario Zucchelli (Coop Estense) - se Caprotti se la prenderà anche con quei giudici penali, civili e amministrativi che nelle cause da lui intentate contro Coop Estense ed il Comune sino ad ora gli hanno sempre dato torto".

Il sindaco Pighi definisce "tendenziosa la ricostruzione, risibile la conclusione" del messaggio. Il primo cittadino replica ancora duramente al patron della catena di supermercati. "La cospicua somma sprecata per pagare le pagine acquistate - dichiara Pighi in una nota - poteva di certo trovare una destinazione migliore, sono un sacco di soldi solo per offendere il Comune. Nella ricostruzione si raccontano mezze verità e da queste si cerca di trarre una tesi che stia in piedi, ma si finisce con l'ammettere l'unica verità possibile, e cioé che Esselunga ha perso i ricorsi presentati all'autorità giudiziaria". Pighi precisa che "l'area in questione è totalmente privata e che di conseguenza non è possibile alcun piano di intervento senza il consenso della proprietà complessiva. Quindi, il Comune non ha strumenti per obbligare uno o l'altro soggetto a recedere dalla propria posizione. Per questo - rileva ancora Pighi - dopo ripetuti inviti all'accordo, avviati anche su sollecitazione di un ordine del giorno del consiglio comunale, abbiano deciso di valutare l'opportunità del cambio della destinazione d'uso dell'area, atto che comunque dovrà essere sottoposto al vaglio del consiglio stesso". Pighi parla di "un unico progetto volto a ledere gravemente l'onorabilità e la credibilità del Comune di Modena. Per questo confermiamo l'orientamento già implicito nella trasmissione delle notizie alla Procura della Repubblica e cioé la ferma intenzione di tutelare il buon nome del Comune di Modena in tutte le sedi ed in tutti i modi previsti dalla legge".

Bondi: documento impressionante "E' impressionante il documento pubblicato dalla società Esselunga sui maggiori quotidiani italiani": lo afferma il coordinatore del Pdl Sandro Bondi in una nota nella quale sottolinea che "si tratta di una vicenda che per l'appunto chiama in causa la concorrenza e la libertà, aprendo uno squarcio sul sistema di potere delle Regioni del centro Italia". Secondo Bondi "se è vero che la questione morale affonda le proprie radici nell'occupazione delle istituzioni da parte dei partiti, allora la vera questione morale emerge proprio dove l'alternanza fisiologica al potere locale è assente da decenni e dove l'intreccio tra potere politico e mondo economico è così compenetrato da risultare quasi un blocco unico. Non oso pensare - conclude - che cosa risulterebbe se la magistratura si rivolgesse a scandagliare anche questo sistema di potere".

http://www.ilgiornale.it/interni/esselunga_contro_comune_modena_e_coop/18-07-2010/articolo-id=461740-page=0-comments=1


SFRUTTAMENTOPOLI

LAVORO NERO.

“Il 100 per cento del lavoro nei bar, pub e ristoranti è irregolare”.

Marzio Govoni, segretario provinciale FILCAMS-CGIL, risponde così alla nostra domanda su quanto sia esteso il fenomeno del lavoro in nero nei pubblici esercizi di Modena e provincia. Solo due settimane fa, la Guardia di Finanza aveva effettuato blitz in quattro locali del territorio modenese, riscontrando posizioni irregolari per 34 lavoratori. Solo la punta dell’iceberg, dichiarava nei giorni successivi il sindacato, che rivendicava diverse segnalazioni negli anni passati, e sperava al fine in maggiori controlli.

Ma se tutti sapevano, perché non si è mai intervenuti?

“In realtà, si sono sempre fatti piccoli controlli – continua Govoni - ma mai niente di serio. Anche questa volta è stato così, forse si è voluto più che altro mandare un messaggio. Vedremo che effetti sortirà, già dalla prossima estate, che potrebbe essere un’interessante opportunità per ispezionare tutti quei locali, frequentatissimi, in cui lavorano decine e decine di ragazzi. Questi esercizi sono dei veri e propri “nerifici”, perché è nero il lavoro, ed è nera l’attività che fanno (non emettono molti scontrini…).”

Evasione fiscale e contributiva?

“Sì. Il quadro è molto triste, e comprende tutti, anche i ristoranti di fascia alta, addirittura quelli che stanno nelle guide. Oggi non esiste un rapporto di lavoro pienamente regolare nel settore, neanche quando il lavoratore è assunto in regola, perché in busta paga vengono dichiarate meno ore di quelle di fatto lavorate, e la differenza viene pagata in nero. Mi baso su un’esperienza ormai decennale, su una conoscenza molto approfondita, e sulle file che abbiamo di fronte ai nostri uffici vertenze, fatte soprattutto di stranieri e lavoratori che non hanno trovato altro che quell’occupazione, persone che hanno lavorato magari un mese in nero con la promessa di essere poi assunti in regola, e invece niente.”

E i tanti studenti che lavorano come camerieri e dj?

“Raramente si rivolgono a noi, perché spesso a loro la situazione va bene così, e questo credo sia un problema culturale che la scuola e l’università dovrebbero risolvere. Da sempre combatto contro questo livello di tolleranza, per cui si ritiene che il lavoro nero di un giovane studente sia diverso rispetto a quello dello straniero piuttosto che del quarantenne: sempre lavoro nero è, sempre evasione contributiva è, sempre truffa è. Poi so bene che spesso è gradito da parte degli stessi ragazzi.”

Si sentono meno vincolati: lavoro in regola non significa maggiore rigidità?

“Nel nostro caso assolutamente no. Il contratto del turismo, che si applica ai dipendenti dei pubblici esercizi, tiene conto della specificità di queste imprese, che hanno magari picchi nel week end, e dà loro tutti gli strumenti per assumere personale secondo le proprie necessità. Il fatto è che non è questo – la flessibilità – il problema delle imprese: il problema è fare guadagni sempre superiori. A volte faccio un gioco politicamente scorretto: faccio i conti di quanto costerebbe al datore di lavoro un ragazzo che, in nero, prende 8 euro, se fosse in regola. Considerando tredicesima, ferie, tfr, etc. la cifra totale spesa dal datore di lavoro sarebbe sui 20-22 euro! Il guadagno dall’averlo in nero è evidente, è solo una questione di soldi.”

Alcuni datori di lavoro scelgono il contratto a progetto per sanare le irregolarità: è legittimo?

“Non esistono posizioni in un esercizio pubblico che sia possibile coprire con un progetto. Ricordo un contratto a progetto per la “predisposizione di bevande raffinate per una clientela esigente”: era per una barista di un bar di periferia. Oppure, più recentemente, un progetto per la “sanificazione della strumentazione utilizzata dall’imprenditore”, per una posizione da lavapiatti. Per fortuna ci sono novità a livello legislativo, e i falsi contratti a progetto sono soggetti a pesanti sanzioni economiche. Sempre che l’imprenditore non avvii la procedura di regolarizzazione prima che arrivi il controllo, ma in tal caso dovrebbe esserne informato…”

Desta poco o nessuno stupore nei ragazzi la “scoperta” della guardia di finanza delle irregolarità nel settore dei pubblici esercizi, specie in chi di quel mondo ha fatto o fa tuttora parte.

“Volevo fare un’esperienza lavorativa per non trovarmi del tutto disarmato – ci racconta Marino, ex cameriere in un pub di Castelfranco - quando, conseguita la laurea, sarei entrato anche io nel mondo del lavoro. Allora, ho iniziato a lavorare in un pub vicino casa: prima in prova, gratis, poi a 7 euro all’ora.” In regola?No, in nero. Del resto, il mio scopo era guadagnare qualche soldo per essere più autonomo, non certo per mantenermi. Nessuno dei miei colleghi si lamentava, ma so di persone che hanno bisogno di questo stipendio per arrotondare e arrivare a fine mese. Per loro credo sia giusto che ci sia un minimo di tutele, ma non solo: col senno di poi, se fossi stato in regola non sarebbe stato così facile per il mio datore lasciarmi a casa da un giorno all’altro, a sua discrezione e senza giusta causa.” Sono mai arrivati controlli? «No, ma comunque eravamo preparati. Le disposizioni, in quel caso, sono di togliersi il grembiule e mischiarsi tra i clienti, oppure, in extremis, di dichiarare di essere in prova.”

Anche Federica, cameriera in un frequentatissimo locale modenese, ci svela questo stratagemma per evitare grane, e, a bassa voce, aggiunge: “Per noi è più facile: sappiamo quando arrivano i controlli“. Intanto, la sua posizione è in fase di regolarizzazione: “Mi faranno un contratto a progetto, solo pro forma, di fatto lavorerò come prima”. Attendiamo con ansia di sapere quale sarà il contenuto del progetto. Intanto, suggeriamo: “Composizione artistica di boccali di birra”. Su sfondo nero.

http://elemento33.wordpress.com/2007/04/01/una-birra-scura-inchiesta-sul-lavoro-nero-nei-pubblici-esercizi-di-modena/


CONCORSI TRUCCATI

Non riesce proprio a farsene una ragione, l'oncologo Massimo Federico. "E' come se un calciatore avesse vinto la coppa Davis", dice. A Modena è accaduto di recente un fatto assai curioso: un professore associato in dermatologia è diventato ordinario in una prova bandita dal corso di laurea in odontoiatria. L'idoneo ha 36 anni e si chiama Giovanni Pellacani. E' il figlio del rettore, Giancarlo Pellacani (che ha anche un altro figlio docente a Giurisprudenza). Durante la seduta per la chiamata, tre professori hanno votato contro. Uno di questi è l'ex preside della facoltà di Medicina, Maurizio Ponz de Leon: "Non si è mai verificato, almeno negli ultimi trent'anni di storia della nostra facoltà, che un ricercatore riuscisse a diventare ordinario in soli 6 anni e 4 mesi dalla nomina a ricercatore. Certo, potrebbe avvenire per meriti eccezionali. Ma, come visto dall'esame del curriculum, questi meriti non esistono".

Il docente insegna da sei anni, ha un'esperienza all'estero di soli due mesi e i suoi punti di Impact factor (il riscontro dell'attività di ricerca nelle pubblicazioni scientifiche), riguardano solo la dermatologia: non il Med50, il settore, cioè, per il quale ha vinto il concorso. Altra stranezza: "Il concorso non ha visto la partecipazione di nessuno degli associati e dei ricercatori della nostra facoltà". Federico dal canto suo fa osservare che "in Italia esistono 26 professori associati" di quel settore ma nessuno ha fatto domanda. E aggiunge: "Data la delicatezza della decisione, trattandosi di un procedimento che riguarda il rettore, chiedo che la votazione avvenga dopo che la facoltà sia stata edotta delle conseguenze di una chiamata che potrebbe rientrare nel campo della presunzione di nepotismo".

Federico chiede informazioni su dodici punti e qualche settimana dopo, non ottenendo risposte, denuncia tutto alla Procura. Da allora sta perdendo ogni incarico: dalla presidenza della commissione contratti e contenzioso alla direzione della scuola di oncologia. Una convenzione con l'Istituto superiore di sanità, che ha promesso 148mila euro all'università per le ricerche da lui coordinate, è bloccata. E persino nel giornalino dell'università si evita accuratamente di parlare della pur prolifica attività di Federico e dei suoi collaboratori. Il professore, però, non molla. E pochi giorni fa è tornato a chiedere le dimissioni del rettore.

Il magnifico, dal canto suo, reagisce: ha querelato il professore ribelle, che aveva illustrato, in un incontro pubblico, le analogie tra le sue ricerche sulle sindromi familiari e "l'albero genealogico della famiglia Pellacani".
http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/scuola_e_universita/servizi/concorsopoli-atenei/concorsopoli-atenei/concorsopoli-atenei.html