
I VICENTINI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?
di Antonio Giangrande
(Inchiesta basata su atti pubblici e/o di pubblico dominio. Le fonti sono lincate).
CORRUZIONE ED EVASIONE FISCALE
Operazione anti-corruzione nel Vicentino, giro di 2,3 milioni di euro. Nel mirino imprenditori, dirigenti e funzionari dell'Agenzia delle Entrate.
Un’operazione anti-corruzione è stata compiuta dalla Guardia di Finanza di Vicenza che, a conclusione di un anno di indagini, ha portato ad indagare 107 persone di cui 14 destinatarie di misure cautelari. Le Fiamme Gialle del nucleo della polizia tributaria vicentina hanno scoperto circa un centinaio di «mazzette», per complessivi 2,3 milioni di euro, che sarebbero state pagate da una settantina di contribuenti, soprattutto imprenditori, per cercare di ammorbidire i controlli del fisco o farsi ridurre imposte o sanzioni da versare allo Stato. Soldi che sarebbero stati versati, in sostanza, per ottenere favori attraverso la mediazione di una dozzina di professionisti, tra fiscalisti e dipendenti dell’Agenzia delle Entrate. L’ipotesi di reato nei confronti di questi ultimi è di associazione per delinquere.
Presunte tangenti per 2,3 milioni di euro, dieci arresti e un centinaio di denunce: sono i dati finali dell’operazione della Guardia di Finanza di Vicenza che ha portato alla luce un sistema diffuso di illeciti fiscali in cui sono rimasti coinvolti, secondo quanto accertato, dirigenti e funzionari dell'Agenzia delle Entrate, militari delle Fiamme Gialle, professionisti e contribuenti, specie imprenditori dell’area vicentina. Le indagini - avviate nel marzo del 2009 come appendice di un’inchiesta relativa a un sistema di frode dell’Iva nel distretto conciario della valle di Chiampo che aveva coinvolto 200 società per operazioni inesistenti pari a 1,4 mld di euro - hanno permesso di scoprire una «rete» di episodi di corruzione, circa un centinaio, al fine di rendere meno pesanti gli esiti di controlli del fisco o abbattere imposte o sanzioni da pagare allo Stato. Le ipotesi d’accusa sono associazione per delinquere, concussione, corruzione, istigazione alla corruzione, rilevazione di segreti d’ufficio, tentata estorsione, riciclaggio, truffa aggravata e ingiurie. Tra le persone segnalate all’autorità giudiziaria, cinque marescialli della Guardia di Finanza, nove dipendenti dell’Agenzia delle Entrate, 21 professionisti con studi a Vicenza e in altre località della provincia e 72 contribuenti, di cui 68 titolari di imprese. È stata segnalata anche la responsabilità amministrativa di 28 società di capitali.
Nelle indagini delle fiamme gialle sono coinvolte 73 imprese, in gran parte operanti nel settore della concia di pelli; circa il 70% del denaro che sarebbe stato consegnato illecitamente a funzionari dell’amministrazione finanziaria proviene da questo settore. Gran parte delle presunte «mazzette» sarebbero state pagate con banconote anche da 500 euro. Su istanze della procura vicentina i Gip hanno disposto il sequestro di 22 immobili, sette auto, denaro o investimenti per un valore complessivo di 1,7 milioni di euro. Per i funzionari pubblici che avrebbero intascato denaro o altri beni sono state avviate le procedure relative alla contestazione della mancata dichiarazione delle presunte tangenti considerate al pari degli altri redditi. Sono state seguite anche 109 perquisizioni. Sul fronte del danno erariale, la Guardia di Finanza ha calcolato mancate entrate per circa 8,5 milioni di euro. (Ansa)
SANZIONI AMMINISTRATIVE TRUCCATE
Semafori truffa scoperti anche in un altro comune del Veneto: Altavilla
Altavilla, provincia di Vicenza: 11mila abitanti e più di 20mila multe in sei mesi, una media di due contravvenzioni per residente, minorenni e non patentati compresi.
La causa? Sempre lo stessa: il semaforo con telecamera incorporata dal giallo troppo corto.
Dopo Illasi, Lavagno, Colognola, Caldiero (tutti paesi del Veneto) anche ad Altavilla è esploso il caso del semaforo cosiddetto intelligente: il passaggio dal giallo al rosso durava appena tre secondi.
Finora sono stati 6000 i ricorsi presentati al tar, 600 quelli già discussi, tutti a favore degli automobilisti di Altavilla. Gli altri verranno affrontati nel 2009. Ogni multa equivale a 158 euro in meno nel portafoglio e a 6 punti in meno sulla patente. Soldi che finiscono non solo nelle casse del comune, ma in alcuni casi anche in quelle della ditta che produce i semafori. Un fenomeno che sta dilagando ovunque in Italia.
I primi ad accorgersene sono stati gli abitanti di Como: nel 2006, un unico semaforo fece elevare 896 multe in 8 giorni per un totale di 130mila euro. Stessa situazione a Segrate, periferia di Milano: 4 incroci e 40mila contravvenzioni in sette mesi. A settimo torinese le multe sono state 25mila in 5 mesi, su 50mila abitanti. L'epidemia di multe ha colpito anche Perugia, dove in poche settimane sono fioccate migliaia di sanzioni e altrettanti ricorsi.
http://www.tg5.mediaset.it/cronaca/articoli/2008/01/articolo5465.shtml
MAGISTROPOLI
Giudice da 7 anni è pagato ma non lavora. Da sette anni Eugenio Polcari, per sedici magistrato a Vicenza e provincia, è pagato per non lavorare perché per due volte il Csm gli ha sbattuto la toga in faccia. «Indegno - a suo dire - di continuare a fare il giudice». Ma per due volte la Cassazione gliel'ha restituita, sebbene non sia ancora sufficiente al magistrato per
tornare a scrivere sentenze, il suo mestiere,
anziché ricorsi ai supremi giudici com'è impegnato da tempo. Anche se stavolta,
dopo sette anni, pare essere la volta buona per rientrare nei ranghi. Nel
frattempo, dal 2004 percepisce due terzi dello stipendio (alcune migliaia di
euro al mese) perché così prevede la legge. Ma il magistrato deve essere
reintegrato in magistratura perché, come scrive la Cassazione, «il quadro
disciplinare a carico del dott. Polcari è oggettivamente inferiore e meno
rilevante rispetto alla decisione assunta dal Csm».
Nonostante questo attestato di sproporzionalità tra la sanzione irrogata e gli
eventuali comportamenti illegittimi commessi Polcari da sette anni è sospeso
dalla funzione di giudice. Avvenne quando l'allora toga del tribunale di Vicenza
- sede distaccata di Schio - venne rinviato a giudizio davanti al tribunale di
Trento per risponde di reati obiettivamente pesanti: concussione e abuso
d'ufficio per l'acquisto di alcune macchine e l'affidamento di numerose
consulenze a consulenti ritenuti suoi amici.
In poche parole, Polcari dovrebbe tutt'al più essere sanzionato con un
provvedimento disciplinare di minore entità «per renderlo proporzionato» al
quadro che è emerso dal suo comportamento. Ma il punto della questione, dal
quale non riesce a sbrogliarsi nemmeno il Csm, è che Polcari non ha violato la
legge per i comportamenti che gli sono contestati, al massimo è stato
imprudente. In pratica ha assunto comportamenti che sono leciti per un normale
cittadino, tant'è che non è stato censurato dai magistrati penali, ma che per un
giudice rappresentano una scorrettezza. Che di per sè, però, non prevede
l'espulsione dall'ordine giudiziario. Come per due volte ha ribadito la
Cassazione.
Cecilia Carreri, magistrato a Vicenza, in permesso per sei mesi a causa di un forte mal di schiena, partecipava a gare estreme in barca a vela
Malata per il tribunale, era in regata. giudice punita col trasferimento. Il Csm le ha tolto un anno di anzianità e l'ha spostata d'ufficio.
In ufficio non poteva andare per un mal di schiena talmente forte da impedirle di stare addirittura seduta. In barca vela, però, riusciva a muoversi con disinvoltura tanto da partecipare a una difficile regata in preparazione di una transoceanica. Cecilia Carreri, giudice per indagini preliminari in servizio a Vicenza, è stata "condannata" dalla sezione disciplinare del Csm a una sanzione tutto sommato lieve: la perdita di un anno di anzianità e il trasferimento ad altro ufficio.
La vicenda risale al 2005 ed è arrivata al Consiglio superiore della magistratura grazie a un rapporto del presidente della Corte d'appello competente che raccontava come la collega si fosse "assentata dall'ufficio a più riprese e per periodi molto lunghi per motivi di salute" ma che tutto ciò non le aveva impedito di "svolgere 'attività fisica altamente impegnativa". Quindi il Pg della Cassazione Mario Delli Priscoli aveva promosso il procedimento contestando alla donna di aver "gravemente mancato ai propri doveri".
Nel 2005, la skipper con la toga aveva goduto prima di 45 giorni, poi di sei mesi di aspettativa per ragioni di salute, dal 26 febbraio al 26 agosto. Ma tra luglio e agosto di quell'anno aveva partecipato, a bordo di "Mare verticale" alla Rolex Fastnet race, una gara tra le imbarcazioni di altura che si disputa al largo delle coste della Gran Bretagna e che è preparatoria della transoceanica Transat Jacques Vabre.
Una circostanza impossibile da negare, visto che della presenza del giudice-skipper dava conto il diario di bordo scaricato da un sito Internet, con tanto di foto e di un suo pensiero. Ma non era bastato. Dal 30 agosto al 28 ottobre il magistrato con la passione della vela aveva preso un ulteriore periodo di aspettativa per malattia, al termine del quale aveva partecipato in congedo ordinario alla transoceanica. La sua presenza a quest'ultima regata aveva avuto una "vasta eco" sulla stampa nazionale e locale e persino sul quotidiano francese "Liberation". Delle sue avventure estreme, in mare, in montagna, anche in solitaria, esiste in rete abbondante documentazione.
Tutto ciò, però, aveva provocato "disagio" e "commenti critici" tra i colleghi e gli avvocati del suo distretto, quantomeno sorpresi dal fatto che il giudice-skipper avesse potuto partecipare a una "prova così fisicamente impegnativa" dopo 9 mesi di congedo per malattia.
Invano davanti al Csm, la Carreri si è difesa spiegando che attività sportive di una certa difficoltà e di livello elevato le erano state "caldamente prescritte" per la sua patologia e che in ogni caso le sue assenze non avevano determinato alcun disservizio. "Le fatiche sportive, sicuramente, non sono state oggetto di prescrizioni mediche" l'ha contraddetta il Csm, citando i suoi stessi certificati medici. Nessun dubbio, dunque, sulla sua colpevolezza: "Nel partecipare alle regate veliche nei periodi di aspettativa concessi per motivi di salute ha violato i doveri di correttezza". Ma non solo: la grande eco data alla sua partecipazione alla regata "ha determinato indubbiamente un grave danno alla immagine del magistrato e alla credibilità dell'istituzione giudiziaria".
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200801articoli/29245girata.asp